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Dutch Boyd e Joe Bartholdi, una scommessa WSOP durata dieci anni (e con finale amaro)

Nel 2006, Dutch Boyd e Joe Bartholdi scommisero $10.000 su chi dei due avrebbe vinto il maggior numero di braccialetti WSOP in 10 anni. Tra i due amici, la questione si è trascinata ben oltre, arrivando fino all’aula di un tribunale.

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09/03/2021 12:00

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Scommettere con un amico è un’arma a doppio taglio: che succede se, come tra Dutch Boyd e Joe Bartholdi, uno dei due non rispetta la parola data?

Succede che un’amicizia può anche incrinarsi, o addirittura finire. O, come nel caso dei due giocatori di poker professionisti, finire addirittura in tribunale. Questa storia è cominciata nel 2006 e sarebbe dovuta finire dieci anni dopo, ma l’amaro epilogo è questo…

 

Dutch Boyd

Dutch Boyd

 

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L’antefatto

Siamo nel 2006, in pieno boom del poker. Dutch Boyd e Joe Bartholdi fanno parte di ‘The Crew’, un gruppo di pokeristi che comprende anche David Smyth, Tony Lazar, Brett Jungblut e Scott Fischman.

L’idea è quella di riunire il bankroll e tentare di imporsi nel panorama torneistico mondiale.

Boyd e Bartholdi decidono di fare una scommessa: il giocatore che, nel giro di 10 anni, avrebbe vinto il maggior numero di braccialetti WSOP, avrebbe intascato $10.000 da parte dello sconfitto. Una scommessa a lungo termine, ma abbastanza semplice.

Arriva il 2016

Fast-forward al 2016, l’anno in cui la scommessa tra Dutch Boyd e Joe Bartholdi arriva al suo compimento. Quest’ultimo nel 2006 aveva vinto un Main Event del WPT da $25.000 di buy-in, per in premio di oltre $3,7 milioni, ed evidentemente si sentiva fiducioso.

Non sapeva però che quello sarebbe rimasto il suo unico successo di prestigio, mentre Dutch Boyd avrebbe vinto tre braccialetti WSOP (e scommessa annessa): uno nello stesso anno (2006), uno nel 2010 e uno nel 2014.

Dutch Boyd passa all’incasso, ma…

A quel punto, il vincitore è pronto a mettersi in tasca il dovuto, ma Bartholdi fa reticenza. Dutch ci prova più volte a battere cassa, ma ad oggi sembra che l’amico (o ex amico?) gli abbia pagato solo $1.500 dei $10.000 pattuiti.

“L’ho visto giocare sulla Strip ad un tavolo di No Limit da $25/$50”, racconta Boyd ai colleghi di PokerNews, “Sembrava avesse davanti $80.000, ma non mi ha voluto dare quanto mi spetta”.

Ed è in quel momento che Boyd passa all’attacco.

La causa legale

Dutch decide di rivolgersi ad un giudice del Nevada, desideroso di farsi pagare quanto dovuto. Tramite i suoi legali, chiede che la scommessa con Bartholdi venga trattata “come un contratto legale e valido”.

Ma come spiega la sentenza dello scorso 24 febbraio, nel Nevada “un accordo verbale è nullo se non viene completato entro un anno”. Per avere valore legale, la scommessa tra Dutch Boyd e Joe Bartholdi avrebbe dovuto essere scritta.

Lo stesso Bartholdi ha commentato così a PokerNews: “Perché Dutch mi ha fatto causa? Per lui non sono stato abbastanza veloce a saldare il debito. Mi ha attaccato, ma continuerò a pagare quello che gli devo”.