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Storia del poker online: l’egemonia di PokerStars

Nel 2006, con l’uscita di scena delle società quotate dal mercato a stelle e strisce (in particolare PartyPoker e Paradise) PokerStars e Full Tilt Poker iniziano a fare il bello e il cattivo tempo nel business del poker online. 

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La posizione legale delle due concorrenti è chiara nei confronti della normativa statunitense: il poker essendo un gioco d’abilità, non rientra nella categoria dell’azzardo e pertanto l’UIGEA non può essere applicata, ma il Dipartimento di Giustizia ha pronta una brutta sorpresa in canna e presenterà un conto salato nel 2010 agli operatori di gioco attivi nei cinquanta stati nord americani.

Dal 2006 al 2010 è una lotta selvaggia con le due rooms che si sfidano a colpi di investimenti marketing ingenti soprattutto negli USA: Full Tilt Poker arriverà a spendere fino a 20 milioni al mese in pubblicità

PartyPoker (che nel 2006 deteneva oltre il 50% del mercato) deve lasciare la propria leadership in modo inevitabile e PokerStars diventa il player numero uno al mondo. 

Paradossalmente PartyGaming paga – in quel dato periodo storico – il fatto di essere una società quotata, a capitale pubblico: pertanto dovrà rispettare alla virgola il volere delle autorità USA. 

Il padrino del software, l’ingegnere indiano Anurag Dikshit, co-fondatore della multinazionale, rischia grosso e viene trascinato in tribunale: alla fine se la caverà con un accordo che gli consente di evitare il carcere. Dovrà pagare 300 milioni di dollari, con un anno di libertà condizionata. Nel 2010 venderà il 28% delle sue quote di partecipazione di PartyGaming.

PokerStars è favorita dal fatto di non essere stata quotata in borsa ma su questo particolare c’è un aneddoto svelato dal Times: nel 2006, la famiglia Scheinberg (azionista di maggioranza per il 75%) aveva incaricato un consulente in relazione ad un’offerta pubblica iniziale di 3 miliardi di dollari. I rumors però sull’approvazione dell’UIGEA avevano ritardato l’operazione, consentendo a Stars di avere campo libero negli USA.

Nel dicembre del 2007, secondo la relazione annuale agli azionisti di PartyGaming, le due società che dominano il mercato sono proprio Stars e FTP per il 38%. PartyPoker scende al terzo posto, mentre altre società quotate come Playtech (10%) e Bwin (8%) completano la top five. 

Secondo PokerScout, la room dalla picca rossa fino al 2007 deteneva una quota di circa il 20%. Nel 2010 era raddoppiata e nel 2013 ha toccato quota 54%. Si tratta oramai di un colosso con 1.500 dipendenti ed un fatturato di circa 1 miliardo di dollari all’anno, secondo gli ultimi dati pubblicati dal Wall Street Journal (nel 2006 era di 200 milioni).

Il culmine del business però si è registrato prima del Black Friday: con il mercato USA ancora attivo, i ricavi lordi ammontavano a circa 1,4 miliardi di dollari, con profitti per 500 milioni. 

Dopo l’acquisto di Full Tilt Poker, avvenuto un anno fa, la room dell’Isola di Man non conosce più rivali.

La storia del business del poker online – prima puntata

La storia del business del poker online – seconda parte

La storia del business del poker online – terza parte