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Nathan Gamble shock: “A 18 anni fui rapito. E nel 2015 in Corea rischiammo la guerra”

In una recente intervista, Nathan Gamble ha raccontato la sua storia molto particolare: a 18 anni subì un sequestro lampo da brividi. Nel 2015, invece, si trovava in Corea quando tra Nord e Sud stava quasi per scoppiare una guerra.

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02/07/2018 16:00

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Nathan Gamble è un giocatore di poker, specialista del PLO, che si è fatto conoscere l’anno scorso, quando ha conquistato l’evento da $1.500 di PLO8 alle WSOP 2017. Quest’anno, Gamble è tornato sul luogo del delitto, raggiungendo il tavolo finale nel medesimo torneo di cui era campione uscente.

L’americano ha poi chiuso al 18° posto il Championship di PLO8 da $10.000, dimostrando di essere uno dei migliori torneisti di Omaha in circolazione. Ma più dei suoi successi, è la sua storia – raccontata dai colleghi di PokerNews – ad averci sorpreso.

 

Nathan Gamble

Nathan Gamble con la mano vincente alle WSOP 2017

 

“Sei fortunato: ho smesso di ammazzare”

Sentirsi dire una frase del genere farebbe gelare il sangue a chiunque, figurarsi a un diciottenne che ha appena passato la peggior ora e mezza della sua vita. Sì, perché a 18 anni, Nathan Gamble è stato rapito – o sequestrato in maniera ‘lampo’, se preferite.

Un giorno, prima di tornare a scuola nella sua North Richland Hills, in Texas, il giovane Nathan venne approcciato da uno sconosciuto che gli chiese un passaggio. Gamble accettò, segnando l’inizio dell’incubo: l’uomo tirò fuori una pistola e lo intimò di guidare fino alla banca.

Dopo la rapina, il malvivente costrinse Nathan a guidare fino al centro di Dallas: Era come una situazione di poker, dove devi capire cosa fare, ha raccontato Gamble nell’intervista a PokerNews. “Ho pensato di tutto, continuando a valutare la situazione”.

Fuggire od obbedire?

Portato in un quartiere poco raccomandabile, Nathan Gamble vide il suo aguzzino entrare in una casa ed uscire poco dopo con altri due uomini: “Pensai all’ipotesi di scendere dalla macchina e correre nei boschi”.

Invece, Gamble rimase in macchina e il malvivente gli intimò di ripartire, mentre i suoi due complici li seguivano a bordo di un’altra vettura: Sei proprio fortunato, perché ho appena smesso si ammazzare la gente. Mi sto convertendo a Dio, disse il rapinatore, prima di cominciare a fumare metanfetamina.

“Ci fermammo in una strada del centro”, ricorda il texano, “e lui uscì, salendo sulla macchina degli altri due e lasciandomi andare via”.

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Nathan Gamble e la (quasi) guerra in Corea

Un’esperienza del genere, a 18 anni, può traumatizzarti per sempre o – per contro – renderti quasi impermeabile alle avversità. Fortunatamente per Gamble, quel rapimento-lampo ha contribuito a forgiare il suo carattere solare e positivo.

Tanto che neppure un’altra situazione tutt’altro che piacevole ne ha scalfito l’attitude: “Ero in Corea [come ufficiale di artiglieria, ndr] durante gli scontri del 2015. Poco prima di andare via, eravamo pronti con i lanciamissili per la guerra.

Nel 2015, infatti, alcuni soldati nordcoreani attraversarono la zona demilitarizzata, posizionando delle mine vicino a un posto di guardia. Gli esplosivi ferirono due soldati sudcoreani: “Così, la Corea del Sud riattivò gli altoparlanti per fare propaganda contro la Corea del Nord, che rispose sparando un razzo su uno degli altoparlanti.

La Corea del Sud lanciò quindi 72 razzi sulla Corea del Nord: eravamo pronti alla guerra: tirammo letteralmente fuori le armi. Avevamo i lanciamissili puntati verso la Corea del Nord.

Una vita da PLO

Fortunatamente il conflitto fu scongiurato, e Gamble poté tornare a casa: “Quando vinsi il braccialetto l’anno scorso, ero appena rientrato”. Un’enorme soddisfazione, per un ragazzo cresciuto nel Texas, ma mai particolarmente amante dell’Hold’em.

“Credo di vedere l’Omaha da una prospettiva diversa”, ha affermato. Sin da giovane, infatti, Nathan ha sempre preferito le varianti alle più famose due carte. Anche online, ha cominciato dai mixed game.

Prima del Day 2 del Championship di PLO8, Nathan Gamble dichiarava: Questo è il mio vero Main Event: sono pronto”. E chi più di lui poteva esserlo?

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