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Barry Greenstein: “Non ho mai venduto quote, ho sempre giocato con i miei soldi”

Nei primi anni 2000 Barry Greenstein era uno dei giocatori di poker più vincenti al mondo. Alle WSOP del 2003, quando ancora non esistevano i tornei high roller, Barry vinse 5 milioni di dollari. I soldi veri, però, li faceva nelle partite di cash game high stakes, in particolar modo in quelle di Stud; stando a più fonti, 15-20 anni fa vinceva decine di milioni di dollari con una regolarità spaventosa.

Negli ultimi anni, invece, Barry Greenstein ha vissuto un declino inesorabile, al punto che secondo alcune voci sarebbe persino broke (alimentate anche dal fatto che oggi gioca soprattutto ai tavoli playmoney di Pokerstars).

Indipendentemente dallo stato delle sue finanze, il Robin Hood del poker ha avuto una carriera gloriosa con 8.26 milioni di dollari incassati nei tornei live. Una cifra molto alta, che non ha condiviso con nessuno: nel podcast di CardPlayer.com ha infatti spiegato di non aver mai venduto quote.

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Barry Greenstein: “Mai venduto, acquistato o swappato quote”

Barry è sempre stato un giocatore old-style, come si capiva anche quando andava ai resti e voleva girare sempre e solo un board. Ad High Stakes Poker, ad esempio, andò all-in contro Tom Dwan in un pot da quasi un milione di dollari e rifiutò la proposta del giovane avversario di girare di due volte. Alla fine fu scoppiato e perse il monster pot.

L’altra circostanza che lo rende un vero gambler della vecchia scuola riguarda la vendita delle quote, visto che Greenstein ha sempre giocato solo ed esclusivamente con i suoi soldi.

“Non acquisto quote, non le vendo mai e non swappo. Non l’ho mai fatto e mai lo farò. Gioco sempre e solo con i miei soldi“, ha dichiarato.

Barry ha spiegato che non sa dire se questa scelta sia stata profittevole oppure no, perché ogni volta che si rifiutava di comprare quote evitava appositamente di guardare che risultato otteneva il giocatore che gli aveva avanzato la proposta. Ci fu solo un’occasione nella sua vita nella quale comprò delle quote, e se ne pentì subito dopo.

L’unica volta in cui Barry Greenstein acquistò quote

“C’era questo giocatore che aveva vinto molti braccialetti e in un’occasione mi si avvicinò chiedendomi di stakarlo per un torneo delle WSOP da $5.000, perché lui aveva solo $4.000″, ricorda Barry.

“Io gli dissi di no, perché non compro mai quote, ma lui insistette, facendo leva sul fatto che ci conoscevamo da un sacco di anni, fin da tempi del Texas. Alla fine cedetti e gli pagai il 20% del buy-in“.

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Se quella fu la prima e unica volta in cui acquistò quote è anche perché ci fu una sorpresa inaspettata…

“Quando gli confermai che le avrei comprate, lui mi disse che le mie quote erano pari al 12%. Io rimasi senza parole, ma lui mi spiegò che c’era il mark-up. A quel punto lo guardai negli occhi e mi resi conto di una grande verità: questi giocatori di tornei che sono ritenuti i migliori al mondo, molto spesso non lo sono affatto. Vincono milioni di dollari vendendo gran parte delle quote maggiorate”.

Barry Greenstein

“Offesi un noto pro rifiutando lo swap”

Il suo rapporto con la compravendita di quote non è mai stato buono. La sua volontà di non comprarle, venderle o swapparle, gli ha messo contro alcuni noti pro.

“A un WPT di tanti anni fa rifiutai di swappare con un noto torneista molto vincente. Lui non la prese bene, mi diede dell’arrogante perché credeva che mi ritenessi superiore. In realtà non era così, semplicemente, ora come allora, volevo giocare solo con i miei soldi“.

Pensando di essersi comportato da maleducato, Barry chiese consiglio all’amico Erik Seidel, il quale, inconsapevolmente, lo convinse ancora di più della bontà di giocare sempre con i propri soldi.

“Andai da Erik Seidel, che era un mio amico, per chiedere un consiglio. Lui mi disse che lo swap era utile per abbattere la varianza, era una pratica ragionevole. Poi aggiunse che con lo swap era sotto di mezzo milione di dollari, così decisi di evitare. Non ho mai swappato con qualcuno”.