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Non esiste l’IO nel poker

Recentemente ho partecipato ad un torneo televisivo, in cui diversi giocatori avevano perso la bussola del proprio gioco. Li vedevi cercare di prendere di mira un particolare avversario al proprio tavolo, o fare qualche mossa avventata, giusto per fare gli sbruffoni davanti alle telecamere. In ogni caso, questi giocatori stavano commettendo lo stesso tipo di errore: lasciare che il proprio ego interferisca nel proprio gioco.

Mentre migliaia di giocatori non avranno mai l’opportunità di battere un professionista di nome, o di fare grandi giocate di fronte ad una telecamera, esistono tuttavia molte persone che permettono al proprio ego di inficiare la solidità del loro poker. Una volta che ciò succede, questi perdono di vista i loro obiettivi di lungo periodo, e iniziano a giocare perseguendo fini diversi da quello di vincere.
Perciò, come si fa a tenere sotto controllo il proprio “IO” al tavolo?

Vi raccomando innanzitutto di focalizzare una gamma di situazioni che potenzialmente possono portarvi fuori dal gioco, ed imparare ad affrontarle o, meglio ancora, ad evitarle.
Per darvi un’ idea, ho evidenziato tre situazioni molto comuni che mi sono trovato davanti negli anni:

– La Vendetta: nella mia esperienza, questa è una delle più frequenti situazioni ad un tavolo da poker e, con un po’ di attenzione una delle più facili da evitare.
Spesso un giocatore infligge una bad beat ad un avversario, o fa una giocata che a tale avversario costa molte chips. Quest’ultimo, anziché classificare quanto accaduto come dovrebbe (una SINGOLA mano in un SINGOLO torneo), va in tilt e si affanna a cercare una vendetta, nei confronti del suo “nemico”, come se il match fosse improvvisamente divenuto un Heads Up.
Lasciare il proprio ego libero di prendere il comando e decidere di concentrarsi quindi su un unico avversario, fa perdere a questi giocatori la dimensione di lungo periodo. Essi perdono di vista gli altri giocatori al tavolo, finendo così per mancare diverse occasioni per rimpinguare il proprio stack o, ancora peggio, dando ai propri avversari la chance di portargli via le residue chips.
Per non cadere in questa trappola, il mio consiglio è di fare quanto vi è possibile per soprassedere e dimenticare. Se ciò dovesse significare alzarsi dal tavolo e fare una passeggiata all’aria aperta per 10 minuti, in modo da far sbollire la rabbia, allora ben venga. Nel lungo periodo, è la soluzione più economica e meno stressante per un problema che non merita di essere sopravvalutato

– Bullismo al tavolo: Alcuni giocatori tendono a sentirsi “presi in mezzo” dagli avversari, in special modo quando sono “shortstackers” e gli avversari hanno a disposizione molte più chips.
Invece di giocare un poker intelligente e cercare il momento più opportuno per riguadagnare chips, questi giocatori spesso tendono a reagire scriteriatamente , per dimostrare di non essere disposti a farsi prendere di mira. E’ spesso questa la ragione per cui gli “underdogs”, in situazioni simili, si alzano dal tavolo sconfitti.
Non è sbagliato rispondere all’aggressività di giocatori con stack più alti, ma bisogna scegliere il momento con lucidità. Invece di spingere con una mano qualsiasi solo per provare che siete sprezzanti del pericolo, cercate il momento giusto per mandare i vostri resti, quando pensate di avere la mano migliore. La pazienza è la chiave per sopravvivere in questo tipo di situazioni, rispetto ad un gioco improntato alla fretta e ad una sterile aggressività. Stai concentrato sul gioco, e il problema del rispetto al tavolo si risolverà da sé.

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– Cercatori di gloria: Per alcuni giocatori, specialmente online – non c’è niente di più gratificante del raccontare di come hanno portato via un grosso piatto ad un professionista famoso.
Sicuramente è eccitante l’idea di giocare allo stesso tavolo di Phil Ivey o Chris Ferguson, ma è un grosso errore se lo si fa a danno delle proprie abitudini di gioco. Nella ricerca della gloria di battere un pro, molti giocatori inesperti si mettono nelle condizioni di essere letteralmente divorati da tali avversari. Se veramente volete impressionare un PRO – ed anche i vostri abituali avversari – allora tenete le emozioni fuori dal gioco. Concentratevi sul giocare le migliori carte nelle migliori situazioni possibili, e i grossi piatti che sperate di vincere si materializzeranno da soli.

Queste sono solo alcuni dei casi in cui il vostro EGO può insinuarsi, costituendo un danno per il vostro poker solido e vincente. Quando ci si lascia imprigionare da questi labirinti mentali, i propri obiettivi di lungo termine – siano essi vincere un torneo o costruirsi un bankroll – ne soffriranno inevitabilmente. Certo, il poker non è un gioco di squadra, ma è altrettanto importante ricordare che non esiste l’”IO” nel poker.


Eddy Scharf

L’articolo è stato tratto da FULL TILT

"Assopoker l'ho visto nascere, anzi in qualche modo ne sono stato l'ostetrico. Dopo tanti anni sono ancora qui, a scrivere di giochi di carte e di qualsiasi cosa abbia a che fare con una palla rotolante".
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