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Curiosità

Benny Binion, l’uomo che si prese Las Vegas

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08/01/2014 23:01

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Benny Binion, detto non a caso il cowboyBenny Binion non era uno stinco di santo, ma per stare in piedi nella Las Vegas degli anni Cinquanta servivano fegato e testa: per sua fortuna e purtroppo per tutti gli altri, lui le aveva entrambe.

Quando approdò in Nevada, in quella che sarebbe diventata Sin City, laggiù non c’erano neppure 20.000 abitanti. Alle sue spalle vantava già un curriculum quantomeno borderline. Da giovane è un “moonshine man”, ovvero un distillatore di whisky clandestino, e già negli anni Trenta rimarrà implicato in più di un omicidio, riuscendo però quasi sempre a farli figurare come legittima difesa.

Negli anni Quaranta è lui a dettare legge a Dallas, ma dopo la fine della seconda guerra mondiale il vento gira: si ritrova infatti la mafia di Chicago in casa, e decide così di fare armi e bagagli per puntare su Las Vegas.

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Qui, nel 1951, acquisterà l’Hotel Apache e l’Eldorado Club per dare vita alla sua creatura, il Binion’s Horseshoe Casino, che diventerà la culla delle World Series Of Poker, da lui stesso ideate a partire dal 1970. Ma il 1951 è significativo anche per un altro fatto ,che non riguarda direttamente Benny Binion ma bensì Herbert Noble, un 58enne texano che si è scontrato spesso con Binion ed è considerato da molti uno dei suoi più acerrimi nemici. Noble è sopravvissuto a numerosi attentati, tanto da essersi guadagnato il soprannome di “gatto”, ma la mattina dell’ 8 agosto 1951 scoprirà che di vite glien’era rimasta ormai una soltanto.

LA FINE DI HERBERT NOBLE – Sono le undici del mattino, il postino è passato da circa un’ora, e Noble va a ritirare la propria corrispondenza, ignorando che qualcuno dentro alla casella ci ha piazzato una bomba. In precedenza, Noble era stato pizzicato con un aeroplano carico di esplosivi e la mappa della casa di Binion a Las Vegas: “Non ho mai fatto nulla a chi non pensassi volesse fare del male a me o alla mia famiglia – dirà poi Benny, parlando in generale – ma se qualcuno ci prova, sono capace di prendermi cura di loro“.

Del resto, Binion non ha tempo per piangere i propri oppositori, visto che sta per cambiare per sempre la concezione stessa di che cosa sia un casinò: “La gente vuole buon whisky e buon cibo ad un buon prezzo, ed un posto dove giocare, dobbiamo far sentire i piccoli uomini come se fossero importanti”. Una filosofia chiara e certamente cinica, ma che fa centro.

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QUALI CORNETTI, DATEGLI BISTECCHE – All’epoca certe attenzioni erano riservate solo a chi giocava ad alti livelli, ma Binion le rende accessibili a tutti: famose in questo senso le sue bistecche del Montana ad appena due dollari l’una. Ma non si ferma a dargli da mangiare e da bere: stende la moquette e li fa arrivare in limousine, disegnando così uno standard che (mutatis mutandis) resta valido ancora oggi.

Il suo passato torna però a bussargli prepotentemente alla porta, facendosi accompagnare da agenti del fisco che lo trascinano in tribunale per evasione: nel 1953 dovrà quindi cedere le quote del casinò ricavandone 5 milioni di dollari, e riprenderà pieno controllo del Binion’s solo nel 1964, grazie alla sua famiglia.

Da allora infatti non gli sarà concessa più alcuna licenza di gioco, e così a prendere le redini del suo impero sono formalmente i figli, ma il vecchio leone – che ormai ha sessant’anni ma decisamente ancora qualcosa da dire – è di fatto ancora pienamente sulla scena.

NON E’ UN PAESE PER BARI – Binion non deve guardarsi solo dalla mafia o dall’FBI, ma anche dai numerosi bari che infestano ogni casinò di Las Vegas. Altrove quando vengono pizzicati sul fatto si dà un colpo di telefono alla polizia, ma Benny appartiene alla vecchia scuola, ed i panni sporchi preferisce lavarli in famiglia. C’è così una stanza sul retro dove viene cordialmente spiegata l’educazione civica a chi è abbastanza ardito o sprovveduto per provare a fregarlo: non ne fa fuori nemmeno uno, ma pare che alcuni di quelli che siano passati di là ancora oggi siano chini a raccogliere i molari.

Binion non vedrà mai un Main Event WSOP con migliaia di giocatori iscritti, visto che lascia Las Vegas e questo mondo il giorno di Natale del 1989, quando ha ormai 85 anni: nel 1990 entra a far parte della Poker Hall of Fame

Di se stesso dirà: “Ti dirò sempre la verità, ma non ti dirò mai tutto“. E chissà che sarebbe accaduto, se solo lo avesse fatto.