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Poker online USA: l’UIGEA compie 5 anni

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13/10/2011 07:24

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George W. BushQuando il 13 ottobre 2006 l’allora presidente USA George W. Bush appose la sua firma su una norma chiamata UIGEA, nessuno poteva immaginare le conseguenze che essa avrebbe portato con sè, a medio e lungo termine.

Una norma poco chiara, inserita all’interno di un decreto con il quale non aveva alcuna attinenza, che diventa una sorta di pietra angolare per i destini del poker online.

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L’Unlawful Internet Gambling Enforcement Act si proponeva di proibire alle banche e alle compagnie di carte di credito di effettuare transazioni di denaro con aziende che offrissero gioco online, ivi compreso il poker. Quando il decreto fu emanato non era però ben chiaro – e non lo fu per moltissimo tempo – quali tipi di giochi fossero da considerare illegali e con quale criterio, nè si fornivano procedure e criteri uniformi che stabilissero i confini all’interno dei quali le banche avrebbero dovuto muoversi.

Nonostante la poca chiarezza – o meglio, proprio in ragione di ciò – fu subito il panico tra gli operatori attivi nel mercato USA. PartyPoker, in quel tempo leader mondiale incontrastato nel poker online, fu costretto ad abbandonare in tutta fretta il mercato statunitense: un mercato appena nato e che rappresentava una gallina dalle uova d’oro, ma PartyPoker si era da poco quotata in borsa, e quindi uscire dal mercato USA fu una conseguenza obbligata per rispetto dei propri azionisti.

Così, l’invitante voragine lasciata da PartyPoker fu riempita da nuove e dinamiche realtà che colsero la palla al balzo e poterono cavalcare l’onda di un mercato in violenta espansione. PokerStars innanzitutto, ma anche Ultimate Bet e in seguito Full Tilt Poker non si fecero intimorire dall’UIGEA (che in realtà di buchi interpretativi ne presentava parecchi).

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Un fotomontaggio che scherza sulla passione di Obama per il pokerIl poker online diventa – negli USA – anche un’arma elettorale, con il Barack Obama che durante la campagna per le presidenziali mostra concrete aperture verso una legalizzazione del poker negli USA, il che avrebbe significato l’abrogazione dell’UIGEA.

Obama viene eletto ma arriva la crisi e la sua amministrazione deve fronteggiare ben altre emergenze. Così, nel frattempo, dopo infiniti dibattiti parlamentari e infinite proposte di modifiche ed abrogazione, l’UIGEA entra in vigore nel giugno 2010.
Quindi facciamo un salto di 10 mesi, con lo scoppio del black friday e tutto ciò che ne è seguito, soprattutto riguardo Full Tilt: quella che sembrava una realtà esemplare del poker online mondiale rivela il suo dark side, lasciando migliaia di giocatori con il fiato sospeso per mesi, fino a che il blitz di Bernard Tapie pare aver ridato loro speranze di rivedere i propri soldi.

Appare però chiaro che le room coinvolte nel Black Friday siano state colte in fallo proprio nel tentativo di aggirare le norme UIGEA, più volte additata come incompatibile con i regolamenti del World Trade Organization ma alla fine transitata indenne come un mostro imbattibile, mentre i tanti antidoti proposti (uno tra tutti, l’Internet Poker Bill del senatore Reid) morivano sul nascere.

Ancora oggi, dopo 5 anni, l’UIGEA fa dunque sentire la propria influenza sul mondo del gioco online. Nel bene e nel male essa è stata un catalizzatore di eventi, e se i giochi di potere, le spallate tra lobbies e gli intrighi tra politica e business riescono sempre a rimanere abilmente nell’ombra, gli effetti di questa sorta di castrazione si sono propagati in tutto il mondo, e indirettamente anche da noi. La legalizzazione italiana del 2008 è in parte figlia delle restrizioni dell’UIGEA, e anche le proposte del ministro Tremonti della scorsa estate prendono le mosse dal famigerato decreto di Bush.

Vale infine la pena ricordare che questo provvedimento, capace di spostare equilibri economico-politici non indifferenti, venne approvato in accompagnamento al “Safe Port Act“, un decreto che andava a disciplinare la sicurezza nei porti marittimi statunitensi. Nessuno ha mai compreso se ci possa mai essere un legame tra questi due provvedimenti, ma dobbiamo essere onesti: in questo, la politica italiana non ha nulla da imparare da nessuno. Anzi, da noi se c’è una legge impopolare da far passare, state pur certi che verrà approvata il 31 di luglio…

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