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Poker online USA nell’anarchia: Black-Friday un fuoco di paglia?

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28/12/2011 06:53

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poker-online-usaLa posizione ufficiale della Procura Generale del Dipartimento di Giustizia USA sul Wire Act rischia di gettare nell’anarchia il gambling online statunitense e di rendere sempre più deboli le contestazioni mosse nell’inchiesta del Black-Friday.

Al momento l’unica certezza è che in Nevada è stato approvato il regolamento di gioco dalla Gaming Commission ed il poker in rete è stato riconosciuto come lecito. Pertanto nei primi mesi del 2012 a Las Vegas e dintorni verranno rilasciate le prime licenze all’interno degli States e la città delle luci potrà tornare a splendere e ritornare ad essere la capitale del texas hold’em mondiale, non solo live ma anche online. Molti grinders hanno lasciato Vegas dopo il 15 aprile ma presto potrebbero ripopolare la Strip e godere dei vantaggi fiscali che offre il Nevada.

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Il problema è federale e riguarda però tutti gli stati nord americani. Virginia Seitz, l’assistente alla Procura Generale del Dipartimento di Giustizia, ha riconosciuto che il Wire Act può essere applicato solo alle scommesse sportive. Pertanto non rientrano nell’ambito di applicazione della normativa federale il poker e tutti gli altri giochi da casinò. In teoria, le rooms che hanno operato offshore in questi mesi, come Bodog e Merge Gaming ad esempio, potrebbero essere in regola.

Per i siti di gioco d’azzardo è in vigore la normativa UIGEA che non dichiara illegale il gioco in sé ma vieta le transazioni bancarie e finanziarie nei confronti dei siti di gambling. Il problema è considerare o meno il poker come gioco d’azzardo. In caso di risposta negativa, la legge federale approvata nel 2006 da George Bush non può essere applicata alle rooms, anche quelle prive di licenza.

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L’interpretazione del Dipartimento di Giustizia rischia di indebolire anche la posizione della pubblica accusa nel processo relativo all’inchiesta del Black-Friday. E’ vero che il procuratore Preet Bharara non ha mai contestato la violazione del Wire Act ma si è appellato ad una antiquata legge del 1800 contro il gambling, ritenuta da molti come superata, rispetto al quadro normativo generale.

E l’interpretazione della procuratrice Virginia Seitz rischia di addolcire il contesto legale. D’altronde il texas hold’em e tutte le varianti rimangono discipline non facilmente inquadrabili: il confine tra gioco d’azzardo e d’abilità è molto labile. Per non parlare delle contestazioni sulla famigerata UIGEA che rischiano di essere ancor più deboli per i motivi sopra esposti. E se tutto finisse in una bolla di sapone?

Il Dipartimento di Giustizia di New York ha già accettato un accordo molto favorevole per Bernard Tapie e la nuova Full Tilt Poker: da una contestazione per una multa da un miliardo di dollari si è scesi a circa 80 milioni (segno inequivocabile di debolezza). Ed anche la posizione penale degli imputati eccellenti potrebbe essere alleggerita con pene molto più tenui.

La potente lobby di Las Vegas, l’AGA (American Gaming Association) ha chiesto ufficialmente l’approvazione in tempi brevi di una legge federale: per l’industria del gioco statunitense, dopo il parere sul Wire-Act, il settore è a rischio anarchia e il Congresso deve intervenire senza esitare: molti siti di gioco esteri potrebbero approfittare del vuoto legislativo e continuare ad accettare gioco offshore negli USA.

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