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Mario Colavita da Las Vegas: "la mia routine per i tornei. Ecco perché il field WSOP è unico..."

Tra i nomi abituali che si leggono nei racconti quotidiani sulle World Series Of Poker, c'è da qualche anno quello di Mario Colavita. Il romano è oggi un trentenne che vive in totale pienezza la sua carriera da giocatore professionista, senza farsi divorare da essa e - anzi - cercando di godersi in pieno la vita fortunata che si è costruito. Lo abbiamo contattato a Las Vegas.

Alle WSOP 2026 ha già ottenuto un curioso record, ovvero quello di centrare 4 piazzamenti a premio in pochissimi giorni, e senza mai arrivare nemmeno a un day 2. Ciò è stato possibile grazie alle strutture snelle che oggi caratterizzano molti tornei a basso buy-in, che vedono la bolla scoppiare fin dai rispettivi day 1. E questa curiosità è una delle domande che gli abbiamo fatto, per scoprire un po' di più del giocatore e della persona.

Mario Colavita, Las Vegas come casa: "giocherò un po' tutto fino a fine luglio"

Nella nostra intervista, partiamo proprio dal programma di Mario Colavita e dal curioso record centrato.

  • Sei arrivato molto presto quest'anno. Quali obiettivi ti sei posto e cosa giocherai?

Las Vegas è un posto familiare, nel 2024 ci ho speso metà anno, mi piace lavorare qui. È una tappa “obbligata”, ma che allungo il più possibile quando posso. E poi alle WSOP ci sono sin da subito i tornei che piacciono a me, quelli con tantissimi iscritti e molti recs(giocatori amatoriali, ndr), non volevo perdermeli. L’obiettivo è sempre lo stesso: giocare bene e fare le cose fatte bene, i risultati positivi sono solo una conseguenza. Giocherò un po’ tutto fino a fine luglio e avrò pochissimi giorni liberi, per non dire nessuno…

  • Nei primissimi giorni di WSOP, hai centrato il curioso record di quattro ITM senza arrivare a un day 2. In generale, ti piace la tendenza di far scoppiare la bolla già day 1 anche alle WSOP, nei buy-in bassi?

Non mi dispiace. Forse è anche meglio: essendo il buyin basso, preferisci avere un day 2 più interessante piuttosto che magari perdere qualche ora giocando per dei payjump da 50€, anche perché sono ore che potresti usare giocando altri tornei.

A me piace sempre registrarmi sin dai primi livelli, perché ci sono ottime chances di buildare lo stack, quindi se quei livelli me li perdo perché sto giocando per arrivare seicentesimo anziché settecentesimo, un po mi da fastidio.

"Europa vs USA? No, parlerei di field WSOP"

  • La differenza tra i field europeo e USA è più percepibile nei low buy-in o ci sono elementi in comune anche nei buy-in più alti?

Più che field USA, userei il termine “field WSOP”. In questo periodo dell’anno, qui viene veramente gente di ogni tipo. Anzi, direi che la differenza di field si nota più nei buyin alti che in quelli bassi, parlando di qualità media.

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In Europa, sotto i 1000€ trovi tanta gente medio-scarsa, sopra i 2000€ già più difficile, a meno che non siano i Main EPT. Qui in USA il poker è vissuto diversamente, è come fosse un bene di prima necessità, la gente risparmia apposta per farsi la trasferta a Vegas e giocarsi qualche evento alle WSOP, per dire di esserci stato. Nei low buyin invece la differenza rispetto all’Europa non sta tanto nel livello dei players, quanto nella size del field. Tornei da 5000, 10000, 20000 entries… in Europa ce li sogniamo.

Qui in USA il poker è vissuto diversamente, è come fosse un bene di prima necessità, la gente risparmia apposta per farsi la trasferta a Vegas e giocarsi qualche evento alle WSOP, per dire di esserci stato

Mario Colavita

Il poker in viaggio, il viaggio del poker

  • Il pokerista è un vagabondo per definizione, continuamente in giro per vari paesi. Ma tu hai un posto del cuore? Voglio dire, se potessi scegliere dove giocare il torneo più importante della tua vita, per cosa opteresti?

Sinceramente non penso. Provo a non affezionarmi troppo ai singoli posti perché poi questa cosa mi deconcentra all’ora di giocare. Cioè, se un posto dove vado a giocare non mi piacesse, magari giocherei peggio. È vero però che per me la familiarità è importante, quindi posti tipo Vegas, Rozvadov o Cipro per me sono una meta gradita perché già ho “calcato quei palcoscenici” più volte, quindi non mi ci devo riabituare. Un posto nuovo dove mi piacerebbe andare sono le Bahamas per le WSOP Paradise, chissà, magari quest’anno è l’anno buono…

Mario il routinario: la giornata di Colavita a Las Vegas

  • A Vegas hai un regime alimentare particolare, o una qualche routine che ti aiuta ad arrivare focused ai tornei?

Assolutamente, sì, provo a essere il più routinario possibile (anche nel cibo) in maniera quasi maniacale e “noiosa”, nonostante per un torneista ciò sia quasi impossibile a volte. La mattina mi sveglio molto presto, anche cinque ore prima di andare a giocare (e come ho detto prima, provo sempre a giocare dal primo livello, e qui a Vegas molti tornei iniziano alle 10am), per poter meditare, scrivere appunti o riflessioni, andare in palestra e studiare un po’ o fare cose a casa per tenerla sempre pulita e ordinata. Sono cose che faccio anche quando non sono in trasferta, e che ritengo importanti per la mia salute mentale. Non sono negoziabili per me.

Mario Colavita e le due Las Vegas: quella da turista e quella da lavoratore

  • Ormai vai a Vegas da diversi anni. Rispetto al passato la trovi uguale, migliorata o peggiorata? Intendo sia dall'ottica del giocatore che da quella del turista.

Mah, non saprei. C’è un po' di tutto. L’anno scorso hanno sparato e ucciso uno, proprio sulla Strip. È un po' una giungla, e secondo me le tensioni geopolitiche mondiali attuali non aiutano, però per ora non ho visto niente che mi faccia dire che la situazione sia migliore o peggiore rispetto agli altri anni. E poia me viaggiare e conoscere piace tanto, ma quando sono in trasferta di lavoro è diverso, spengo la parte curiosa in me e provo a non farmi deconcentrare più di tanto dai fattori esterni, per essere il più focused possibile ai tavoli. Le uniche passeggiate che faccio sono da casa al casinò, e viceversa. Tutto il resto, le luci, i rumori, sono contorno superfluo per me.

Giornalista - Poker e Sport Editor
Nato nel 1972 in Calabria, pratica diversi sport con alterne fortune, anche per via di un fisico non esattamente da Guardia Svizzera. Dai primi anni ’90 ad oggi, il suo percorso lavorativo e di vita non ha mai smesso di accompagnarsi alle varie passioni: dalla musica alle arti visive, alla tecnologia e alla scrittura. Prima DJ in vari club, poi tecnico e regista televisivo, quindi giornalista. Nel 2006 scopre il Texas Hold’em che dal 2007 diventa il suo pane quotidiano, creando la prima redazione online interamente dedicata al poker, in Italia. Anche lo sport non ha mai smesso di essere parte della sua vita, seppur non vissuto ma raccontato. Da anni scrive di calcio, basket e tennis, con particolare amore per quest’ultimo, ben prima che diventasse sport nazionale con la Sinner-mania e tutto ciò che ne consegue.