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Chris Meyers, all’inferno e ritorno: il carcere, il Black Friday, la fede e il bankroll ritrovato

Il poker pro americano Chris Meyers racconta la sua storia: dalla gioventù bruciata che lo ha portato al carcere, fino alla rinascita grazie alla fede. Oggi Meyers è un uomo felicemente sposato, il classico grinder made in USA che ha dovuto sudare per superare il Black Friday.

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08/02/2018 11:00

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Poco più di mezzo milione di dollari vinti in carriera nei tornei live non fanno certo di Chris Meyers il giocatore di poker più ricco o famoso del pianeta. Eppure, quella del trentaseienne americano è una storia che ci piace raccontare. Perché, in fondo, è una storia d’amore e di redenzione.

Un anno e mezzo fa, stanco di essere uno dei tanti poker pro senza infamia e senza lode, Chris Meyers stava per abbandonare la sua carriera, proprio nel bel mezzo di un torneo. L’intervento di un amico lo fece desistere: quella fu la svolta.

 

Chris Meyers

Chris Meyers

 

Gioventù bruciata

Ma schiacciamo il tasto rewind nella vita di Chris Meyers. La sua infanzia non è delle più semplici. Finisce sballottato tra un carcere minorile e l’altro, e quando ha l’età per farlo… pure in galera, dove rimane per un anno e mezzo.

In una recente intervista, Meyers ha dichiarato di essere tornato a casa dopo il periodo di detenzione e di non avere altro se non $5.000 sul conto di PokerStars. Il poker lo aveva scoperto anni prima, grazie agli amici, ed aveva cominciato a giocarci con discreto successo.

L’esperienza dietro le sbarre, però, serve a fargli capire che così non può più andare avanti. Così, Chris decide di lasciarsi il vecchio se stesso alle spalle, ripartendo proprio da una delle sue più grandi passioni: il Texas Hold’em.

Il Black Friday

È il 2009 quando Chris Meyers torna ad essere un uomo libero. Sposa la sua fidanzata storica e decide di intraprendere la carriera di poker pro. Grinda per vivere, e ci riesce in maniera più che dignitosa. Ma poi arriva quel dannato venerdì 15 aprile 2011. Arriva il Black Friday.

Privato della sua principale fonte di sostentamento, il poker online, l’americano comincia a giocare live. Ma un po’ per il naturale periodo di adattamento post-transizione, un po’ per l’ovvia impossibilità di giocare lo stesso numero di partite, Chris deve trovarsi un lavoro per mantenere la sua famiglia.

Anche perché andare in Canada per giocare online è da escludere, visto il suo passato: alla Dogana, difficilmente gli permetterebbero di attraversare il confine.

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Cash game e tornei live

Il nativo di Buffalo non demorde. Si approccia al cash game live e nel 2016 vince circa $174.000 nei tornei live. Il 2017 è però il suo anno migliore: mette insieme oltre $300.000, pur senza partecipare a nessun evento di grido, e sfonda il muro del mezzo milione in carriera.

Quest’anno, Chris Meyers parteciperà alle WSOP 2018 con un calendario molto fitto, che include anche qualche shot a tornei da $10.000 e persino $25.000, grazie ad alcuni backer che hanno deciso di credere in lui.

Le tre chiavi del successo: la fede, una vita regolare, sua moglie

Oggi Chris Meyers è un uomo felice: ha una bella famiglia, svolge il lavoro dei suoi sogni e conduce una vita tranquilla. Se qualcuno gli chiede qual è stata la molla che gli ha permesso di abbandonare quei comportamenti che lo avevano portato a finire nei guai, il trentaseienne risponde deciso: la fede.

“La base della mia vita, di ogni risultato e successo, è il mio rapporto con Gesù e il mio amore per la Bibbia e la Chiesa”, ha dichiarato. “Tutto arriva da lì. È per la grazia di Dio se sono dove sono ora, considerato gli errori che ho commesso in vita mia”.

Anche uno stile di vita sano ha contribuito al suo benessere psicofisico: “Ho sviluppato una certa disciplina nella mia vita, poker incluso. Prima giocavo troppo a lungo e il mio decision making ne veniva influenzato. Per fare una vita sana ci vogliono disciplina e buone abitudini.

Infine, il ringraziamento alla persona più importante della sua vita: sua moglie. “Sono sempre stato quello portato a rischiare tra i due, mentre lei è la responsabile. È orgogliosa di me, ma senza sbandierarlo ai quattro venti. Mi tiene in riga, non vuole che mi monti la testa. Ed è bellissimo perché io ho proprio bisogno di questo”.

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