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Casinò News: alla scoperta dell'angolo di Las Vegas con le luci ancora spente

Il disastro economico del Covid-19

Las Vegas vive per il momento con gli abitanti della città e dei vicini sobborghi. Come dice il "Sun" di Vegas, sono i locali a sorreggere la parte economica di Sin City. I turisti sono pochi e tutti ovviamente americani. Mancano gli europei e gli asiatici, ovvero coloro che hanno sempre fatto la differenza in questo contesto. Due mesi dopo la riapertura dei casinò a Las Vegas, i dati pubblicati dal Sun non sono edificanti, anche se era prevedibile in tempi di Pandemia.

In una città in cui l'economia è formata da casinò, hotel e locali notturni, le ripercussioni sono state sicuramente pesanti. Tanto da obbligare la Station Casinos a non riaprire 4 dei suoi 20 casinò di Las Vegas. Il motivo è abbastanza chiaro e lo si legge senza problemi nei numeri diramati dalla società stessa. Su base annua, c'è stato un calo del 76% dei ricavi, anche se il secondo trimestre del 2020 ha registrato un + 47%.

Ma è troppo poco, rispetto alle perdite. Così 4 casinò sono rimasti chiusi e per il momento non si vede la luce in fondo al tunnel per queste sale da gioco. Sempre secondo il Sun la chiusura sarà definitiva. E sarebbe un fatto grave per l'intera Las Vegas.

No turisti, no guadagno

I quattro casinò ancora chiusi dai giorni del Lockdown, sono i seguenti: Palms, Texas Station, Fiesta Rancho e Fiesta Henderson. Nessuno di essi è presente sulla strip, ma sono sempre stati dei punti di riferimento per la città e con degli ottimi incassi per la Station Casinò. Cosa ha portato alla mancata riapertura delle sale da gioco? Principalmente la mancanza di turisti. I "locali" per quanto importanti, non bastano da soli per soddisfare tutti i casinò.

Lo spiega Frank Fertitta , Ceo e presidente della società:

"Non sappiamo se e quando riapriremo i quattro casinò chiusi. E' troppo presto per saperlo. Siamo principalmente una società di giochi che ha servizi alberghieri, di ristorazione e convegni. Principalmente, l'80% della nostra attività proviene dal casinò, ma senza turisti le nostre entrate diminuiscono a vista d'occhio. Si spera che torneranno quando avremo sotto controllo la crisi COVID -19".

Solo grandi nomi a Las Vegas

A Las Vegas c'è un rischio forte, a seguito delle conseguenze economiche della Pandemia. Lo avevano evidenziato gli analisti poche settimane fa. Se per i grandi casinò la crisi avrà degli effetti non eccessivamente dannosi, per le medie e piccole sale da gioco potrebbe essere il canto del cigno questa pandemia. A fronte di costi veramente alti, le entrate rischiano di essere minori. Dunque un lungo periodo di passivo economico può portare solo alla chiusura dei piccoli e medi casinò di Las Vegas.

La città da sempre è frastagliata fra colossi del gioco e piccole società che provano a raccogliere, quello che i "pesci grandi" lasciano al resto del mercato. La Pandemia però rischia non solo di spazzare via i pesci piccoli dall'acquario di Las Vegas, ma c'è la netta sensazione che il mercato resterà nelle mani di quelle società che hanno veramente le spalle grandi per reggere gli effetti della crisi economica. Prepariamoci quindi ad una totale rivoluzione nel mercato dei casinò di Sin City.

La strip a Las Vegas

Non solo, ma nei momenti di crisi certe società rischiano di finire nelle mani della malavita. A Las Vegas si vigilia con grande attenzione, proprio per evitare le infiltrazioni malavitose e legate in qualche caso alla Mafia d'oltre oceano, come già era successo nella crisi del 1929 e poi nell'immediato dopo guerra. Un problema in più e non da poco per una città alle prese con mille incertezze.

Sport e Poker Editor
Nel mondo del giornalismo sportivo fin dall’età di 16 anni, ha realizzato quasi 800 radiocronache e firmato oltre 10.000 articoli. Da circa 15 anni si occupa di poker, betting e gaming, diventando una delle firme più esperte del settore. Nato il 12 marzo 1983 e residente a Borgo San Lorenzo, nel cuore del Mugello, ha iniziato con le radiocronache del calcio dilettantistico, intuendo fin da subito che quella sarebbe stata la sua strada. La svolta arriva nel 2010 con l’ingresso in Assopoker, dove amplia il proprio raggio d’azione raccontando il mondo del gioco a 360 gradi. Appassionato di calcio fin da bambino, con un legame viscerale per lo sport, non rinuncia mai a viaggi e momenti di relax appena possibile. Autoironico e diretto, ama definirsi un “mangiatore da competizione”: con lui, una cena vale più di qualsiasi vestito firmato.