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Fabio ‘Fabss’ Nardelli, $124.000 vinti grazie agli eSports: “Ci vuole sacrificio e determinazione”

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23/12/2016 11:00

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In Italia il settore degli eSports professionistici è ancora una nicchia riservata a pochi eletti. Tra questi c’è senza ombra di dubbio Fabio ‘Fabss’ Nardelli, uno dei migliori giocatori di World of Warcraft al mondo.

Fabio è riuscito nell’impresa di vincere due volte di fila il torneo di WoW al BlizzCon: ‘Fabss’ ha trionfato lo scorso novembre dopo la vittoria del 2015 e la prima affermazione del 2010, nel Team Splyce, insieme con due giocatori tedeschi – ‘Boetar’ e ‘Swapxy’. Chissà cosa avrebbe potuto combinare, se non si fosse preso una lunga pausa dal gioco, tra il 2011 e il 2014.

In carriera, ‘Fabss’ ha vinto qualcosa come $124.000 grazie agli eSports. Per chi è abituato ai professional poker player può sembrare una cifra di poco conto, ma va sottolineato come stiamo parlando di profitto netto – relativo soltanto ai tornei di WoW, tasse escluse.

Per giocare, infatti, Fabio Nardelli non deve pagare nessun tipo di buy-in o di spesa di viaggio. Il che fa una bella differenza, se consideriamo che un professional poker player (non sponsorizzato) deve provvedere con le proprie finanze ad acquistare l’ingresso di un torneo, prenotare il volo e l’albergo e così via.

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‘Fabss’ (a sinistra) con i compagni del Team Splyce

Ciao ‘Fabss’ e benvenuto su Assopoker. Prima di tutto, dicci un po’ chi sei e cosa fai nella vita.

Ho 25 anni, sono trentino e vivo a Trento. Negli ultimi anni World of Warcraft è stato ed è tuttora il mio lavoro, tra coaching, tornei e quant’altro.

Partiamo dall’ultima impresa: la vittoria al BlizzCon nel torneo di World of Warcraft. Mai nessuno aveva vinto due volte, tu sei arrivato addirittura a tre. Sensazioni a mente fredda?

Be’, quest’anno è stata un’impresa molto difficile per le varie difficoltà che si sono presentate dalle qualifiche di quest’estate, l’uscita di Legion poco prima degli europei, la squalifica del nostro quarto membro dopo le stesse qualifiche online e vari nerf alle nostre classi.

Nonostante tutto siamo riusciti a vincere come unico team composto da soli 3 giocatori.

Ci puoi spiegare cosa ci vuole per arrivare a livelli così alti in un MMORPG come WoW e più in generale nel settore degli eSports professionistici?

In qualunque videogame, per raggiungere la scena dell’eSport professionistiche devi avere qualità che chiaramente pochi riescono a sviluppare. Capacità di autocritica, cercare sempre di migliorarsi e trovare i propri errori anche nelle vittorie è fondamentale. Insomma tempo e dedizione.

Credi che ci siano dei punti di contatto tra il videogiocatore professionista e il giocatore di poker professionista?

Non sono molto familiare del mondo del poker ma conosco vari ex pro players del mondo del gaming che hanno poi avuto successo nel poker.

Posso azzardare il paragone con un gioco come Hearthstone, dove tra le qualità importanti c’è la lettura dell’avversario e la componente tattica (come nel poker), mentre in altri giochi contano velocità di riflessi e di game decision.

In carriera hai vinto tanto grazie a WoW, ma per ottenere questi risultati di prestigio sei dovuto “emigrare” in Team con giocatori stranieri. Per quale motivo?

A fine 2009/inizio 2010 ho iniziato a entrare nel mondo competitivo e professionistico di WoW grazie a Enigmz, un giocatore francese con il quale ho poi vinto Europei e BlizzCon appunto nel 2010.

Da quel momento ho sempre giocato con persone straniere dato che la scena italiana non ha mai presentato giocatori di qualità per quanto riguarda il mio gioco.

Difficile trovare una motivazione ma credo sia dovuto al fatto che la cultura per il gaming in Italia è molto indietro rispetto a altri paesi.

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Fabio alza la coppa vinta all’ultimo BlizzCon

Pensi che il professionismo nei videogame sia praticabile oggi in Italia?

Questo dipende dai giocatori che hanno le capacità di raggiungere quei livelli ma che non le sfruttano e hanno paura di fare sacrifici. Come accennato prima non si diventa professionisti nel giro di un mese ma serve dedizione, autocritica, capacità, furbizia e essere aperti a dover giocare con gente da tutto il mondo. Ovviamente non tutti diventeranno campioni ma tutti possono provare, come tutti giocavamo a calcio da bambini e il sogno era di giocare in serie A.

Allarghiamo un po’ il discorso in generale: come vedi l’industria degli eSports nel nostro Paese, sia in questo momento che da qui ai prossimi 2-3 anni?

Sicuramente il mondo dell’eSport è uno di quelli più in crescita e il numero di possibili lavori all’interno di questa scena è davvero alto.

È solo una questione di capire in cosa si è capaci e essere pronti a cogliere l’occasione prendendosi anche rischi. Al giorno d’oggi puoi fare lo streamer, lo YouTuber, l’analista, il commentatore, il professional gamer, il manager, il reporter, lavorare all’interno dei molti sponsor che stanno nascendo, e via dicendo.

Difficile fare una previsione per il nostro paese ma credo che anche noi come il resto del mondo ci stiamo adattando alla nuova realtà.

In Italia sta crescendo molto Hearthstone: secondo te è il gioco giusto per far esplodere gli eSports anche da noi, o ritieni che esistano giochi più adatti?

Difficile trovare un gioco più adatto rispetto a un altro.  Sicuramente Hearthstone è uno dei top giochi di questi anni quindi ha un ruolo importante nella scena dell’eSport, e poi può attrarre persone da mondi diversi ma simili (vedi appunto il poker).

Direi che qualunque gioco che abbia una viewership decente su Twitch e una posizione all’interno nel mondo eSport può aiutare l’Italia a crescere e convincere il nostro paese che vale davvero la pena di valorizzare questo settore, ormai riconosciuto e apprezzato nel resto del mondo.

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