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Brookland Literary and Hunting Club: una storia di unione, di amicizia e di… poker

In un’epoca di segregazione razziale, un gruppo di professori, dottori, avvocati e professionisti di colore fondò il Brookland Literary and Hunting Club. Era l’ormai lontano 1942, ma il club è aperto ancora oggi, e questa è la sua storia.

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17/09/2018 10:50

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Washington, 1942. Siamo in piena epoca di segregazione razziale e negli Stati Uniti d’America i neri non possono unirsi ad alcuna organizzazione sociale. Ma un gruppo di professori, dottori, avvocati e professionisti di colore, tutti appassionati di poker, non ci sta.

Nasce così il Brookland Literary and Hunting Club, chiamato così per dissimulare la vera natura di quel raduno che, una volta al mese, raccoglieva nelle case dei membri storie di vita, di passione e di amicizia.

 

Brookland Literary and Hunting Club

Alcuni membri del Brookland Literary and Hunting Club si raccontano (photo courtesy of Spokersman-Review)

 

Il “tavolo piccolo” e il “tavolo grande”

La storia del Brookland Literary and Hunting Club la racconta Eve Austin allo Spokersman-Review, spiegando il suo progetto di raccolta delle memorie della città, da conservare in una collezione speciale alla District Public Library.

Tra i padri fondatori del club c’erano Matthew Whitehead, ex presidente del Miner Teachers College; William Bryan, il primo giudice di colore della corde federale di Washington; e Minton Francis Sr., dirigente di alto livello della Howard University: “Tutta gente importante, che però non aveva molti modi per rilassarsi e stare insieme divertendosi”, spiega la Austin.

Al Brookland Literary and Hunting Club c’erano due tavoli. Il “tavolo grande”, dove si giocavano mani da centinaia di dollari al five-card stud, e il “tavolo piccolo”, dove ci si giocavano gli spiccioli, spesso inserendo carte jolly nel mazzo – giusto per rendere le partite più divertenti e imprevedibili.

Spesso i membri del club cominciavano dal tavolo piccolo, per poi spostarsi a quello grande… e tornare a quello piccolo in tarda età.

I membri di oggi

A 76 anni dalla sua fondazione, il Brookland Literary and Hunting Club ne ha visti passare di volti, e ne ha raccontate di storie. Dei membri originari oggi non rimane nessuno, ma il novantasettenne Walter Robinson e il novantunenne Tom Taylor ne hanno di aneddoti da raccontare.

A cominciare dalla consapevolezza che i tempi sono cambiati da quando entrambi non potevano neppure provare i vestiti (né riportarli indietro) nei negozi. Da allora, anni e anni di battaglie civili, rivolte e gentrificazione hanno mescolato letteralmente le carte in tavola.

“Il nome scelto”, ricorda Taylor “stava a simboleggiare le discussioni che facevamo davvero, sui diritti civili e non solo. E poi la ‘caccia’ perché giocavamo a carte, ed eravamo sempre a caccia di una buona mano”.

Ma è forse nelle parole dell’ottantacinquenne James Butts che emerge il vero spirito del club: “Giocavamo delle bellissime partite, ma nessuno finiva mai i soldi, perché c’era sempre qualcuno che diceva ‘tieni, prendine altri, me li ridarai quando potrai’. Divenne presto un’organizzazione fatta da persone che non erano solo interessate a discutere dei problemi in generale, ma anche dei problemi di ciascuno degli altri”.

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Le nuove generazioni

Oggi il Brookland Literary and Hunting Club è ancora aperto, ma i ritmi sono cambiati: “Quando arrivi ai 90 anni, cominci a rallentare: l’entusiasmo è intatto, non le energie”, spiega Taylor. Eppure, non c’è nessuna voglia di fermarsi del tutto.

“Penso che dovremmo continuare”, interviene Robert Vest, che di anni ne ha addirittura 99, “ma non so se io riuscirò”. Anche perché l’età sempre più avanzata del gruppo non è il solo problema, visto che manca il ricambio generazionale.

“Le generazioni più giovani preferiscono giocare a poker online o al casinò”, spiega Doug Austin, marito di Eve e tra i membri più giovani del club, coi suoi 54 anni. “La società cambia e noi dobbiamo cambiare”, aggiunge Taylor. “Oggi i fine settimana sono più impegnativi di una volta, ci sono tante cose che puoi fare”.

Brookland Literary and Hunting Club, ovvero stare insieme allunga la vita

Acciacchi, malanni ed età, ne siamo sicuri, non impediranno ai membri del club di ritrovarsi ancora. Magari meno spesso, questo sì. Perché in fondo “il succo era stare insieme per giocare a carte, ma alla fine tutto si riduce all’amicizia e alle relazioni”, dice la Austin.

Proprio questa forte interazione tra i membri ha fatto da collante alla vita di un club che va avanti dal 1942. D’altro canto, esistono fior di studi che dimostrano l’importanza delle connessioni sociali per mantenersi in buona salute con l’avanzare dell’età.

Chissà, magari fra ventiquattro anni qualcun altro, su queste pagine, scriverà del centesimo compleanno del Brookland Literary and Hunting Club.

Perché in fondo, come diceva Will Bloom nel finale di Big Fish, “A furia di raccontare le sue storie, un uomo diventa quelle storie. Esse continuano a vivere dopo di lui, e così egli diventa immortale”.

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