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Andrea Iocco, oltre GTO e solver: "Come miglioro? Facendomi le domande giuste"

A volte, un successo è bello proprio quando si fa attendere, anche perché la pazienza è una delle principali virtù richieste a un giocatore di poker. Così, qualche giorno fa abbiamo avuto il ring WSOPC vinto da Andrea Iocco, "splendido quarantenne" di morettiana memoria, che rappresenta il miglior risultato in una dozzina d'anni di tornei live.

Abbiamo intervistato il player abruzzese, di ritorno dalla vittoriosa trasferta ma già in attesa di nuove avventure.

Andrea Iocco e il ring nel Mini Main Event WSOPC: "l'esperienza ha fatto la differenza"

Pochi giorni fa, ha trionfato su un field di 1.602 entries, diventando il primo italiano a vincere un anello del WSOP Circuit in terra straniera dall'ottobre 2024, quando trionfammo con Michele Tocci, Marco Di Persio e Valerio Marino, sempre a Rozvadov.

Oggi Andrea Iocco, seppur reduce dall'implacabile influenza che sta colpendo a tappeto in tutta Europa, si è concesso a noi di Assopoker per un'intervista che si è meritato totalmente, così come questo recente "best result" live.

Economicamente, è il tuo miglior risultato di sempre, ma immagino tu sia contento anche della prestazione. Cosa ha fatto la differenza secondo te, a parte gli incroci delle carte?

Arriva in un momento di maturazione giusto. Poteva arrivare prima, ma così è quasi più bello. La differenza, al tavolo finale, l’ha fatta l’esperienza, intesa anche come voglia di non mollare. Ho visto altri che si sono un po’ disuniti quando le cose andavano male.

Sei in pista ormai da una dozzina d'anni, ci saranno stati N tornei in cui hai pensato di aver raccolto meno di quanto meritato. Ce n'è uno in particolare che ti ha lasciato questa sensazione?

Rimpianti ne ho più online che live. Live non ricordo particolari eventi, a parte qualche annata di Vegas dove avrei pututo raccogliere qualcosa in più in eventi da 1k-2k. Il maggior rimpianto è online, che sì mi ha dato da mangiare e rimane una palestra, ma shottare online è qualcosa che mi manca.

Sei abruzzese ma giramondo da ormai diversi anni. Esiste un tuo posto nel cuore, per il poker? Intendo una città o un casinò in cui ti senti particolarmente a tuo agio.

Sono molto affezionato al Perla di Nova Gorica, anche se negli ultimi anni si è un po’ perso. Ora sembrerà scontato dirlo, ma sento un buon feeling con il King’s. Speriamo duri così.

Andrea, pregi e difetti della vita da rounder

Se pensi alla tua vita in questi anni da rounder, quale è l'aspetto del poker che ti ha maggiormente arricchito? E viceversa, c'è un aspetto che il poker ti ha tolto o limitato?

Il poker mi ha reso una persona migliore e indipendente, mi ha temprato, mi ha fatto conoscere me stesso (nei momenti più bui in particolare) e tante bellissime persone.

Secondo me aiuta anche nella vita perché ti aiuta a gestire più situazioni molto più facilmente, in generale nella qualità delle scelte e nel problem solving. Dall’altra parte, ti toglie una sorta di sensazione di comunanza con la società, da cui a volte non ti senti compreso. In questi frangenti deve emergere in qualche modo il tuo carattere, per non farti schiacciare da questo tipo di pressioni. Devi essere bravo a spiegare cosa fai e selezionare chi merita una spiegazione.

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Nel mio caso c’è poi il fatto di essere stato "obbligato" ad andare a vivere all’estero, cosa questa che sicuramente ti arricchisce da un lato, ma dall’altro ti fa trascurare alcune amicizie e in parte anche la famiglia.

Andrea Iocco con l'agognato anello WSOPC

Iocco tra GTO, istinto e studio: "conta farsi le domande giuste"

Nei live a buy-in medio basso, diciamo fino a 1k, quanto sposta secondo te la conoscenza della GTO?

Secondo me la GTO non è un fattore in questi tornei, incide molto di più la lettura del tavolo. Una base di GTO serve sempre ma bisogna saper applicare alla persona giusta. Ci sono spot che non puoi giocare in maniera pulita, devi saper exploitare quando è il momento. Preferisco più una forte presenza al tavolo, che significa saper interpretare i momenti, mantenere la calma, non aver paura. Però molto dipende anche da come “funziona” il tuo cervello, perché c’è chi ha una mente più orientata alla matematica, chi invece ha una spiccata intelligenza emotiva. Bisogna essere bravi a individuare e sfruttare al meglio le proprie caratteristiche.

In definitiva, ti direi che una base di GTO è importante averla. Poi però conta il sangue freddo di saper fare una determinata giocata in un momento topico, contano la capacità di lettura dei giocatori e anche dei momenti, inteso come timing giusto per certe giocate. E contano la resistenza e l’istinto.

Immagino che il ring sia uno stimolo per continuare a progredire. Con quali strumenti migliori il tuo gioco (solver o altri software, qualche figura o coach di riferimento)?

Le vittorie come questa danno un bel boost di autostima e di coraggio, ma non è ovviamente di quelle vittorie dopo le quali ti senti arrivato, anzi.

Per quanto riguarda lo studio, secondo me la cosa più importante per rimanere aggiornati è “farsi le domande giuste”. Io, quando vedo che qualcosa non funziona nel mio gioco, mi faccio le domande giuste e provo a confrontarmi con chi è migliore di me ma anche con chi è come me. Non uso moltissimo i solver a dire il vero, ma osservo molto chi li usa. In questo modo, se sei bravo, comunque riesci a capire alcuni meccanismi. Una cosa che mi aiuta molto è divorare ore e ore di video e podcast. Certo, a buy-in più alti, i solver diventano imprescindibili e bisogna giocare in maniera un po’ più schematica. Anche lì, però, i migliori sono tali perché riescono a fare qualcosa fuori dal comune.

Il segreto per andare avanti: la competizione con se stessi

Questa che è appena iniziata così bene è la tua prima stagione da quarantenne al tavolo. Se dovessi scegliere un elemento del poker che ti tiene accesa la fiammella della passione, quale menzioneresti?

Forse l’elemento che mi spinge di più ad andare avanti nel poker è la competizione con me stesso. Cercare di essere ogni giorno una versione di te stesso un po’ migliore rispetto a oggi. E poi la crescita interiore a cui alludevo prima, la capacità di tenere botta quando le cose vanno male. Il vero miglioramento è quando le cose vanno male. Sempre a proposito di farsi le domande giuste, quando le cose vanno bene è molto più difficile che ciò avvenga.

Giornalista - Poker e Sport Editor
Nato nel 1972 in Calabria, pratica diversi sport con alterne fortune, anche per via di un fisico non esattamente da Guardia Svizzera. Dai primi anni ’90 ad oggi, il suo percorso lavorativo e di vita non ha mai smesso di accompagnarsi alle varie passioni: dalla musica alle arti visive, alla tecnologia e alla scrittura. Prima DJ in vari club, poi tecnico e regista televisivo, quindi giornalista. Nel 2006 scopre il Texas Hold’em che dal 2007 diventa il suo pane quotidiano, creando la prima redazione online interamente dedicata al poker, in Italia. Anche lo sport non ha mai smesso di essere parte della sua vita, seppur non vissuto ma raccontato. Da anni scrive di calcio, basket e tennis, con particolare amore per quest’ultimo, ben prima che diventasse sport nazionale con la Sinner-mania e tutto ciò che ne consegue.
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