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Scommettitori italiani skillati, gioco online in calo

Tra il 2012 e il 2013 la spesa sul gioco online è calata del 2%. Negli anni precedenti la crescita “è stata legata all’estensione dell’offerta giochi”, parole e musica di Marco Planzi del Politecnico di Milano, durante il convegno a Roma sulle scommesse online, organizzato da Dla Piper. 

mandrake

GIOCATORI ATTIVI. Non si è parlato solo di betting ma è stata l’occasione per analizzare anche il trend complessivo del mercato. Nel 2012 – come riporta GiocoNews – i giocatori attivi partono da una media di 800.000 al mese, ma sono scesi a 463.000 nell’estate del 2013, per poi crescere a 699.000 in questi ultimi mesi. “Purtroppo assistiamo – afferma Planzi – ad un calo della spesa nonostante i volumi siano tornati a livelli accettabili”. Poker in calo, tengono solo i casinò games.

ANALISI. “Se si sovrappongono – afferma Rodano, responsabile dei Monopoli – la curva della spesa per gioco online e quella della spesa complessiva delle famiglie, si nota che hanno lo stesso andamento negativo, ma la prima scende molto più rapidamente”. Francesco Rodano si è dichiarato favorevole ad una tassazione sul profitto, come avviene nel mercato del betting britannico. 

RILANCIO. Ma Rodano è ottimista sui margini di crescita del mercato: “nel giro di alcuni anni si potrà tornare a crescere con lo sfruttamento degli smart phone e dei tablet”.

POKER ROOMS.COM: PROVE DI STOP? Per Francesco Rodano, le poker room estere che operano sulla rete dot com “hanno un peso limitato. Per i casinò games è diverso e si potrebbe arrivare al 60%. Sono i dati che ci hanno fornito gli internet supplier. Come fermare l’offerta non autorizzata? Abbiamo provato a trattare con i provieder ma al momento non abbiamo riscontrato risultati. Alcune di queste compagnie sono quotate in borsa e quindi molto sensibili agli aspetti reputazionali”. 

BETTING EXCHANGE. Dello stesso avviso lo storico consulente britannico Graham Wood che ha messo in evidenza che “sul betting live il payout è al 96% e se la tassa è del 2,5%, non ha molto senso spingere su questo prodotto. In Italia il betting exchange verrà tassato sul margine: in questo modo si rischia di cannibalizzare le scommesse che rimangono tassate sul turnover”. Rodano invece non la pensa allo stesso modo: “è un prodotto evoluto che riguarderà solo una nicchia di giocatori”.

ABILITA’. Gli scommettitori italiani sono ritenuti molto abili: addirittura, nel settembre 2012, sono riusciti a battere il banco. Non a caso le puntate singole sono passate dal 41% al 53%.  

SCOMMETTITORI VINCENTI. I giocatori attivi nel betting sono al momento 457.000: il 15% riesce a produrre utili ma vince forte solo l’1%. Il numero di operatori è sceso da 237 (nel 2010) agli attuali 89, sempre secondo i dati forniti da Marco Planzi dell’Osservatorio Gioco del Politecnico.

TASSAZIONE SUL PROFIT? “Se la tassazione – propone Planzi – dovesse passare dal turnover alla spesa, il mercato potrebbe essere più attrattivo. Va gestita anche la coesistenza con altri giochi online che, come è successo per il poker, va affrontata con grande attenzione”.

CONFRONTO UK. “Facciamo un confronto – continua – tra i vari stati che offrono betting. Il Regno Unito offre già tutto, ma l’Italia sta introducendo già le scommesse virtuali oltre che il betting exchange. Anche la Spagna sta introducendo l’exchange, rimane indietro la Francia. Il valore mercato del 2012 dell’Italia è di 167 milioni di euro contro gli 838 milioni del Regno Unito. La Francia si è assestata a 138 milioni e la Spagna a 53”.

SPESA PRO CAPITE. “La spesa annuale per il giocatore web passa dai 3,8 euro dell’Italia contro i 15,9 dell’Inghilterra ad esempio. L’Uk cresce del 9% anche nel 2012, mentre la Francia sembra scendere dopo il boom del 2012, mentre la Spagna sta crescendo anche perché è partita molto tardi”.

SISTEMI FISCALI. In Italia la tassazione sulle scommesse viene calcolata sui volumi di gioco e – paradossalmente – se una società di betting chiude in perdita, deve comunque pagare le tasse. Discorso diverso negli altri paesi: in Gran Bretagna è del 15% ed è applicata sul margine, stesso discorso in Spagna dove però l’aliquota è quasi del tutto insostenibile (25% come nel poker online), considerando anche i costi di concessione.

E-COMMERCE. Rispetto al gioco online invece, l’e-commerce è cresciuto del 19% rispetto al 2012 e il Digital Content è aumentato del 25%.