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Cheong sullo scoppio subito da Candio: “Contro altri non sarei andato all-in, ma Filippo era un maniac”

Joseph Cheong ha analizzato la leggendaria bad beat subita da Filippo Candio a 19 left nel Main Event WSOP del 2010

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05/08/2018 09:13

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È una delle mani di poker più visualizzate di YouTube. È una mano impressa a fuoco nella mente di qualsiasi persona frequentasse il mondo del poker otto anni fa. È uno degli scoppi più leggendari nella storia del Main Event WSOP. È la mano tra Filippo Candio e Joseph Cheong a 19 left nel final table al Main Event 2010. Una mano di cui si è scritto e discusso per anni, tra opinioni, analisi tecniche e giudizi sul comportamento di Filippo prima, durante e dopo il confronto.

Se Candio aveva già parlato più volte di quello scoppio inflitto, Cheong non aveva mai offerto un’analisi approfondita. Lo ha fatto ora per la video-rubrica “Hand Histories” di PokerGo. Ecco il ricordo del fortissimo pro americano su quella clamorosa mano che lo fece passare da chipleader a settimo nel chipcount, procurando un danno milionario al suo stack.

Joseph Cheong sul Main Event 2010

Questa è una mano memorabile per tante persone, perché fu una bad beat notevole e soprattutto per un gran numero di chips”, dice Cheong, prima di tornare indietro con la mente. “È un’esperienza importante andare deep nel Main Event. Ci sono telecamere ovunque e i premi possono davvero cambiarti la vita”.

In quel momento del torneo c’erano 19 giocatori in corsa e Cheong era il chipleader con 28.9 milioni di chips su un average stack di 11.5 milioni.

“Il poker è sicuramente un gioco di abilità ma c’è anche tanta fortuna coinvolta“, spiega il pro di origini asiatiche. “I migliori giocatori sono destinati a vincere sul lungo periodo ma in un torneo ogni singola mano può andare male”.

L’immagine di Filippo Candio: un maniac

Prima di lanciarsi nell’analisi della mano, Cheong parla di Filippo Candio. Ecco l’opinione che aveva del giocatore italiano:

“Mi ricordo bene il mio avversario. Filippo Candio era il tizio italiano che ballava e saltava e urlava. Lo osservavo da due giorni. All’inizio, basandomi solo sulle apparenze, mi sembrava un buon giocatore: giovane, europeo, sponsorizzato da una nota poker room… Poi avevo capito che era un giocatore pazzo, un maniac. All’epoca molti italiani erano visti come maniac (il riferimento è, probabilmente, a Dario Minieri, ndr)”.

Joseph Cheong analizza lo scoppio subito da Filippo Candio nel 2010

La mano inizia con il rilancio di Candio a 385.000 sui blinds 80.000-160.000 con 7 5 in mano. Cheong 3-betta a 1.125.000 con a a e Candio chiama. Sul flop 5 6 6 Cheong si sentiva giustamente a suo agio.

È un buon flop per A-A, specialmente contro questo giocatore che è disposto a perdere soldi con qualsiasi coppia. Sono molto felice di questo flop”.

Candio fa check, Cheong punta 1.550.000 e Candio rilancia a 4.400.000. Cheong chiede subito al suo avversario quante chips abbia dietro. Filippo borbotta qualcosa e non risponde alla domanda.

“Alla mia domanda rispose con un grugnito ma onestamente non mi importava ciò che disse. Ero sempre più certo della forza della mia mano. Ero molto confident con quella mano, contro quell’avversario“.

L’all-in e il call

Cheong mette ai resti Candio per 12.1 milioni. Una mossa che non avrebbe fatto contro chiunque.

“Contro la maggior parte dei giocatori probabilmente non sarei andato all-in perché era una mossa molto forte e probabilmente avrei costretto al fold molti miei avversari. Ma lui era così “bad” che ero sicuro che avrebbe chiamato con qualsiasi coppia“.

Filippo chiama dopo qualche momento di esitazione, decidendo di giocarsi tutto il suo Main Event WSOP a 19 left con 7-5 sul flop 5-6-6. Il nostro connazionale aveva uno stack sopra average, motivo per cui il piatto è mostruoso: 26.8 milioni.

Sul turn viene girato un 8 che apre la bilaterale a Candio. Cheong non teme nulla, anzi, già pensa a come far pesare agli avversari il suo nuovo monster stack.

“A quel punto il pot è di ben 26 milioni. Anche dopo l’8 sul turn sono estremamente favorito ed essendo già il chipleader del torneo, se vinco questo pot posso bullare il tavolo sfruttando la loro paura degli scalini nel payout. Se vinco la mano, solo una lunga serie di bad beat può portarmi via la chiplead”.

Lo scoppio al river

Il river è un clamoroso 4 che consegna la scala a Candio.

Tutto quello che ho sentito è stato Filippo urlare e saltare come un pazzo“, ricorda Cheong. “E ho pensato: “Maledizione, questo scoppio mi è costato milioni di dollari“. Se non avessi subito questa bad beat sarei stato chipleader con netto distacco e probabilmente avrei vinto il torneo piuttosto facilmente“.

Per Cheong fu una batosta che lo fece scendere in settima posizione su 19 players left. Ciononostante, si risollevò come un vero campione e alla fine chiuse in terza posizione per 4.1 milioni di dollari.

“Cosa si prova in quel momento? Considerando che ho perso diversi milioni di dollari in chips per quello scoppio, direi che la sensazione era quella di un calcio nelle palle! Mi sono detto di calmarmi e continuare a giocare bene. Ho poi chiuso in terza posizione per 4.1 milioni di dollari e soprattutto ho eliminato Filippo. È stata una specie di vendetta per avermi rovinato la vita in precedenza”.

Joseph Cheong: “Mi era piaciuta l’esultanza di Candio”

Cheong ha anche parlato dell’esultanza senza limiti di Filippo Candio. Molti erano convinti che l’americano se la fosse presa e invece non è così. Anzi.

Onestamente mi è piaciuta la sua reazione. È bello vedere qualcuno reagire con così tanta felicità per una mano così importante. Sarebbe stato peggio se non avesse fatto nulla. Ho rivisto molte volte Filippo, siamo diventati amici al final table e abbiamo viaggiato insieme per i tornei”.

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