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Maurizio Guerra lascia la vita da pro: “farò il poker manager”

Maurizio Guerra in una delle ultime apparizioni come pro di Sisal PokerNel nuovo team pro di Sisal Poker annunciato ieri il suo nome era assente, e solo il caso ha voluto che il cognome continui ad essere presente, grazie all’ingaggio di “crisbus“. Ma per Maurizio Guerra non si tratta di un semplice divorzio, quanto di una scelta di vita: il forte barese ha infatti deciso di smettere con la carriera da poker pro, per iniziare una nuova vita da poker manager!

Maurizio andrà ad occuparsi di management per un network di poker, un nuovo soggetto i cui dettagli sono ancora rigorosamente top secret, ma che mira ad essere da subito una realtà molto importante sul mercato.

Abbiamo raggiunto Maurizio nella sua casa di Bari, per conoscerne le sensazioni in questo momento così importante.

AP: Allora, parlaci di questa svolta. E’ davvero una scelta di vita?
MG: Lo è, e non è stato facile. Sisal Poker mi aveva fatto un’offerta di rinnovo, ed anche molto buona. Per questo, e per i tre splendidi anni trascorsi insieme, non posso che ringraziarli. Ma per me era giunto il momento di dire basta.

AP: Cosa ti ha portato a rinunciare a qualcosa che migliaia e migliaia di ragazzi sognano ogni giorno, ovvero la vita del poker pro sponsorizzato?
MG: Ho riflettuto a lungo, mi sono immaginato fra una decina d’anni e mi sono chiesto se il mio futuro potrebbe essere ancora quello di cliccare davanti ad un monitor per abbattere la varianza, studiare e fare di tutto per rimanere sulla cresta dell’onda. Ho deciso di no, quel futuro sarebbe qualcosa di troppo difficile, e soprattutto che non mi renderebbe felice.

AP: Quindi molli completamente il poker giocato?
MG: No, non del tutto. Con questa nuova azienda, che ovviamente avrà bisogno di visibilità, farò qualche torneo live, soprattutto in Italia. Ma rimarrà solo poco più che un hobby. Comunque, oltre al fattore di “saturazione” dal gioco, c’è anche un altro elemento che ha inciso sulla mia decisione.

AP: Sono tutt’orecchi
MG: Ho degli studi, dei titoli per cui ho sudato e delle esperienze di lavoro che avevo accumulato prima di accantonarle per questi 5 anni di poker professionistico. Ho una laurea in economia, due master, 6 anni di esperienze in multinazionali, e appunto 5 anni da poker pro. Quello che cercherò di fare ora è di utilizzare queste mie esperienze/conoscenze per aiutare a colmare una lacuna italiana.

AP: Intendi quella dei poker manager?
MG: Sì. In Italia ci sono diversi manager di poker room che hanno ottime competenze economico-aziendali, altri che hanno una profonda conoscenza del gioco e del mondo dei giocatori. Pochissimi però possono vantare competenze in entrambi i versanti, e questa è una figura che vorrei contribuire a sviluppare in Italia.

AP: Cosa ti lascia in eredità la tua carriera da poker pro?
Tutto – e sottolineo tutto – quello che ho imparato in questi anni per diventare un buon giocatore, ha valore universale: fare le scelte giuste, farle in breve tempo e senza farsi condizionare dal risultato, pensare sul lungo periodo, sono tutti concetti che rimangono preziosi in ogni ambito e per qualunque lavoro futuro possa intraprendere.

AP: E non c’è nulla, di quanto ti stai lasciando dietro, che ti mancherà?
MG: Certo che ci sarà, eccome. Anzi, chiariamo subito: questi 5 anni da pro sono stati fantastici! Grazie al poker ho girato l’Italia e il mondo, ho vinto tanti soldi, tornei online di ogni tipo, titoli italiani ed europei. Più di tutti forse mi mancherà l’aspetto competitivo-sportivo: sapere ogni giorno di dover aprire il mio database, studiare i miei avversari e cercare di essere più bravo di loro è qualcosa di cui sentirò la mancanza. Però, oltre che l’aspetto più entusiasmante, questo è stato forse l’elemento decisivo nella mia valutazione – da giocatore – se smettere o meno.

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AP: Che vuoi dire?
MG: Voglio dire che quello del grinder è un lavoro molto usurante. Lo è da un punto di vista psico-fisico, lo è per i sacrifici anche socio-relazionali che richiede. Lo è perchè – in estrema sintesi – quella del grinder è un’attività totalizzante!

Io ho vinto molto, e sono persona molto competitiva, ma proprio per questo ho preso consapevolezza che per mantenermi su questi standard avrei dovuto continuare a dedicare moltissimo tempo tra gioco, studio e altre attività poker-related come ad esempio i forum.

AP: Mi incuriosisce sapere quante ore dedicavi al poker, al punto da pensare di non poterlo più sostenere in futuro.
MG: Tutto compreso (gioco, studio, coaching dato e ricevuto, altre attività poker-related) circa 160 ore al mese.

Maurizio andrà ora a fare il poker managerAP: Beh, siamo su un numero di ore assolutamente standard per qualche milione di persone, o no?
MG: Guarda, 1 ora di poker giocato vale quanto 4 ore di lavoro normale, a livello di pressione. Nessuno si scandalizzi, poichè mi baso semplicemente su un dato di fatto: se fai un lavoro “normale” e non rendi al massimo, il peggio che ti possa capitare (ma parliamo di casi estremi) è venire licenziato. Nel nostro lavoro, se non rendi al massimo nessuno ti licenzia, ma perdi sistematicamente dei soldi e in breve tempo andrai rotto. Quando sei un pro capisci che le ore che tu dedichi al tuo lavoro devono essere in A-game. Questo A-game è una condizione psicofisica importantissima, molto difficile da raggiungere e ancora più dura da mantenere.

Tenere questi ritmi è qualcosa che puoi fare per un determinato periodo di tempo, poi in genere si sente il bisogno di altro. Secondo me solo pochissimi hanno le skills per mantenersi ai vertici con relativa facilità, ovvero senza trascurare il resto della propria vita. Per me questo “time out” è già arrivato.

AP: Sembra quasi che non stiamo parlando di un gioco che anima i sogni di milioni di persone. Alla luce di quanto ci siamo detti, cosa ti sentiresti di consigliare a chi si accosta adesso a questo mondo?
MG: Consiglio di provarci seriamente, ponendosi obiettivi raggiungibili, ma senza illudersi di poter fare questo lavoro per il resto della propria vita. Solo in pochissimi possono permettersi di farlo, l’obiettivo di tutti gli altri è mettere da parte più soldi possibile per assicurarsi un futuro più agiato o per avere le basi necessarie ad intraprendere un’altra attività. Mi auguro che il poker possa rendervi persone felici così come ha reso felice me in questi 5 anni.

A Maurizio Guerra va invece il nostro augurio per una carriera da poker manager che possa anche solo ricalcare quella da player.

"Assopoker l'ho visto nascere, anzi in qualche modo ne sono stato l'ostetrico. Dopo tanti anni sono ancora qui, a scrivere di giochi di carte e di qualsiasi cosa abbia a che fare con una palla rotolante".