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Poker e mafia russa a New York: players rischiano 90 anni

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28/08/2013 13:01

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Da New York a Hollywood, la Federal Bureau of Investigation (FBI) ha scoperto un giro milionario di partite private di poker gestite dalla mafia russa. Tra le accuse, oltre all’organizzazione dei famosi home games illegali anche la gestione di un giro d’affari per un sito internet di gambling illegale dell’Europa dell’Est.

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Ad aprile le manette sono scattate ai polsi di molti personaggi noti e lo scandalo è arrivato fino alla Casa Bianca, travolgendo uno dei pupilli di Obama, il re di Wall Street Marc Larsy (tra i principali sponsor della campagna elettorale).

Il finanziere è stato costretto a rinunciare alla nomina di Ambasciatore in Francia, per alcune sue amicizie sospette, in particolare con Illya Trincher, inquisito dal Dipartimento di Giustizia di New York e sospettato di riciclaggio a favore di alcune famiglie russe.

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Sono stati travolti dallo scandalo molti giocatori professionisti di poker: uno dei più famosi è senza dubbio Justin Smith (nella foto in alto), giocatore high stakes molto famoso. La posizione di Smith sarà valutata in tribunale il 4 settembre: il New York Daily News però ha rivelato che “BoostedJ” è intenzionato a dichiararsi colpevole, in particolare riguardo l’accusa di aver ricevuto pagamenti da una poker room illegale.

Smith rischia una condanna a cinque anni di reclusione ma con questa ammissione otterrà un accordo con la Procura di New York che alleggerirà la sua posizione processuale. Stessa strategia sarà seguita da  Edwin Ting.

Coinvolti nell’inchiesta anche John Hanson, Abe Mosseri, Bill Edler, Peter Feldman, Vadim Trincher (con i figli Illya e Eugene) e Arthur Azen. 

Sono 34 gli indagati ma i players Trincher, Hanson e Azen rischiano grosso: se le accuse di riciclaggio e minacce dovessero essere provate in tribunale, potrebbero ricevere condanne pesanti: da 90 fino a 115 anni di reclusione.

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