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Scott Blumstein: “C’è un aspetto in particolare che mi ha aiutato a vincere il Main Event”

Il campione del mondo del 2017 Scott Blumstein ha spiegato che c'è un aspetto in particolare che lo ha aiutato nella corsa trionfale verso la conquista del Main Event: essere un volto completamente sconosciuto

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03/10/2018 14:00

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Scott Blumstein non solo ha vinto il Main Event WSOP 2017 incassando un primo premio di 8.15 milioni di dollari, ma lo ha fatto anche alla prima apparizione assoluta in questo torneo. Proprio così: il giovane pro americano non aveva mai giocato il torneo più prestigioso al mondo prima del 2017. E al primo tentativo, ha subito trionfato.

Una run fuori dal normale, ovviamente, come ha ammesso più volte lo stesso Blumstein. Eppure, pur senza voler ridimensionare il ruolo della fortuna nel suo trionfo, Scott ha anche sottolineato che il suo merito più grande è stato quello di sfruttare nel migliore dei modi ogni situazione favorevole. Perché un conto è ricevere carte buone e un altro conto è vincere il Main Event WSOP: non basta la run per vincere, bisogna anche sapere valorizzarla.

Blumstein ne ha parlato in una recente apparizione nello show “Real Talk” di Pokercentral.com, portando come esempio un fattore che doveva ed è riuscito a sfruttare: il suo essere un giocatore quasi completamente sconosciuto.

Scott Blumstein

Scott Blumstein: “Essere sconosciuto mi ha dato un grande vantaggio”

“Il sogno di ogni giocatore è giocare il Main Event. Non aveva mai giocato online prima del Black Friday, ero troppo giovane e impreparato. Prima del Main Event avevo giocato solo due tornei delle WSOP”, ha ricordato Blumstein. Poi ha aggiunto: “Uno dei vantaggi più grandi che ho avuto è stato quello di essere completamente sconosciuto. Mi ha dato un grande vantaggio“.

Questo perché Blumstein appariva agli occhi dei pro come un giocatore amatoriale o un qualificato. Non era un volto noto e per questo motivo aveva un vantaggio nei confronti di quei pro che invece lui conosceva molto bene. Gente come Ben Lamb.

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La mano chiave contro Ben Lamb

“Ricordo che al Day 1 mi misero seduto vicino a Ben Lamb. In una delle prime mani rilancio, lui mi 3-betta e io foldo. La mano dopo apro, lui 3-betta e io chiamo. Sul flop checko, lui punta e io foldo. In quel momento non ero proprio al massimo della confidence”.

Ritrovarsi con Ben Lamb di fianco può essere un incubo ma Scott decise invece di non abbattersi e sfruttare l’immagine di giocatore nitty e il suo anonimato per provare a ribaltare l’evidente edge del suo avversario.

“Poco dopo apro il gioco, Lamb 3-betta e stavolta decido di non giocare passivamente, così 4-betto. Lui chiama e il flop è 6-6-4. Punto e lui chiama. Il turn accoppia il board, perché è un altro 4. Facciamo entrambi check. Il river è un altro 4, quindi ora c’è un fullhouse sul board“, racconta Blumstein, che in un’altra occasione avrebbe probabilmente fatto check sperando di checkare. Ma non in questo caso…

Un big bluff basato sulla propria immagine

“So che Ben non mi conosce, non sa come gioco. Così decido di puntare molto forte, pur non avendo assolutamente niente in mano. Lui ci pensa per cinque minuti, arrivano le telecamere, l’atmosfera è già tesissima. Alla fine folda e mi dice, scherzando, che sarebbe disposto a darmi $500 per sapere che mano avevo. Io non avevo assolutamente nulla, ero in pieno bluff, ma ovviamente non dico nulla”.

Blumstein viene poi a conoscenza della mano del suo avversario grazie a un tecnico delle telecamere delle WSOP.

“Alla prima pausa cena scambio due parole con un tecnico che si occupa delle riprese delle telecamere. Non so nemmeno se posso dirla questa cosa… in ogni caso, a un certo punto mi dice: non crederai mai a cosa ha foldato Ben Lamb. Io pensavo a 7-7 o 5-5. E invece mi dice che ha foldato J-J. Non ci potevo credere ma poi ho visto la mano in tv ed è andata davvero così”.

Sapendo di aver costretto Lamb a foldare una mano così forte come J-J, Blumstein si rese conto di quanto potesse sfruttare la sua immagine. Un “trucchetto” che può funzionare per qualsiasi giocatore che si sieda a un tavolo dove è sostanzialmente sconosciuto.

“Questa è una di quelle mani che dimostra quanto può essere utile essere sconosciuti. Non conoscendoti, gli avversari forti potrebbero tendere a overfoldare e passare il loro top range“.

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