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MTT: quando giocarsi la vita (torneistica) non è così banale

A volte ci sono situazioni di gioco apparentemente molto banali, che sembrano non richiedere troppe riflessioni: in altri casi l’apparenza inganna, e dietro ad una decisione che appare semplice possono nascondersi ragionamenti piuttosto complessi.

Il protagonista di questa mano è un regular conosciuto a livello internazionale: stiamo parlando di Jae “YugiohPro” Kim, arrivato nelle fasi finali di un torneo turbo da 215 re-entry con 16 giocatori rimasti e 12 pagati. Il suo stack è di appena 14.200 fiches su bui 1.000/2.000 ante 250, ovvero 7 big blinds: il bottone è in sit-out, ed il grande buio è il chipleader del tavolo con 44.000 fiches.

Come vedremo, entrambi questi elementi sono importanti. Kim ha 9 8 , e dopo due fold decide di andare all-in preflop: “Credo che qui i giocatori chiamino con un range più stretto di quanto sarebbe ottimale – spiega – l’in the money vale poco più di 600 dollari, e secondo Nash si tratta di un all-in profittevole per 600 fiches“. Ma se i suoi avversari chiamano più stretto, questo all-in ci farà guadagnare ancora più fiches nel lungo periodo.

Proprio per questo, tutta una serie di regular rispettati conviene che si tratti di un all-in doveroso: “Perché scoppi la bolla potrebbero servire alcune orbite, e se paghi il grande buio perdi molta fold equity – argomenta ChiefBlackfoot – dipende dal range di call dei tuoi avversari, ma credo sia più chiuso dell’ideale, perché anche un buon giocatore tenderà a non chiamare con il bottom range suggerito dall’ICM, sia per non compromettere il suo stack sia perché non può sapere per certo quale sia il tuo bottom range con cui vai all-in”.

Il grafico (in euro) di Jae Kim su PokerStars: le bollette le paga…

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Tutto risolto quindi? Non proprio. C’è infatti anche chi, con buone argomentazioni, sostiene che un all-in con una mano come 9 8 potrebbe non essere ideale, o comunque molto più borderline di quanto non appaia in un primo momento.

Scrive infatti Masque de Z: “Nelle prossima ventina di mani prima che tu muoia di bui, hai il 90% di probabilità di avere una mano che rientri nel top 10% del range, considerando che qui a mio avviso sopravvivere al tuo inevitabile all-in è più importante della fold equity, visto che devi comunque double-uppare, a meno che tu non riesca a vincere uncontested il piatto per due volte andando all-in”.

In sostanza, a suo avviso si può ancora aspettare, sia perché ci saranno altri short stack anche nell’altro tavolo, sia perché la nostra mano presenta alcuni svantaggi tutt’altro che secondari: “Credo ci siano almeno un 27% di mani migliori di questa per andare all-in, una mano come 10 9 non soltanto ha un’equity migliore, ma blockera tutte le combo che contengono un dieci e potrebbero chiamarci“. E’ quindi proprio questo uno dei problemi, la nostra mano non contiene blocker.

“Per questo motivo, sarebbe meglio andare all-in con a 2 , o a 5 , ma anche k 6 – prosegue – il fatto che manchino blocker significa che ci scontreremo più spesso contro mani che chiamano, rispetto a quando abbiamo dei broadways o anche un asso”. Pur non condannando quindi l’all-in in sé (che giudica al limite come detto) mette insomma in guardia dai possibili rischi, aspetti che in generale vanno sempre tenuti in debito conto quando giocando si affrontano scenari di questo tipo.