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To Hell and Back: Johnny Proudfoot, da regular in mutande a top mondiale online

Oggi Johnny Proudfoot è uno dei migliori torneisti online in circolazione, ma c’è stato un tempo in cui era un “bad reg”, come si è autodefinito. Il giocatore britannico in carriera ha vinto oltre $2,5 milioni nei tornei di poker online.

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07/09/2018 11:15

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Chi è nato (almeno) negli anni ottanta, ed è appassionato di videogiochi, ricorderà sicuramente ‘To Hell and Back’, capolavoro della CRL per Commodore 64. Ecco, proprio come il protagonista di quel gioco, l’arcangelo Bertram, Johnny Proudfoot è dovuto scendere all’inferno, prima di risalire in paradiso.

Oggi, infatti, ‘proudflop’ è tra i più forti giocatori di poker online da torneo nel Regno Unito, ma per anni ha navigato nella mediocrità, bruciando occasioni su occasioni (e annessi bankroll) prima di trovare la propria strada.

 

Johnny Proudfoot

Johnny Proudfoot

 

L’incontro con il poker ai tempi dell’università

In un’intervista a PocketFives, ‘proudflop’ ha ricordato di come si sia avvicinato al Texas Hold’em quando ancora frequentava l’università: “Tra una lezione e l’altra giocavamo qualche mano cash, e io perdevo quelli che all’epoca per me erano un sacco di soldi, tipo 60 sterline”.

Un percorso, quello di Johnny Proudfoot, simile a tanti: le prime mani di poker con gli amici prima della scoperta del poker online. Nel 2009 vinse un satellite per il World Championship of Online Poker Main Event, lo convertì in denaro, ne giocò un altro… e vinse di nuovo.

Così, il ventottenne di Durham decise di partecipare a quel torneo, vinto poi da Carter ‘ckingus’ King, riuscendo ad arrivare a premio e a incassare ben $15.000. Una cifra più che sostanziosa per un bankroll iniziale.

“Andai rotto in una settimana!”

Ma le cose non andarono per il verso giusto, per ‘proudflop’. Anzi, diciamo pure che andarono decisamente male: “Credo di aver persoi tutto nel giro di una settimana”, ricorda il britannico. Una mazzata che avrebbe potuto mettere fine ai suoi sogni di professionismo, e che invece gli diede la forza di studiare per riprendersi ciò che aveva perso.

Depositò $50 e cominciò a giocare i Six Max Turbo, con un discreto successo per i tre anni successivi. A questo punto, Johnny commise un errore molto comune: si fermò. Non si rese conto che il gioco stava evolvendo e che il suo gameplay non era più adatto a vincere.

“Per quattro anni mi trasformai in un pessimo reg”, spiega. “Venivo completamente distrutto, giocavo uno stile che ormai era obsoleto”.

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Johnny Proudfoot, il lupo solitario e “l’incontro” con Talbot

Ci mise parecchio, il buon Johnny, a rendersi conto di ciò che non andava. Anche perché lui è sempre stato – ed è tuttora – un giocatore abituato a fare da solo. Non usava software, non condivideva le sue hand history, nulla: giocava, accumulava mani, ma non vinceva più.

Da qui la decisione di prendersi una pausa, completare il suo percorso di studi, e tornare al poker grazie… a Parker ‘tonkaaaa’ Talbot: “Guardai il suo streaming per un paio d’ore e qualcosa scattò in me. Si mise ad analizzare un paio di mani e pensai che era quello che ero abituato a fare io, ma che ormai avevo smesso di fare”.

Seguire lo streaming di Talbot su Twitch aiutò Proudfoot a riapplicare nuovamente un approccio critico al gioco, la chiave per il suo futuro successo: “Gli devo praticamente tutto”.

Brand new ‘proudflop’

Tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, Johnny Proudfoot ha cominciato ad accumulare successi e titoli, entrando per la prima volta nella top 100 mondiale dei migliori torneisti secondo Pocketfives. Un’ascesa continua, che oggi lo ha portato ad essere stabilmente nella top 10.

A maggio, il britannico ha vinto un torneo importante sulla piattaforma internazionale di 888, superando 855 player e incassando oltre $209.000: “È stato una di quelle partite in cui sai che arrivi al final table e non puoi perdere”, ricorda ‘proudflop’.

Durante l’estate, Johnny ha continuato la sua scalata, arrivando a sfiorare i $2,5 milioni in carriera, il tutto giocando nei principali tornei online. Ma non ha intenzione di fermarsi qui: “Non sono mai stato il tipo che voleva semplicemente grindare gli small stake. Ho sempre voluto giocare ai più alti livelli possibile”.

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