A Las Vegas, dove l'America celebra ogni estate la sua liturgia più pagana — il Main Event WSOP, il campionato del mondo del texas hold'em — un signore della Florida ha deciso che il torneo più importante della sua vita poteva aspettare. Al cinema davano "Obsession". L'aveva già visto cinque volte. Ci è tornato lo stesso.
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L'uomo che ha sfidato le regole non scritte di Las Vegas
Bisogna conoscere Las Vegas (città dove è facile perdere la bussola), per capire la storia di Amit Agarwal, giocatore dilettante (31.000 dollari vinti nei tornei live con 4 bandierine alle WSOP), trader di borsa, filosofo per vocazione involontaria.
SinCity è la città dove tutto è stato costruito per non farvi mai uscire da un casinò: niente orologi, niente finestre, l'aria condizionata calibrata come una flebo e la moquette disegnata da psicologi per confondervi la strada verso la porta. Ebbene, in questa cattedrale dell'intrattenimento coatto, Agarwal ha compiuto il gesto più sovversivo che si potesse immaginare: è uscito da un casinò, ha salutato il field del Main e ha documentato tutto sui social, lasciando il suo stack incustodito per diverse ore.
Ha salutato tutti non da un tavolo qualsiasi, bensì dal Main Event delle WSOP, il campionato del mondo del poker texas hold’em, la sagra annuale dove diecimila anime in felpa e occhiali scuri si contendono per due settimane la gloria e un braccialetto d'oro, trattando ogni piatto come la crisi dei missili di Cuba.
Agarwal aveva pagato i suoi diecimila dollari come tutti. Aveva le sue chip, 60.000 al via, e le stava pure facendo fruttare: 130.000 dopo poche ore di gioco. Sembrava la sua giornata fortunata. Ma lui è stato più audace ed ha sfidato le leggi della fisica della città, uscendo dalla sala da gioco del Paris.
Un uomo normale, a quel punto, si sarebbe incollato alla sedia. Lui ha guardato l'orologio — lui sì, uno dei pochi a Las Vegas — e ha deciso che il suo cervello fosse stanco.
Il blitz a un tavolo di cash game e poi il cinema
Prima di andarsene, però, ha fatto una cosa americana, anzi profondamente contemporanea: ha chiesto a ChatGPT quanto gli sarebbe costata la diserzione in termini di fiches.
L'oracolo dell’AI, consultato come un tempo si consultavano gli aruspici, ha sentenziato: circa 16.000 chip perse, blind dopo blind, ante dopo ante. Agarwal ha giudicato il “prezzo” onesto.
E se n'è andato al cinema, alla quinta proiezione di Obsession, un film che evidentemente parla di lui più di quanto lui stesso sospetti.
Ma attenzione, perché le tentazioni — a Las Vegas — sono sempre dietro l'angolo.
Arrivato al cinema con 25 minuti d'anticipo, il nostro eroe ha ritenuto intollerabile l'attesa. E siccome era pur sempre a Las Vegas, ha fatto quello che Las Vegas esige: si è seduto a un tavolo cash alla partita 1$/2$ del Boulder Station, periferia proletaria del gioco. E’ un po' come l'equivalente di lasciare la Scala di Milano per un karaoke qualsiasi.
Cinquecento dollari. Quattro mani. Puff. Nel frattempo, il suo stack del Main Event, abbandonato come un'auto in sosta vietata, perdeva chip con la serena lentezza di un contatore della luce.
Il giorno dopo, stesso film
L'America ama le redenzioni, ma Agarwal non è tipo da secondo atto convenzionale. Al Day 2, in un'ora, ha raddoppiato fino a 240.000 chip, come ci ha informato il capo redattore di Pokernews Calum Grant che ci ha aggiornato sulle imprese di questo personaggio anti-convenzionale.
Duecentoquarantamila chips. Un patrimonio, in quel torneo. Un'altra giornata fortunata. E cosa fa un uomo con un patrimonio davanti, nel paese del sogno americano? Se ne va. Di nuovo. Stessa sala, stesso film, sesta volta. E pensare che il suo obiettivo al Main era quello di andare a premio, l’aveva dichiarato prima dell’inizio del torneo.
A questo punto, come ha osservato qualcuno con understatement britannico, è lecito dire che Agarwal abbia sviluppato un'ossessione per Obsession.
Obsession (2026)
Horror soprannaturale/psicologico scritto e diretto da Curry Barker, youtuber prestato al cinema, durata circa 1h 49m, uscito nelle sale USA il 15 maggio 2026.
- La trama: un romantico senza speranza spezza il misterioso "One Wish Willow" per conquistare il cuore della ragazza di cui è innamorato, ottiene esattamente ciò che ha chiesto, ma scopre che certi desideri hanno un prezzo oscuro.
- Protagonisti Michael Johnston (Bear) e Inde Navarrette (Nikki), con Andy Richter nel cast.
E' il fenomeno cinematografico dell'anno. Prodotto con appena 750.000 dollari, ha superato i 400 milioni al box office mondiale, diventando il film di maggior incasso nella storia di Focus Features e il settimo maggior incasso del 2026, dopo essere stato acquisito al TIFF per 14-15 milioni di dollari — il prezzo più alto mai pagato per un film di genere nella storia del festival — con Jason Blum come executive producer.
Insomma: Agarwal non è l'unico ossessionato — e c'è pure una simmetria narrativa niente male tra un film che parla di ossessioni e desideri pagati a caro prezzo e un giocatore che abbandona il Main Event per vederlo sei volte.
Il remake del remake
Il resto della giornata è il remake di un altro film già visto: un tavolo di Limit Hold'em da 40 dollari, una cena, qualche tweet sui titoli di borsa, un elogio a Wimbledon sui social, la palestra, e infine il ritiro nella sua stanza all'Ellis Island per guardare House of the Dragon sotto le coperte, mentre a due chilometri di distanza diecimila professionisti sudavano e coltivavano il suo stesso sogno.
L'epilogo amaro ma non troppo
Finisce come doveva finire, perché l'America concede il palcoscenico ma raramente regala il finale. Rientrato al tavolo nelle ultime battute del Day 2, Agarwal è stato eliminato — per via di un cooler, il destino che quando vuole colpire sa vendicarsi — prima ancora di poter imbustare le chip per il Day 3. Niente premio, niente gloria, niente braccialetto, con così tanta irriverenza è stato punito dagli dei del poker, giustizia è stata fatta.
Una storia singolare: l'uomo che ha pagato diecimila dollari per un torneo e li ha spesi, in fondo, per il diritto di andarsene. Gli altri giocano per vincere. Agarwal ha giocato per fare le sue scelte in libertà (scelte personali insindacabili) anche se poco comprensibili dall'esterno.