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Sklansky racconta: “Quando dissi a Bob Stupak di sfidare Donald Trump al suo stesso gioco”

Una leggenda del gioco che ne ricorda un'altra: David Sklansky, uno dei padri della teoria applicata al poker, ricorda i tempi in cui faceva da consulente a Bob Stupak e delle folli idee pubblicitarie, tra il milione di dollari scommesso al Super Bowl e quando sfidarono Donald Trump al suo stesso gioco.

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10/04/2021 17:03

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David Sklansky è una vera e propria leggenda nel mondo del poker e del gambling in generale. Matematico, giocatore di poker e autore di diversi libri sul gioco, a partire dal primo testo sacro della strategia pokeristica “Theory Of Poker”, fino all’ultimo testo pubblicato un paio d’anni fa.

Il compianto Bob Stupak invece è stato proprietario dello Stratosphere Tower a Las Vegas, noto per lo più per i motivi che Sklansky stesso racconterà in questo articolo, tratto da un recente podcast su YouTube.

Quello che non sapevamo, è come le vite di Sklansky e Stupak fossero legate, e quali follie sono successe negli anni in cui lavoravano insieme.

David Sklansky

Chi era Bob Stupak e come l’ho conosciuto

“Bob Stupak è diventato una persona molto importante a Las Vegas perché lui è l’uomo che ha costruito la Stratosphere Tower, quella che forse è la seconda torre più famosa del mondo dopo la Tour Eiffel. E questo probabilmente non sarebbe successo se io non l’avessi convinto a farlo, ma questa è un’altra storia.

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Bob era in realtà molto simile a Trump, anche se non aveva lo stesso livello di istruzione, ma era molto ambizioso ed aveva stilato un bel po’ di schemi per fare soldi. Quando ha compiuto 25 anni ha preso il suo milione o due e ha deciso di costruire un piccolo casinò a Las Vegas tra la Downtown e la Strip.

Faceva molto per farsi pubblicità. Riprese alcuni giochi come il Double Exposure 21 (una variante del blackjack dove il croupier riceve entrambe le carte scoperte) e anche un altro gioco chiamato Traps Was Craps, e riuscì a far fiorire i guadagni anche se il casinò era così piccolo.

Comunque, eravamo alle World Series Of Poker e lui girava da quelle parti anche se non sapeva giocare, perché era lì che era concentrata l’azione. Credo fosse il 1975, ero a Las Vegas da 3 anni e avevo appena finito di scrivere il mio primo libro.

Quando si presentò vidi l’opportunità di entrare nelle grazie di un proprietario di casinò. Avevo scoperto che farsi amico qualcuno che non fosse il proprietario poteva avere risvolti negativi.

Se per esempio sei un esperto in qualcosa e parli con il vice presidente, lui ruberà le tue idee e se ne prenderà i meriti, ma se parli con il proprietario è un’altra storia, e lui era il primo che ho avuto l’opportunità di incontrare.

Andai da lui e gli dissi: ‘Dovresti conoscermi, perché io so di gambling più di chiunque altro al mondo’.

Fui molto arrogante, ma quello che mi rispose fu inaspettato: ‘Se sei così intelligente, dimmi le odds di Traps Was Craps’. La cosa migliore che potesse dirmi, perché quel genere di cose è la mia specialità.

Presi un foglio di carta e in 10 minuti gli diedi la soluzione. Mi disse di vederci il giorno da lui. Mi sottopose qualche problema sul gambling, lo aiutai e gli dissi che potevo essere utile anche per altri problemi sul decision making. Accettò subito e mi fece un contratto come consulente personale, anche se mi chiamava ‘Resident wizard‘. Ho ancora il tesserino con questa dicitura da qualche parte.”

La sfida contro Donald Trump e altre folli idee

“Gli proposi un paio di idee assurde e diventammo presto veri amici. Un’idea, non mia in realtà, per farsi pubblicità fu puntare un milione di dollari sul Super Bowl. Fu il primo della storia a fare una cosa del genere e vinse, facendosi un sacco di pubblicità.

Qualche settimana dopo stavamo passeggiando in qualche casinò e lui mi disse ‘E ora cosa posso fare?’ e gli risposi: ‘Penso di avere un’idea: è appena uscito un nuovo gioco da tavolo, si chiama Trump: The Game‘.

Non solo era appena uscito, ma Trump pubblicizzava questo gioco dicendo ‘Questo gioco ti dirà se hai le carte in regola per avere successo o no. Se non le hai non ti preoccupare, puoi sempre tornare a casa e goderti la vita e i bambini’.

Dissi a Bob: ‘Sfida Trump al suo stesso gioco per un milione di dollari’. Stupak mi rispose ‘Ma non conosco nemmeno le regole, e io gli dissi ‘Non credo nemmeno che accetterà, ma se lo farà, credimi, io ti renderò il favorito.

Non sapevo nemmeno le regole nemmeno io, ma non aveva importanza. Lo avrei reso il favorito contro Trump al suo stesso gioco.

Bob comprò due intere pagine di pubblicità su vari quotidiani, dove annunciava la sfida a Trump. Alla fine dell’annuncio diceva ‘Non ti preoccupare Donald, dopo che ti avrò battuto potrai sempre goderti la vita e i bambini’.

Trump non poteva ignorare la cosa con tutta quella risonanza, ma alla fine lo fece e non accettò. O meglio, disse semplicemente di non poter accettare perché era sempre possibile perdere, anche per qualcuno abituato a vincere.

La cosa divertente è che né Bob, né Trump sapevano che per giocare a quel gioco servivano minimo tre persone

In ogni caso fu un’enorme cassa di risonanza per Stupak, ed è solo un esempio delle mille idee assurde che gli ho proposto.”