C’è qualcosa di stranamente malinconico nel vedere un ex astro nascente del pallone aggirarsi tra tavoli da poker e fiches come un viandante senza bussola. Dele Alli, il centrocampista-fantasista inglese che un tempo brillava nella Premier League e in nazionale, oggi non incanta più nessuno sui prati d’Europa, ma perde quasi 150mila euro in poche notti al casinò di Londra in diverse partite a poker.
Da quando l’esperienza col Como si è dissolta in un lampo — nove minuti in campo, un’espulsione e poi la porta chiusa dietro di sé — Alli è tornato nella sua Londra natale senza squadra, senza meta, senza parole.
E allora eccolo, di notte, bussare alle sale private high stakes del Victoria Casino come a cercare un rifugio che non c’è, puntare fiches come se fossero parole non dette, e vedere il denaro scivolare via — venticinquemila euro ogni sessione, secondo il tabloid Daily Mail. Sessioni cash game high stakes che non gli hanno portato bene.
In questo Articolo:
Dele Alli, la balena ai tavoli del Victoria Casino
Per chi lo osserva, è «una balena», un giocatore con grandi mezzi ma poca abilità: un gigante affondato nel suo stesso mito, utile solo agli altri per riempirsi le tasche, secondo le testimonianze raccolte dai giornalisti inglesi.
I testimoni raccontano un uomo che non parla con nessuno, che entra verso le due del mattino nelle sale per giocare cash game, spesso da solo, e se ne va quando il limite di credito è esaurito, con lo sguardo spento.
Sembrano scene tratte da un film sul declino, ma è la realtà di un ragazzo di 29 anni che da promessa del calcio mondiale pare oggi sospeso tra ricordi e fiches sparse sul tavolo.
Non è solo una questione di soldi, ma di una carriera — e forse di una vita — che ha perso il ritmo del gioco, un tempo così naturale quanto oggi così distante. Le luci del casinò brillano, ma non bastano ad illuminare ciò che rimasto del suo talento.
E’ una storia che fatichiamo a raccontare: spesso ex campioni, senza l’adrenalina nelle vene, rischiano di cadere nella spirale di vizi. Non è il caso (speriamo) di Dele Alli, sinceramente non possiamo saperlo: è la prima volta che si parla di lui in questi termini. Di sicuro, per le sue ricchezze sono perdite relativamente contenute rispetto a una persona normale.
Però questa storia deve farvi ricordare quanto sia importante rimanere responsabili ai tavoli e rispettare sempre il proprio denaro. Dale Alli non ha problemi economici, ha guadagnato milioni nella sua carriera, però è sempre bene fare attenzione.

Dele Alli: la fantastica carriera
C’è un momento, nel calcio, in cui il talento non è solo talento. Qualcosa di più. Per Dele Alli il percorso comincia a Milton Keynes, in un sobborgo che non ha il fascino di Manchester né il romanticismo di Liverpool ma in un campetto sintetico cittadino c'è un ragazzo con le calze abbassate gioca come se stesse danzando su un palco.
Alli nasce nel 1996. Padre nigeriano, madre inglese. Infanzia complicata, famiglie che si intrecciano e si spezzano. Non è una storia lineare. È una storia inglese di periferia, dove il calcio è ancora una promessa di riscatto.
Con l’MK Dons non è solo bravo. È diverso. Segna, inventa, galleggia tra le linee come se il tempo per lui scorresse più lentamente. Ha qualcosa di antico e qualcosa di moderno: il tocco da numero 10 e l’inserimento da centrocampista totale.
Il feeling con Pochettino
Nel 2015 lo compra il Tottenham Hotspur. Mauricio Pochettino lo guarda e vede una cosa semplice: un ragazzo che sa giocare tra le ombre.
Il Tottenham di quegli anni è una squadra verticale, affamata. E Dele è il suo interprete più spavaldo. Tra il 2015 e il 2018 segna più di 50 gol in Premier League. Non è un attaccante, ma arriva come un attaccante. Non è un fantasista classico, ma pensa come uno che sa dove andrà la palla prima ancora che parta il passaggio.
Due volte miglior giovane della Premier. Gol al Chelsea, doppietta al Real Madrid in Champions League. A Wembley sembra un principe moderno, uno che può governare il centrocampo con leggerezza.
Con la Nazionale arriva fino alla semifinale del Mondiale 2018 in Russia. In quel torneo c’è un’Inghilterra giovane, ingenua, quasi romantica. E Dele è uno dei simboli di quella speranza. Sembra l’inizio di una dinastia.
La caduta con Mourinho
L’addio di Pochettino è uno spartiacque. Arriva José Mourinho e con lui cambia la grammatica. Non più libertà tra le linee, ma disciplina, posizione, compiti. Dele perde centralità, perde minuti, perde fiducia. Non è solo tattica. È qualcosa di più sottile.
Nel 2023, in un’intervista che commuove l’Inghilterra, racconta l’abuso subito da bambino, la depressione, la dipendenza dai sonniferi. Il talento non è un’armatura. È una pelle più sensibile.
Passa all’Everton. Poi un prestito al Beşiktaş. Lampi, ma non continuità. Il ragazzo che sembrava destinato a dominare la Premier diventa un enigma. Nel calcio moderno si bruciano carriere in fretta. Dele Alli è stato un’icona generazionale: il gesto tecnico elegante, la spavalderia, il “Dele Challenge” virale sui social. Ma dietro ogni icona c’è un uomo.
Oggi Dele Alli non è più la promessa del 2016. È una domanda aperta. Può tornare? Forse sì. Forse no. Nel calcio la seconda occasione è un privilegio raro, ma esiste.