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Kosei Ichinose: il Giappone si fa largo negli MTT

Scritto da
02/01/2014 14:59

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Kosei Ichinose in un recente torneo live a MacaoL’Oriente sta cominciando a farsi largo anche nel poker online, al momento non in modo massiccio ma appare soltanto una questione di tempo: giocatori come Kosei “shinbunshi” Ichinose sono lì a dimostrarlo.

Il suo nome fra i propri connazionali appassionati del gioco è famoso perché è stato il primo giocatore giapponese a diventare Supernova Elite, nel 2010. Un primato giunto non per caso: Kosei ha infatti scoperto il gioco poco dopo il successo di Chris Moneymaker, bruciando i propri connazionali sul tempo perché all’epoca si trovava in Canada.

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Cominciai a giocare Limit Hold’em al $2/$4, scalando i livelli e quindi trovandomi al NL600, che all’epoca nelle poker room di Vancouver era il limite più alto a disposizione – racconta a PocketFives.com – mi sono reso conto che poteva trasformarsi in una carriera vera e propria”. E così gioca a poker a livello professionistico ormai da sei anni.

Nonostante l’approccio sia iniziato con il cash game, “shinbunshi” è oggi un torneista, capace di ottenere anche nel 2013 risultati importanti, come un quarto posto SCOOP da 106.000 dollari.

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Nel suo Paese i professionisti di poker rappresentano ancora un’eccezione, ma dall’altra parte del mondo qualcosa si sta decisamente muovendo.

Lo dimostrano alcuni suoi connazionali di successo, come Akira “Clutch Hero” Ohyama, ed anche la Cina può vantare qualche giovane rampante, come ad esempio Nicky “nickyluvshu” Tao Jin, apripista di quella che potrebbe rivelarsi come una nuova generazione di grinder dal potenziale estremamente competitivo.

In Oriente il Texas Hold’em non è percepito in modo molto diverso da qualsiasi altro gioco da casinò, ma in fondo non c’è da stupirsi, visto che a livello di percezione comune accade qualcosa di simile anche in Paesi dove il poker appare ben più radicato.

Difficile prevedere se e in che misura il poker sia destinato a fare breccia, ma chissà che – anche grazie ai movimenti a cui stiamo assistendo negli Stati Uniti – un nuovo “mini boom” non possa partire proprio da laggiù.

 

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