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Curiosità

Roberto Romanello: “La prima volta che ho giocato un torneo me la sono fatta sotto”

Roberto Romanello parla della sua vita prima di conoscere il poker, e rivela particolari curiosi sulla sua prima volta… torneistica. “Era un evento da 100 sterline in un casinò di Swansea. Non avevo mai partecipato a un torneo in vita mia”

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19/01/2019 11:29

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Con quasi 4 milioni di dollari vinti in carriera, Roberto Romanello è il giocatore più decorato del Galles nei tornei di poker live. Il britannico di origini italiane è un habitué dei principali circuiti torneistici mondiali e in carriera può vantare la conquista dell’EPT Praga 2010.

Ma che cosa faceva Roberto Romanello prima di schiantare avversari al tavolo verde? Ce ne parla lui stesso, attraverso il filtro giornalistico dei colleghi di PokerNews.com.

 

Roberto Romanello

Roberto Romanello

 

Dall’Italia al Galles e (doppio) ritorno

Il forte player gallese racconta di come suo nonno si trasferì dall’Italia al Galles per cercare fortuna, in un periodo storico molto difficile dove regnava la povertà e di lavoro ce n’era poco: “Mio padre ha lavorato in un furgoncino di gelati per 3 sterline a settimana, poi ha lavorato in una fattoria, è tornato in Italia, ha sposato mia mamma e l’ha portata di nuovo qui. Si sono fatti il mazzo e hanno preso in affitto un bar: dal non avere niente, si sono fatti una vita.

Insomma, l’attitudine al lavoro duro scorre nel sangue dei Romanello: “I miei tre fratelli e io abbiamo lavorato nel business di famiglia. Avevamo davanti l’esempio dei nostri genitori e anche noi ci siamo dati molto da fare. Mio padre aveva ampliato il business comprando un altro bar e poi un altro ristorante di fish and chips e poi un altro ancora. Quando siamo entrati in affari io e mio fratello, lo abbiamo aiutato ad espandersi ulteriormente”.

Roberto Romanello e la scoperta (traumatica) del poker

Grazie agli affari di famiglia, Roberto Romanello ha imparato che incontrare e parlare con persone nuove ogni giorno era fonte di informazioni preziose. Una skill molto utile per quello che un giorno sarebbe diventato un professional poker player.

“Circa una volta a settimana, quando chiudevamo il negozio, io e mio fratello invitavamo degli amici e ci giocavamo 5 sterline: è così che ho iniziato a giocare a poker”, ricorda Roberto. “C’erano sempre almeno sei o sette persone e giocavamo un sit and go, una o due volte a serata. Vincevo sempre io. Da lì ci siamo spostati in una sala biliardo e ci giocavamo 10 sterline: non avevo paura di niente, battevo 30 o 40 persone per volta e vincevo 150-200 sterline”.

Ad un certo punto, però, “qualcuno disse che organizzavano un torneo da 100 sterline in un casinò di Swansea. Non c’ero mai stato, quella sera andai e partecipai al mio primo torneo: me la feci addosso. C’era gente più grande, tutti chiacchieroni che cercavano di dominare il tavolo. Avevo le farfalle nello stomaco.

Un’emozione comprensibile all’esordio, ma che già dalla seconda volta “era completamente diverso. Cominciai a vincere, torneo dopo torneo. Tornavo sempre a casa con 500-1.500 sterline. Fu così che cominciai a viaggiare per Swansea e Cardiff”.

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Las Vegas

Quando Roberto Romanello cominciava a prendere il poker sul serio, il Texas Hold’em aveva già cominciato a spopolare in tv. Proprio guardando la gente giocare in televisione il gallese realizzò di avere qualcosa in più.

“Facevano sempre vedere tornei di Las Vegas in tv, WSOP incluse. Mi ricordo che guardavo Eli Elezra e pensavo: ‘Posso fare meglio di lui’. Continuavo a pensare: ‘Perché hai giocato così? Potevi vincere di più se puntavi tot piuttosto che tot’. Quella era la mia mentalità”.

Così, dopo essere andato a premio al Welsh Masters, Roberto decise di andare a Las Vegas a giocare il WSOP Main Event, piazzandosi subito in the money. Poi di nuovo Galles, ancora Swansea, altri in the money. E l’incontro con lo European Poker Tour.

Un sogno chiamato EPT

Il poker pro gallese ricorda come decise di andare con qualche amico all’EPT Barcellona: “Per me fu tutto nuovo: la sala era piena, c’erano partite cash ovunque. Andaì al desk e spiegai che ero venuto per giocare l’EPT Main Event. ‘Mi dispiace signore, tutto esaurito: c’è una lista d’attesa di 70 persone”.

Romanello aveva fatto tutto il viaggio dal Galles proprio per partecipare al Main Event, ma non gli fu possibile. A quel punto, doveva trovare una soluzione, un’alternativa al Main Event.

E la trovò, oh se la trovò…

[Fine prima parte]

 

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