Gioco legale e responsabile

Curiosità

Andrew Robl: “Il poker mi ha permesso di scegliere la vita che volevo”

Andrew Robl è uno dei giocatori di poker high stakes più conosciuti, ma per lui il Texas Hold’em è stato un modo per rompere la tradizione. In una recente intervista, il pro player ha raccontato di essere cresciuto in un paesino dove il percorso dei giovani era piuttosto indirizzato e standardizzato.

Scritto da
02/02/2019 13:46

2.218


Con oltre $5,3 milioni vinti in carriera, Andrew Robl non è certo tra i poker player più vincenti nella storia dei tornei di poker live, visto che occupa ‘solo’ la posizione numero 203 nella All-Time Money List. Il discorso, però, cambia se ci spostiamo nell’universo del poker cash game high stakes, dove ‘good2cu’ eccelle.

Oggi l’americano è tra i pokeristi più attivi e noti nel panorama internazionale, e nonostante sia un classe 1986 di esperienza ne ha già accumulata parecchia. Ma da dove è partito Andrew Robl e perché ha scelto di diventare un pro player?

 

Andrew Robl

Andrew Robl, consorte e cane

 

“Volevo rompere la tradizione”

In una recente video intervista, che trovate in versione originale in fondo all’articolo, Andrew ha spiegato cosa lo ha spinto a fare del poker una professione: “Quando ho visto per la prima volta il poker in tv, ho subito pensato che era quello che avrei voluto fare nella vita”.

Per un ragazzo di Okemos, piccolo centro del Michigan, quello del professional poker player era sicuramente un percorso non convenzionale agli inizi del nuovo millennio: “Oggi la gente ha la mentalità più aperta, grazie ai social media e ad Internet, ma dove sono cresciuto io era un piccolo centro suburbano dove tutti venivano incoraggiati a seguire un percorso tradizionale.

Alle medie ti dicevano che dovevi avere buoni voti perché le superiori erano più difficili, e alle superiori ti dicevano che dovevi avere buoni voti perché l’università era più difficile, per poi trovarti un lavoro e guadagnare un po’ di soldi. Quel percorso non ha mai avuto veramente senso per me, mi chiedevo quale fosse il senso.

Insomma, per Andrew Robl il poker era un “modo per bloccare lo stile di vita tradizionale, il sistema, e fare della mia vita ciò che volevo davvero”.

Il rispetto per il denaro

Quando si parla di giocatori abituati a vincere – e contestualmente perdere – molti soldi in una singola partita, e a volte in una singola mano, si ha spesso la sensazione che non abbiano davvero il senso del denaro.

Ma Andrew Robl, pur avendo ammesso in passato di essere andato broke in diverse circostanze, ha ben chiaro il valore dei soldi: “Quando ero alle superiori ho fatto tanti lavori. Ho lavorato in una serra dove scaricavo alberi e fiori. Avevo perso tutto quel che avevo vinto a poker ($1.000, che per me erano tantissimi soldi) e per potermi ricostruire il bankroll ho fatto anche il bidello.

Dopo quella volta, il mio rispetto nei confronti dei soldi è cresciuto, perché giocare a poker era molto più divertente di pulire i bagni!”.

Registrati su PokerStars.it  e BetStars.it e ricevi un bonus di €40 con il tuo primo deposito, inserendo il codice QUARANTA!

Andrew Robl ieri e oggi

Il percorso del poker pro americano non è stato facile, anche se da quando ha cominciato a ingranare sono stati più i momenti felici che gli attimi di difficoltà. Oggi Andrew Robl ha una famiglia e un cane con cui passa quanto più tempo possibile e continua ad essere una figura costante negli high stakes di tutto il mondo.

“Mi è sempre piaciuto giocare, ma il gambling è quell’elemento che rende il gioco un’esperienza potenzialmente diversa ogni giorno, che lo rende un’avventura. Altrimenti, i giochi ad un certo punto possono diventare ripetitivi”, ha spiegato.

Robl ha ricordato anche il momento in cui il poker ha cominciato a dargli delle soddisfazioni di un certo livello: “Era il periodo tra le superiori e il college, avevo 18-19 anni. Quell’estate vinsi $70.000-$80.000 giocando a poker online e per un ragazzo di quell’età erano tutti i soldi del mondo”.

A 18 anni, ritrovarsi una piccola fortuna può dare alla testa: “Sono sempre stato un ribelle e pensavo di aver trovato un sistema per non dover fare un lavoro classico – continua Andrew – Avevo abbastanza soldi per fare ciò che volevo.

L’intervista integrale

Tu cosa ne pensi? Lascia il tuo commento