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Phil Ivey: ‘Da giovane ho perso 170k e sono andato broke”

Le speculazioni sul reale bankroll di Phil Ivey vanno molto di moda ultimamente: c’è chi, come Dan Bilzerian, crede che sia broke e chi invece è convinto che di soldi ne abbia a non finire. Il diretto interessato non si è mai esposto sullo stato attuale delle sue finanze, eludendo le domande dei giornalisti più audaci e andando così ad alimentare ancora di più le voci sul suo conto.

Phil Ivey ha vinto di tutto in carriera ma molti lo vogliono broke

Tuttavia è di pochi giorni fa un’intervista di All-in Mag, nella quale Phil Ivey si è aperto un po’ su questa spinosa questione, dichiarando di essere andato completamente broke da giovane e di essere stato costretto a ricostruire il bankroll tornando ai tavoli con i limiti più bassi.

Il periodo di cui parla risale alla fine degli anni novanta, quando un giovanissimo Ivey (ben lontano dai 21 anni, età legale per giocare nei casinò) era già stato in grado di vincere parecchi soldi ad Atlantic City, sedendosi ai tavoli cash game grazie a un documento d’identità falso. Con un bankroll di circa 170.000 dollari, “No Home Jerome” (questo il suo soprannome dell’epoca) decise di partire alla volta della California, per sfidare il ricchissimo produttore pornografico Larry Flynt in una serie di partite private: “Presi un volo per Los Angeles in quanto volevo sedermi a questi tavoli privati di cash game. Nel giro di poche ore andai broke, completamente broke“.

Per Phil una batosta indimenticabile, dalla quale riuscì a risollevarsi tornando a giocare, ai limiti più bassi, con i pochissimi soldi rimasti per la vita di tutti i giorni: “Ripartii da zero e ricostruii tutto, così mi presentai nuovamente a casa di Flynt con un bankroll di 200.000 dollari”. Per Ivey, tuttavia, non è ancora finita: “Persi quasi tutto, nuovamente, ritrovandomi con solo quattro o cinquemila dollari. A quel punto decisi di non mollare e con grande pazienza ribaltai la situazione, chiudendo la giornata in profitto. Il giorno dopo tornai e vinsi 150.000 dollari, stessa cosa il giorno seguente e i successivi. È stata la svolta della mia vita perchè mi assicurai un vero bankroll per poter giocare e da quel momento non mi sono mai più guardato indietro“.

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Larry Flynt, inventore della rivista Hustler e grande appassionato di poker

Una storia finora sconosciuta, che da un lato rende ancora più leggendaria la figura di Phil Ivey, già molto noto alle cronache per le sue folli partite a dadi e a baccarat. L’ex pro di Full Tilt ci tiene però a sottolineare quanto siano differenti i casinò games dal poker: “Il poker non mi dà adrenalina ed eccitazione, è un gioco esclusivamente mentale, nel quale tutto si svolge nella mia testa. Il poker non è gambling“.

Una bella pubblicità per la reputazione del gioco quindi, e, a proposito di reputazione, è lo stesso Ivey a volersi togliere un sassolino dalla scarpa: “Molta gente dice che gioco pesante ai dadi o a baccarat per farmi pubblicità ma non è vero: gioco high stakes perchè mi piace e soprattutto perchè posso permettermelo“.

E se lo dice lui che tra poker online e live ha vinto decine di milioni di dollari, dobbiamo proprio crederci.

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