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Shaun Deeb: “La mia annata da WSOP Player Of the Year? Un’anomalia statistica”

Con il secondo posto nel Mixed NLHE/PLO delle WSOPE di Rozvadov ha messo “in banca” il titolo di WSOP Player Of the Year 2018, anche se la matematica non ha ancora emesso il suo verdetto. Di certo c’è che per Shaun Deeb il 2018 è stato uno degli anni migliori di una carriera ultradecennale, nonostante tutto. In quel “tutto” c’è la continua evoluzione del gioco, la competizione sempre più dura ai massimi livelli, i due figli messi al mondo e – perché no – l’età che avanza.

Shaun Deeb

Shaun Deeb, fenomeno da 12 anni

A 32 anni il top player newyorkese è ancora sulla breccia e con la leggerezza di chi ne ha viste tante, in questo mondo. Nell’intervista che i colleghi di Pokernews hanno raccolto a Rozvadov durante le WSOP Europe c’è sempre una invidiabile consapevolezza, quella di un ragazzo che gioca alle World Series fin da quando gli è stato legalmente possibile (21 anni) e che l’estate scorsa ha avuto un rush pazzesco.

Il segreto? Niente cash game

“Se è stata la mia migliore annata? Non saprei. Di sicuro è stata la prima volta che non ho giocato una singola mano di cash game.” Un aspetto non di poco conto e anche uno dei meno affrontati, nelle interviste ai grandi giocatori. Nell’estate di Las Vegas molti top player vivono una doppia dimensione che non è affatto salutare, come conferma Shaun. “La gente che prova a fare entrambe le cose si spreme come un limone, si stanca moltissimo e arriva a fare cose come saltare un torneo che non salteresti mai, e perderti una partita talmente bella che non la dovresti mai perdere. Meglio concentrarsi solo su una cosa, perché cercare di fare entrambe è una fatica che spesso costa molto in termini di equity persa. Io, dopo un paio di settimane, ho deciso che ciò che volevo era fare una grande annata nei tornei. E così è stato”.

Vincere il WSOP POY? Un’anomalia statistica

Abbiamo spesso sentito chi ha appena vinto un grande torneo rilasciare dichiarazioni da padreterno, ma non è il caso di Shaun Deeb. Lui sa molto bene quanta fortuna serva: “Vedo spesso la gente delusa perché è uscita da un torneo. La verità è talmente palese che non c’è bisogno di specificarlo: quando arrivi così in alto nella corsa a Player Of the Year è chiaro che hai runnato alla grande in diversi tornei ad alto buy-in. Per questo sei positivo, felice e consapevole che si tratta di una anomalia statistica.”

Frank Kassela e il banner

La corsa al WSOP POY di Shaun Deeb ha anche una motivazione in più: un banner. Parliamo della gigantografia celebrativa che le WSOP dedicano al vincitore della classifica di giocatore dell’anno, nell’edizione precedente. Il fatto non è che Deeb sia così ansioso di vedere il suo faccione sulle pareti del Rio: c’è una scommessa di mezzo. Stavolta però non ci sono soldi in palio: “L’estate scorsa Frank Kassela mi ha promesso che, comunque fosse andata la mia classifica, lui avrebbe ugualmente fatto realizzare un banner con la mia eventuale posizione finale.”

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Vi sembrerà una cosa da niente e in parte lo è, ma considerate un particolare: quando va a Las Vegas, Shaun è sempre ospite a casa di Kassela. Quindi, per lui, la prospettiva di passare ogni giorno davanti a una gigantografia che celebra “SHAUN DEEB 2° CLASSIFICATO AL WSOP POY” sarebbe un piccolo supplizio…

“Non sono vecchio e bollito. O meglio lo sono, ma non così tanto.”

“Se guardi agli ultimi 6-8 anni e alle persone che hanno vinto, 3 o 4 di questi sono fra i miei migliori amici, e altri miei amici stazionano ogni anno fra i migliori al mondo. Un piccolo gruppo di giocatori che si frequentano da molto tempo e che ogni anno, bene o male, piazzano uno shot importante. Sono felice di far  parte anch’io di questo gruppo.”

Quest’estate Shaun ha vinto due braccialetti in eventi molto importanti, ma è ben consapevole di essere stato fortunato: “Non avevo tutto questo edge e ho avuto la fortuna che tutto sia girato nel modo giusto in due eventi dal field ridotto ma con grandi payout: 800mila dollari in uno, 1,4 milioni nell’altro.”

Proprio il fatto di aver già vinto un braccialetto è stato un elemento di vantaggio, per lui. “Dopo che ho vinto il primo, alcuni che mi avevano al tavolo pensavano “Ehi, questo ha appena vinto 1,4 milioni, vedrai come ti bluffa sempre e ti chiama con tutto”. Chi mi conosce invece sa che gioco in maniera simile qualunque cosa succeda. Voglio dire: non sono vecchio e bollito. O meglio lo sono, ma molto meno di quanto alcuni potrebbero pensare.

"Assopoker l'ho visto nascere, anzi in qualche modo ne sono stato l'ostetrico. Dopo tanti anni sono ancora qui, a scrivere di giochi di carte e di qualsiasi cosa abbia a che fare con una palla rotolante".