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Dieci cose su Stu Ungar che forse non conoscevi e ti lasceranno di stucco

Stu Ungar è un personaggio entrato nel mito e nel cuore degli appassionati di poker, per la inimitabile genialità al tavolo ma anche per una tragica tendenza all'autodistruzione. Ecco 10 cose su di lui che forse conoscete già, ma forse no.

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02/10/2020 16:55

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Quando sei entrato nel mito di uno sport o di una disciplina, la tua vita ultra-terrena è per certi versi comoda, perché a volte si crea una piacevole osmosi tra verità e leggenda e non sai mai dove finisce una e dove inizia l’altra. Un personaggio come Stu Ungar rientra a pieno titolo in questa casistica, perché la sua travagliata esistenza si è sublimata in un mito che lo rende immortale. Succede quando un essere geniale lascia tracce di sé un po’ ovunque, nel corso di una vita romanzesca fatta di vertiginose ascese a fragorose cadute. Senza lieto fine, purtroppo.

Stu Ungar, un mito incrollabile

Chiunque si sia avvicinato al poker da 30 anni a questa parte ha sentito parlare almeno una volta di lui, oppure ha letto qualche articolo o libro che lo riguarda. Per chi non avesse invece ancora approfondito il personaggio Stu Ungar, snoccioliamo adesso 10 fatti che lo riguardano.

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1. Nella botte piccola…

Stu Ungar era di taglia davvero minuscola, 1,62 di altezza e un peso che non arrivava a 50kg. Ciò, insieme ai tratti fanciulleschi del viso, contribuiva a dare un aspetto innocente, quasi innocuo, che si scontrava poi con la spietata abilità al tavolo da gioco.

2. Bookmaker in erba

Fin da bambino Stuey mostrava una incredibile abilità nel calcolo, in particolare in tutto ciò che riguardava le probabilità nel gioco d’azzardo. Già dall’età di 8 anni aiutava il padre Isidore nell’attività da bookmaker all’interno del Foxes Corner, il locale che Isidore Ungar gestiva.

3. Amico degli amici

Già negli anni ’60, per gestire un’attività da bookmaker a Manhattan era normale avere le spalle coperte da qualche “famiglia”. Il gangster Victor Romano, frequentatore del locale degli Ungar e grande appassionato di carte, divenne amico e mentore di Stuey quando, a 14 anni, questi perse il padre Isidore per un attacco cardiaco. Da allora la protezione divenne un vero e proprio “staking“, poiché Stuey iniziò a giocare tornei di Gin Rummy finanziato da Romano con l’ok di Gus Frasca, allora uno dei boss più influenti della famiglia mafiosa dei Genovese.

Stu Ungar tra Jack Binion e Doyle Brunson, dopo la sua prima vittoria al WSOP Main Event

4. La fortuna dei principianti

Nel maggio del 1980 Stu Ungar vince il primo dei suoi tre Main Event WSOP, diventando a 26 anni il più giovane campione della storia. Nelle interviste subito dopo il trionfo, confessa che quello era in assoluto il primo torneo di poker che giocava nella vita. In realtà mentiva, era il secondo: nel febbraio dello stesso anno aveva giocato il Super Bowl of Poker.

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5. Il raise al buio

Narra la leggenda che durante le sessioni fiume di cash game, una volta Stu Ungar si addormentò. Poiché era il suo turno, il dealer gli battè sul braccio per svegliarlo, lui aprì gli occhi ed esclamò “RAISE”, ovviamente senza curarsi di guardare quali fossero le sue due carte. Ecco, se stavate pensando che il raise al buio l’avete fatto anche voi, sicuramente non l’avete fatto in maniera così memorabile.

Stu Ungar dopo il terzo e ultimo Main Event WSOP vinto, quando era già devastato dalla cocaina

6. La polvere

Stu Ungar aveva assaggiato la cocaina da ragazzino, sniffandola in un club il cui proprietario venne poi pesantemente minacciato da Romano. Diversi anni dopo alcuni colleghi consigliarono a Stu un prodotto utile a tenere il sonno lontano e mantenere la concentrazione al tavolo nelle lunghe sessioni di cash game. Era ancora lei, la polvere bianca, che da quel momento iniziò a rovinare la vita di Stuey. Ungar arrivò al punto di operarsi per ricostruire le narici bruciate, ma poche ore dopo le dimissioni dall’ospedale ci cascò di nuovo.

7. Mai le mani nei capelli

Stu Ungar non lavava mai i capelli, detestava proprio l’idea di farlo. Per tenerli puliti faceva venire due volte alla settimana al Casinò Dunes un parrucchiere professionista, che faceva shampoo e – all’occorrenza – taglio.

8. Generosità

Stu Ungar era senza dubbio alcuno tra le persone più genuine e generose sul pianeta. Quando aveva soldi pagava spesso la cena a chiunque fosse con lui, al ristorante dava mance generosissime ed era pronto ad aiutare chiunque. Un giorno, camminando per Las Vegas con Doyle Brunson, si avvicinò a lui un uomo chiedendogli soldi. Stu gli diede 100$, al che Doyle gli chiese “Chi era?” “E che ne so? Avessi saputo come si chiama, gliene avrei dato 200”.

9. “Banche? No, grazie”

Stu Ungar non ha mai avuto un conto bancario a suo nome, preferendo sempre tenere il suo denaro nelle cassette di sicurezza dei vari hotel di Las Vegas. Quando gli chiedevano del perché non avesse i soldi in banca rispondeva “Mi stai dicendo che non posso andare lì a mezzanotte e prendermi i miei soldi? È ridicolo!”

10. Memoria di ferro

Uno dei segreti del successo di Stu Ungar nel poker, nel Gin Rummy e in altri giochi era la sua straordinaria memoria. Infatti venne bannato praticamente da tutti i casinò per via del conteggio delle carte a blackjack. In uno degli ultimi casinò in cui aveva provato a giocare a blackjack il proprietario era Bob Stupak, che lo conosceva abbastanza da non permettergli di giocare. Però gli propose una scommessa: in un mazzo da 52 carte appena mescolato, gli venivano mostrate velocemente le prime 51 carte, una per una, e lui – per 10.000$ – doveva indovinare quale fosse l’ultima carta rimasta nel mazzo. La carta era il 10 di quadri, scommessa vinta. Gli fu riproposta la sfida ma stavolta con un sabot di 6 mazzi, per 100.000$. Scommessa vinta anche stavolta. Qualche tempo dopo Mike Sexton gli chiese come avesse fatto: “Ho assegnato un numero a ciascuna carta, in base al valore e al seme. Quindi, man mano che mi venivano mostrate le carte facevo la somma dei singoli valori. Quando ne era rimasta una sola, per sapere quale carta fosse bastava sottrarre quella somma totalizzata fino a quel momento dal valore totale di un mazzo intero.” Facile, no?

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