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Flavio Ferrari Zumbini e il suo diario di viaggio, nel mondo e dentro di sè: “Apprezziamo ciò che abbiamo!”

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28/08/2016 12:20

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Il suo viaggio lungo 28 mesi e oltre 50 paesi ha entusiasmato Facebook, destando un livello di interesse che forse nessun poker player era mai stato in grado di raggiungere prima. La verità è che è piuttosto limitante definire Flavio Ferrari Zumbini “solo” un poker pro. Il romano è anche scrittore, imprenditore, intellettuale. Soprattutto, è un uomo che cerca di vivere e capire il suo tempo.

In molti lo hanno invitato a scrivere un libro su questo giro del mondo. Non so se lo farà e non ho intenzione di “tirarlo per la giacca”: mi è bastato che da questo viaggio sia nata una lunga chiacchierata che il poker – mi perdonerete – lo sfiora appena.

Da Goethe a Chatwin fino a Terzani, il viaggio è legato a racconto e condivisione. Chi racconta il proprio viaggio omaggia il suo stesso privilegio offrendo in prestito i propri occhi a chi non può vedere. E’ stato un po’ anche il tuo atteggiamento?

Come ho scritto, credo che prestare i propri occhi agli altri abbia una valenza sì di condivisione ma anche di soddisfazione personale, perchè offri il tuo punto di vista su praticamente qualsiasi cosa. In realtà, come ho scritto, c’è anche un elemento di solitudine. Tutti i viaggiatori seriali che ho incontrato tenevano una qualche forma di memorizzazione: un diario, un bloc notes, cellulare, ipad eccetera, così come si leggono tantissimi blog in rete. Questo credo sia normale anche perchè il viaggio è anche un momento di introspezione, un’occasione per stare con se stessi senza dovere interagire con gli altri.
Ovviamente non oserei mai mettermi a confronto con Goethe e gli altri mostri sacri da te citati. Terzani fa un po’ meno parte del mio bagaglio, Chatwin invece l’ho letto e apprezzato molto anche durante il mio viaggio.

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Nel tuo viaggio c’è stata anche una riscoperta della modernità e di un certo orgoglio di essere occidentale. Tuttavia, in tempi in cui l’analfabetismo (funzionale e di ritorno) sta diventando il male del secolo, la tua straordinaria esperienza sembra un’eccezione troppo bella per essere vera. La verità sta nella giusta distanza da cui osservare le cose?

Per me da noi c’è tanto analfabetismo ma inteso come difficoltà nel comunicare quando viaggi. Non dimentichiamo che molti italiani non hanno avuto la fortuna di studiare l’inglese a scuola, che è una cosa relativamente recente. In generale penso che, dalla nostra prospettiva molto alta mettiamo al centro dell’attenzione cose come l’analfabetismo funzionale, ma ti assicuro che quando giri ti rendi conto di quanto sia diffuso l’analfabetismo vero e proprio. Ho visto negozi che al posto dell’insegna tradizionale avevano una tazza appesa a un bastone, di modo che si capisse che lì si vende caffè, latte o in generale qualcosa da bere. Questo perchè forse il negoziante era analfabeta o, più probabilmente, si rivolge a una clientela in gran parte analfabeta.
Uno degli scopi del mio post era appunto questo: apprezziamo quello che abbiamo, perchè il nostro livello di partenza è inimmaginabilmente più alto di tanti che non hanno avuto alcun accesso all’istruzione.

Tra le cose che mi hanno colpito molto del tuo post ci sono anche le tue considerazioni sulla povertà. Forse a noi piace ancora vederla come una caricatura sbiadita del mito del buon selvaggio. “Less is more” è dunque una colossale balla, se non è una scelta?

La generosità come la intendiamo noi è più semplice da trovare nei ricchi. Se hai 100 donare 1 è relativamente facile perchè si vive bene con 10. Se hai 1 donare 1 è davvero raro ed eroico. Credo che forme di altruismo così forti caratterizzino più il mondo occidentale. Ci sono paesi molto ricchi (Europa, Stati Uniti etc) che, di fronte alle grandi catastrofi umanitarie, si danno da fare. Anche in Africa, girando, si incontrano parecchie opere “regalo del governo giapponese” o “realizzate coi soldi del governo svedese”, ma anche francese, italiano e così via. Piuttosto, direi che ci sono alcuni paesi ricchi che potrebbero fare e non fanno.

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Parliamo di soldi. A parte il tuo eccellente background economico tu vieni anche da anni di poker, in cui la ricerca del profitto è per molti versi la quintessenza del gioco. Ecco, noi siamo abituati a banalizzare con gli slogan alla “ci sono cose che non si possono comprare”, ma cosa è per te il denaro oggi?

Giocando a poker il vero problema non è la ricerca del profitto, ma il fatto di parlare sempre e comunque di soldi. Una cosa che può essere diseducativa, ma anche un problema diffuso in tanti mestieri nobilissimi, come ad esempio quello dei commercialisti. Poker a parte, riguardo ai soldi per i viaggi penso innanzitutto di essere un privilegiato ad averlo potuto fare. In secondo luogo ho imparato ad apprezzare quello che ho. Che è tanto, tantissimo, ma alla luce di questa lunga esperienza potrebbe anche essere poco, e lo apprezzerei lo stesso.

Di questa cinquantina abbondante di paesi che hai visitato, ce n’è qualcuno in cui hai pensato che potresti andare a vivere? Qualcuno più di altri, intendo.

Le Filippine. Un paese che mi è piaciuto moltissimo e mi ci sono trovato un po’ a casa. Condividono i tuoi valori, la tua cultura, ti senti a tuo agio con le persone, i posti sono meravigliosi. Poi è un paese povero e arretrato con tantissime cose ancora da fare, lo so. Quindi in definitiva so che sarebbe una scelta di pancia, personale, non dettata da elementi oggettivi.

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Anche fisicamente, il ventaglio di climi e situazioni che hai affrontato non è cosa da poco. Hai effettuato una qualche preparazione fisica prima di affrontare il viaggio? E quali sono stati gli eventuali momenti di maggior difficoltà?

Sicuramente è stato molto faticoso, per via dei cambiamenti drastici. Io ho un meraviglioso rapporto con il caldo e non lo soffro per niente: a Dubai stavo a 50 gradi sotto il sole e non avevo particolari problemi. Al contrario, appena fa un po’ più freddo del normale vado in difficoltà, figuriamoci con il freddo vero. Mi salvavo vestendomi a strati, sono arrivato a mettere anche 6 strati addosso. Corro e ho una preparazione fisica decente, ma certo niente di specifico.

Fra i moltissimi ambiti in cui avrai ampliato il tuo bagaglio di conoscenze ed opinioni, mi interessa sapere che idea ti sei fatto dei cambiamenti climatici.

Non ho un’idea precisa in merito, anche molti di questi paesi li vedevo per la prima volta. La forza della natura ti circonda ovunque tu vada, vedi nelle Filippine citate prima. La stragrande maggioranza delle persone morte nel tifone del 2013 è dovuta a una totale impreparazione. Pensa che dopo “Haiyan” avevano come punto di raduno la spiaggia. Un’ondata si è portato via una moltitudine di gente, uccidendola. Sarebbe bastato un esperto giapponese per salvarli tutti.

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Il personalissimo ‘atlante’ di Flavio Ferrari Zumbini: quelli colorati sono tutti i paesi visitati in questi 28 mesi

Tanto so già che “ci ricascherai”. Mi dici il primo paese nella lista, tra quelli che non hai ancora visto?

Sono due i paesi che mi mancano e che mi rode non esserci potuto andare. Uno è il Mali, il punto in cui l’Africa vera, nera ha incontrato l’Islam. Timbuctù è una città meravigliosa ma adesso è davvero sconsigliabile andarci. L’altro paese che avrei voluto tanto visitare è la Papua Nuova Guinea. Lì in teoria si potrebbe andare ma è molto costoso, costoso perchè estremamente pericoloso. Diciamo che tra i paesi non in guerra è uno dei più pericolosi oggi, perchè molto povero e rischi di venire ucciso davvero per nulla. Non si può assolutamente girare da soli, bisogna spendere molto per assumere guardie personali e anche spostarsi da una città all’altra è dispendioso perchè l’unico modo per spostarsi è l’aereo: tutto intorno è giungla. Spero comunque, in un prossimo futuro, di riuscire ad andarci.

Ci sono tantissime altre cose che vorrei chiederti ma andremmo lunghissimi e magari ci rifaremo al prossimo live. A proposito, pensi di tornare a dedicarti in qualche modo al poker?

Ad ottobre andrò a Sanremo per l’ultima tappa del WPT National di Gioco Digitale. Online ho comunque giocato ogni tanto durante i viaggi, perchè ci sono diversi paesi da cui è lecito collegarsi al sito. Ho anche giocato live in qualche casinò in giro per il mondo. Il poker è diffuso ormai ovunque e un po’ tutti i casinò qualche partita la offrono.

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Chiudo con una battuta e un po’ di sano pessimismo. Se in un ipotetico torneo di poker dessero al vincitore la scelta “vinci 20.000€ in contanti subito o 105.000€ in viaggi in giro per il mondo”, temo che moltissimi sceglierebbero la prima. Concordi?

In effetti tra 20 e 105 c’è un abisso, ma essere costretti a spenderli in quel modo è molto faticoso e impegnativo, quindi immagino che molti sceglierebbero la prima. Chiudo anche io con una battuta: magari lo vincessi io questo torneo, così non avrei dubbi sulla scelta e farei spendere qualcosina in più agli organizzatori…