Vai al contenuto

Andrew Barber: “Vendere e comprare quote nel poker? Ormai è controproducente”

Andrew Barber, vincitore del Championship di H.O.R.S.E. alle WSOP 2015 (per un premio di oltre $517.000), ha pubblicato un interessante documento riguardante la vendita e l’acquisto di quote nel poker. Ecco i passaggi più significativi dell’approccio di Andrew Barber all’argomento.

Andrew Barber e le quote, problema #1: la maledizione del vincitore

“Vendere e comprare action fa parte dei tornei di poker da quando ne faccio parte. Alcuni vogliono ridurre la varianza, per altri è un modo per partecipare a tornei più ricchi ai quali altrimenti non potrebbero iscriversi.

Dato che di tornei grossi ce ne sono praticamente ogni fine settimana, è naturale che il mercato dell’acquisto e della vendita delle quote sia sempre attivo. Tuttavia, nonostante la sua ubiquità e la sua necessità nell’economia del poker, dal mio punto di vista è diventato controproducente per gli investitori, per i giocatori e per il poker in generale.

Per prima cosa, come un economista utilizzerò un paio di fenomeni osservati sui mercati per spiegare alcuni dei problemi in questione. Il primo è la cosiddetta ‘maledizione del vincitore’. In parole povere, la maledizione del vincitore è un fenomeno che tende a capitare durante le aste, o nel mercato delle aste, dove sono tipiche le informazioni incomplete o l’incertezza riguardo al valore di ciò che viene venduto.”

Andrew Barber e le quote, problema #2: il prezzo doppio

“Il secondo problema è il fenomeno, interessante ma raramente dibattuto, di ciò che io chiamo ‘prezzo doppio’, o ciò che altri potrebbero chiamare ‘profit senza vincere’. Facciamo un rapido esempio.

Supponiamo che una persona metta insieme un pacchetto di 15 eventi WSOP per un totale di $20.000. Diciamo anche che voglia vendere il 50% con un markup di 1,2, un valore piuttosto comune, sebbene arbitrario.

In questo scenario ipotetico, gli investitori pagheranno $12.000 per il 50% e il nostro giocatore pagherà gli altri $8.000 per il restante 50%, con un markdown di 0,8. ‘Aspetta’, potreste obiettare, ‘è ovvio che il giocatore abbia uno sconto visto che presumibilmente rappresenta un investimento +EV per i suoi investitori’.

Certo. Tuttavia, in questo esempio ci stiamo concentrando solo sugli incentivi. Magari il nostro giocatore è reduce da un periodo negativo e decide di vendere un po’ di più delle sue quote, quindi invece del 50% vende il 70%. Ora gli investitori pagano $16.800 per il 70% (sempre un markup di 1,2) e il nostro giocatore paga $3.200 per il 30%, per un markdown di circa 0,53.

In generale supponiamo che i giocatori che vendono quote siano vincenti, ma questo esempio dimostra che il giocatore deve avere un ROI semplicemente più alto di -20% (nel primo caso) e di -47% (nel secondo caso). Credo che questo fenomeno riveli come mai molti hanno pensato che tanti giocatori guadagnino di più dai loro markup che dal loro profit.

Bonus poker online
Scopri tutti i bonus di benvenuto

È molto più semplice avere un ROI più alto di -47% che un ROI di circa il 20%: quest’ultimo sarebbe necessario affinché l’investimento fosse +EV per gli investitori, mentre il primo è sufficiente a renderlo +EV per il giocatore.”

Andrew Barber e le quote, problema #3: il modello principale-agente

“Il terzo problema è intuitivo, ma di difficile spiegazione, e si riferisce al problema del ‘modello principale-agente’. Questo problema è tipico di due persone coinvolte in una transazione nella quale gli incentivi sono disallineati.

Il classico esempio è quello dell’agente immobiliare e del proprietario di casa che vuole vendere la propria abitazione. Ovviamente il proprietario vuole ottenere il prezzo più alto possibile: il fatto che la sua casa sia in vendita a un prezzo alto per un lungo periodo, dal suo punto di vista, non ha costi aggiuntivi.

Ma per l’agente immobiliare, il costo dell’opportunità di vendere una casa è vendere altre case, quindi è nel suo miglior interesse vendere il più velocemente possibile, dato che la sua commissione sarà (diciamo) del 3%, mentre il restante 97% andrà al proprietario.

Consideriamo il nostro esempio di prima: un pacchetto di 15 eventi dura, ipotizziamo, 3 settimane. Il nostro giocatore inizia bene il primo evento e si porta uno stack enorme all’ultimo livello, ma perde un grosso flip a 15 minuti dalla fine della giornata e torna sotto lo stack di partenza.

A questo punto, il giocatore capisce che se viene eliminato dal torneo prima che il giorno finisca, potrà registrarsi al torneo del giorno dopo che fa parte del suo pacchetto. Il costo di portare il suo short stack al Day 2 è il torneo che dovrebbe così saltare il giorno dopo, e dato il prezzo scontato al quale potrà partecipare agli eventi del pacchetto, diventa quasi irrazionale per lui giocarsi lo short stack in maniera conservativa.