Gioco legale e responsabile

Curiosità

Luca Moschitta: “Il bot DeepStack? Bravino, ma che lentezza!” Pizzarello: “Un massacro!”

Scritto da
07/03/2017 17:00

6.499


Luca Moschitta

Luca Moschitta

L’altro giorno vi raccontavamo di “DeepStack”, il nuovo bot sviluppato da un team dell’università dell’Alberta guidato da Michael Bowling, capace di vincere contro una serie di sfide heads up contro 33 giocatori in carne ed ossa.

Come già detto all’interno dell’articolo, sulla reale attendibilità del test – al di là degli entusiastici proclami da parte dei programmatori – c’è qualche dubbio, a partire dalla lista dei nomi dei giocatori sfidati, tra cui non appariva nessuno degli attuali top al mondo nella specialità dell’heads up e che avrebbero ovviamente reso il test più probante.

Tra i tester c’era comunque Luca Moschitta, che sugli heads up ha costruito la propria carriera ed era probabilmente il nome più importante fra gli sfidanti, a parte Phil Laak. Luca ha accettato di commentare l’esperienza per noi. “Come si può vedere dal grafico dei risultati, non ho completato il numero di mani richieste, fermandomi a circa 300”, esordisce il pro catanese trasferitosi da tempo a Malta.

“Il software era di una lentezza estrema, giocarci contro era innanzitutto una tortura sotto questo punto di vista, perchè era davvero irritante. Infatti ho capito presto sia che completare questa cosa mi avrebbe portato via un sacco di tempo, sia che quella lentezza mi avrebbe indotto a giocare male. A volte sembrava bloccarsi e stava anche 40 secondi prima di checkare una mano. In generale, ogni singola mano durava almeno il triplo rispetto a una mano standard su PokerStars in multitabling spinto… Dopo circa 300 mani e almeno 4 ore di gioco ho deciso di quittare.”

Al di là di questo inconveniente tecnico, Moschitta – che ha chiuso in vantaggio le sue mani giocate – elogia chi ha programmato il software:Il bot era davvero bravino, faceva molti bluff bilanciati. Probabilmente una versione più veloce mi avrebbe fatto soffrire parecchio, anche perchè il format era un po’ strano: in pratica ogni mano giocavi con 100bb, indipendentemente da come fosse andata la precedente.

Anche Silvio Pizzarello, il secondo dei tre italiani che hanno sfidato il bot (l’altro è il navigato rounder siciliano Antonio “keyman” Parlavecchio) ha parole di elogio verso il bot, pur se in tutta onestà ammette “Ho accettato l’invito con piacere e curiosità anche se non sono propriamente un headsuppista.”

Silvio Pizzarello, ex delegato FIGP

Silvio Pizzarello, delegato FIGP

Silvio, friulano da anni nel mondo del poker con cariche dirigenziali in FIGP, racconta la sua “disfatta”: “non essendo uno specialista è stato davvero un massacro per me, impossibile giocarci contro! Mi aspettavo un bot abbastanza bilanciato, ma questo sembrava quasi che mi vedesse le carte…”

Battute a parte, parlando con Pizzarello i dubbi su questo primo esperimento da parte del team di Michael Bowling emergono, alimentando più di qualche perplessità: “Ho visto che su di me sono riportate solo 90 mani ma ne ho giocato molte di più, solo che a un certo punto ho avuto un problema perchè non mi riconosceva gli accessi e ho dovuto rifarli.”

Qualche problema tecnico deve dunque esserci stato, ma l’esperimento “DeepStack” è da seguire con grande curiosità, soprattutto se – come è lecito attendersi – nei test successivi metteranno a punto gli aggiustamenti necessari e rimedieranno a qualche bug.

Tu cosa ne pensi? Lascia il tuo commento