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Doyle Brunson: “Amarillo e quella partita finita male…”

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30/04/2012 10:34

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doyle-brunsonAmarillo Slim non c’è più ma Doyle Brunson ci regala un’altra perla, in uno dei suoi leggendari racconti sulle rapine subite nella sua vita, questa volta condivisa con l’amico.  Qualche giorno fa, quando il mitico gambler lottava ancora tra la vita e la morte, Texas Dolly ha voluto omaggiarci con questa accattivante storia, avvenuta più di 50 anni fa nella contea di Midland:

Negli anni ’60, io, Amarillo Slim e Sailor Roberts siamo andati nel West Texas per giocare a poker e scommettere sulle partite high school di football americano con i bookmakers locali. Il giro di puntate era incredibile: allo stadio di Midland c’erano circa 20mila persone, tutti i negozi erano chiusi e la città deserta.

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Dopo una bellissima partita di football, abbiamo deciso di recarci ad una discoteca del posto: l’Afterhour. Dietro le quinte naturalmente si giocava a poker ed il proprietario del locale ci ha invitato ad una partita chiamata “Colored town”. Eravamo gli unici uomini bianchi nel club ma siamo sempre andati d’accordo con tutti. Abbiamo vinto ogni dollaro che c’era in quella stanza e dopo qualche cocktail abbiamo deciso di raggiungere la nostra auto, però non avevamo fatto i conti con un ragazzone nero che ci ha fermato ed ha chiesto a Slim di giocare di nuovo. Ho subito intuito il pericolo: Slim però ha declinato l’invito. A quel punto il ragazzo l’ha colpito violentemente e gli ha rotto una mascella. Amarillo ha perso i sensi e gli hanno rubato tutto quello che aveva in tasca, sfilandogli via anche la sua spilla di diamanti.

Il ragazzo poi ha provato a raggiungermi ma io stavo andando verso la macchina per prendere una pistola che portavo sempre con me. Mentre correvo qualcuno mi ha cadere e mi sono trovato circondato da tre uomini che hanno iniziato a colpirmi a calci. Io istintivamente ho reagito, impedendogli di frugare nelle mie tasche. Dopo un pestaggio terribile sono riuscito a rialzarmi: per fortuna stava arrivando una macchina e i rapinatori sono fuggiti. Così siamo riusciti a tornare a casa e un nostro amico medico ci ha curato durante la notte. 

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La mascella di Slim era a pezzi e non ha potuto mangiare cibi solidi per un mese. Io avevo tre costole rotte, tagli multipli, una brutta contusione al naso e il lobo del mio orecchio era stato strappato. Stupidamente volevo vendicarmi.

amarillo-slimHo chiamato un amico che giocava sempre a poker con noi: si chiamava George McGann ed era membro di una banda conosciuta come “The Dixie Mafia”. Gli ho chiesto se voleva unirsi alla nostra spedizione punitiva. Lui ha fatto una telefonata e poi mi ha risposto: “quelli erano i ragazzi di Chuck, il mio migliore amico. Mi ha detto che era dispiaciuto per l’accaduto e che non sapeva chi fossi”. 

Dopo averci pensato un attimo, gli ho detto che volevo trovare un ragazzo che mi aveva preso a calci in testa diverse volte. George si mise a ridere e mi disse di desistere dalle mie idee bellicose perché il tipo era appena stato tagliato dai San Francisco 49ers di football… Slim voleva andare dalla polizia ma se avessimo denunciato la rapina, sarebbe venuta fuori la storia delle partite illegali.  Così abbiamo capito che anche quella brutta storia faceva parte del prezzo da pagare per il nostro stile di vita.

Quasi pentito, il buon Chuck il giorno dopo è venuto a trovarci per ribadirci tutto il suo dispiacere per quello che era successo. Gli ho detto che se avessero ridato a Slim i $1.200 rubati, la storia sarebbe finita ma lui ha affermato che i suoi ragazzi avevano speso tutto il denaro, poi mi ha chiesto quanti soldi avevo nelle tasche la notte precedente. Mi ricordo ancora lo sguardo di rammarico quando gli ho detto che avevo con me 15.000 dollari… Si, in quel momento Chuck si è sentito male…