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Casinò di Campione: quale futuro? L’impatto del fallimento sul poker live, il ruolo del Governo e dei sindacati

Cosa accadrà al Casinò di Campione d'Italia appena dichiarato fallito? Ecco tutte le ipotesi. Perché bisogna privatizzare tutte le sale da gioco.

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30/07/2018 14:03

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Quale futuro per il Casinò di Campione d’Italia appena fallito? Molto dipenderà dai tre curatori fallimentari nominati dal Tribunale di Como, ma i paradossi passati e futuri in questa storia si sprecano (ne parliamo più avanti). Nel frattempo le inchieste penali vanno avanti per accertare le responsabilità. Alla fine, i veri responsabili saranno perseguiti?

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L’Italian Poker Open: uno dei tornei più belli in assoluto nel nostro panorama pokeristico. Dovrà per il momento lasciare Campione (Photo courtesy of Campione Poker Team)

Poker live italiano quale futuro?

Una cosa è certa: il poker live italiano esce con le ossa rotte da questa vicenda. Campione era la casa ideale per gli amanti del poker. Venivano organizzati i tornei di maggior richiamo: dall’Italian Poker Open al Barracudas al WSOP Circuit. Un vero peccato e un passo indietro pesante per il movimento del gioco dal vivo. Quale futuro ora? Il ban della pubblicità rischia di allontanare le principali sigle internazionali (che convenienza hanno?) dai 3 casinò italiani ancora in attività.

Quale futuro? C’è chi ipotizza fin da subito la creazione di una nuova società di gestione a Campione per far riaprire il casinò, tutto dipenderà dai curatori fallimentari. Stamani si è tenuta una riunione tra i tre curatori fallimentari e il giudice delegato Alessandro Petronzi.

Ipotesi di esercizio provvisorio per riaprire subito

L’unica strada per ripartire sarebbe quella dell’esercizio provvisorio. Ma a quali condizioni? Se una gestione non può produrre utili, come può un giudice autorizzarla? Esistono presupposti per una gestione provvisoria?

Ma la riflessione da farsi non riguarda solo la sala giochi dell’enclave elvetica ma tutto il sistema dei casinò in Italia e, a questo punto, è giusto domandarsi: la gestione pubblica dei casinò italiani che benefici ha portato? E’ giusto pensare di privatizzare tutto come accade all’estero, senza l’ingerenza ingombrante della politica e dei sindacati nelle gestioni?

L’ultima fotografia che arriva dal Casinò di Campione è l’appello proprio dei sindacati al Governo per tutelare l’occupazione di cira 600 lavoratori.

Le reazioni di Lega e 5Stelle

Nicola Molteni, sottosegretario agli Interni e braccio destro del ministro Matteo Salvini, ha commentato: “Non sussistono soluzioni politiche percorribili. Occorre attendere la verifica da parte della magistratura fallimentare anche per accertare le responsabilità gestionali legate a questa vicenda”.

Claudio Borghi, presidente della Commissione bilancio della Camera ha escluso “ogni ipotesi del tipo lo Stato ripiani i debiti e ci faccia ripartire”.

Freddi anche i 5Stelle: il comasco Giovanni Currò auspica un “intervento strutturale” dai tempi lunghi, ma il tempo stringe per trovare 132 milioni di euro ed evitare il fallimento.

La posizione del Governo pentastellato verso l’occupazione del settore

Difficile che il Movimento 5Stelle ascolti gli appelli disperati dei sindacati per salvare quasi 600 posti di lavoro.

Il Governo fino ad ora ha sempre dichiarato di infischiarsene dell’occupazione nel settore del gioco. A più riprese Di Maio e i suoi collaboratori (con il pieno appoggio della Lega Nord) lo hanno sottolineato e ribadito con toni anche tutt’altro che sereni. Si sono sprecate critiche molto aspre nei confronti di una intera categoria che opera da più di un decennio in un mercato legale che ha fruttato miliardi per lo Stato. Per Campione sarà fatta un’eccezione?

Dalle parole dei rappresentanti dei 5 Stelle (e la complicità della Lega Nord) in questi mesi si è riservato un trattamento da lavoratori di serie B per chi è impiegato nel mercato legale dei giochi, o meglio “dell’azzardo”.

Il futuro della sala da gioco in mano a 3 curatori fallimentari ed il giudice fallimentare

Sindacati con o contro il Governo?

Persone che magari guadagnano uno stipendio normalissimo lavorando tutti i giorni, domeniche e feste comprese. Si parla di circa 150.000/200.000 impiegati (più l’indotto) il cui posto di lavoro è a forte rischio a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Dignità.  L’aspetto più divertente è che chi in questo mercato doveva tutelare l’intero settore, anche a livello di immagine, non hanno mosso un dito. E le sigle sindacali nazionali si sono schierate  con il Governo, dichiarandosi favorevoli a diverse misure del decreto Dignità.

Salvo poi fare parziale retromarcia quando l’articolo 9 è stato arricchito da misure ritenute eccessive (tessera del giocatore etc etc) che rischiano di far saltare il banco occupazionale dell’intera industria. Una retromarcia a dir poco imbarazzante.

In questo contesto politico da far west verso il mercato legale, è giusto quindi che a Campione il Governo si muova per trovare una soluzione, raccogliendo l’invito delle varie sigle? I sindacati si sono appellati a Salvini e al sottosegretario agli interni Molteni. Vedremo anche se dalle prime dichiarazioni, le premesse per un salvataggio politico non sembrano esserci.

Basta con le gestioni pubbliche: privatizziamo i casinò!

Anni di mala gestio con una complicità di tutti hanno portato al fallimento, dopo aver spiumato la gallina dalle uova d’oro negli ultimi decenni. Considerando che gli altri tre casinò pubblici italiani si riscontrano problemi simili, la domanda da porsi è una: è giusto continuare su questa strada? E’ giusto che Campione riparta con presupposti simili?

Non sarebbe arrivato il momento di privatizzare tutte le sale da gioco italiane? Oppure si continuerà ad assistere sempre al solito teatrino con il rimbalzo delle responsabilità tra politici e sindacati mentre i bilanci continueranno ad andare in rosso a spese dei contribuenti? I casinò, così gestiti, invece di essere un beneficio per la comunità e per il turismo, diventano un peso per i bilanci comunali e pubblici.

A livello operativo diventa quasi del tutto impossibile poter competere con i casinò esteri concorrenti, vicini al confine. Pensiamo agli organizzatori del poker live (società private) in Italia che in questi anni hanno combattuto contro i mulini a vento, quando in qualsiasi altro stato d’Europa la musica è ben diversa. Nessun interruzione di tornei alle 2 di notte etc etc. Gli esempi si sprecano. Forse non sarebbe meglio fermarsi e riflettere su quale debba essere il modello giusto per proseguire su questa strada?

Aggiornamento. !l comunicato dei Curatori Fallimentari: “impossibile esercizio provvisorio”

Arriva nel pomeriggio il comunicato dei curatori fallimentari:

“Pur nella consapevolezza delle gravi ripercussioni sulla intera comunità del comune di Campione d’Italia  i curatori del fallimento Casinò di Campione Spa rendono noto che ragioni di carattere giuridico, prima ancora che di carattere economico, evidenziano l’impossibilità per la procedura di avviare l’esercizio provvisorio. Ed infatti la convenzione per la gestione della casa da gioco di Campione d’Italia del 2014, stipulata tra il Casinò di Campione Spa ed il comune di Campione d’Italia, che ha concesso la gestione della casa da gioco alla società oggi fallita, prevede la decadenza dalla gestione stessa in seguito al fallimento della società (ma ancor prima, ad un attento esame della medesima convenzione, in seguito alla richiesta di concordato preventivo dello scorso marzo 2018). Cessato il rapporto, sempre in base alla convenzione, la società è tenuta alla immediata riconsegna dei beni mobili e immobili al Comune – viene spiegato nel comunicato -. Ne consegue quindi che gli organi della procedura non sono legittimati a disporre o richiedere l’esercizio provvisorio non avendo più la disponibilità dell’azienda”.

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