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Ogni Gus rivelato – parte 2

Ci eravamo lasciati con l’intenzione di uno studio approfondito sul gioco di Gus Hansen, sulla base del suo libro “Ogni mano rivelata”. Nell’articolo introduttivo tracciavamo il cammino che seguiremo in questo “viaggio al centro di Gus” (per saperne di più leggi qui), ed è proprio quello che ci accingiamo a fare, partendo dal primo aspetto che abbiamo deciso di analizzare.

1.Giocare loose

E’ giunto il momento di osservare da vicino ciò che il nostro Gus Hansen (Hero) fa al tavolo e come accennato nell’articolo introduttivo passiamo in rassegna gli aspetti del suo gioco lì introdotti.
Nell’analisi non seguiremo un ordine particolare nell’illustrazione delle mani, perché come già specificato non ci interessa analizzare l’evoluzione del torneo, ma solo gli aspetti tecnici legati alle singole mani.

a) Affrontare il gioco con mani marginali – aspetti positivi:

chiudere mani mostruose (e poco leggibili) contro avversari prevedibili;

MANO 107 – Bui 2.000/4.000/ ante 500 – Posizione Small Blind – Mano 6 5 – Stack 333.000

Cutoff (CO) raise 12.000
Small Blind (SB) Gus Hansen (Hero) call

FLOP 10 7 5

SB (Hero) bet 16.000
CO call

TURN 6

SB hero check
CO check

RIVER 5

SB hero bet 65.000
CO call

CO shows q q

ANALISI DELLA MANO: Hero qui definisce l’avversario “tight straight forward” (che significa che gioca poche mani preflop e che post flop gioca standard, quindi non bluffa nei piatti grossi ed in genere folda se non ha un punto molto forte) ; sa che la sua mano potrebbe non essere cosi buona contro questo giocatore, tuttavia è forte del fatto che le caratteristiche sopra citate gli consentono una lettura facile dell’avversario, che siamo in fase deep stack e che quindi può giocare il suo miglior poker. Vedremo in futuro che Hansen non è affatto ossessionato dalla posizione (non che non ne tenga conto ovviamente) ed il suo gioco post flop sembra spesso svolgersi indipendentemente da chi sia l’Original Raiser (vedremo più avanti a tal proposito l’uso della donkbet = puntare fuori posizione contro colui che aveva bettato/raisato nella street precedente, quindi bettare in controtempo, anticipando la continuation bet dell’avversario).
La donkbet al flop per lui è standard in questa situazione poiché, a ragione, la sua Bottom Pair (coppia più bassa che si possa formare con le carte in tavola) è buona praticamente contro più di metà dell’insieme stimato di mani (comunemente detto “range”) con cui il suo rivale rilancia preflop (stimabile a mio avviso in A9+/KQ/77+); ovviamente la mano dell’avversario può facilmente migliorare al turn e/o al river e lui intende proteggerla. Al Turn si ritrova con una mano fortissima che sa essere vincente nella stragrande maggioranza dei casi e decide di checkare per:

a) regalare una carta che possa far centrare una Top Pair all’avversario (nel caso lo avesse chiamato in posizione con mani tipo AJ o KQ)
b) deception (letteralmente significa “inganno”. In gergo pokeristico viene appunto utilizzato quando si fa un tipo di giocata o di azione in generale per ingannare gli avversari)

Il river gli regala il full che lui gioca puntando quasi il piatto, nella speranza di rappresentare un bluff. Riesce nello scopo di farsi chiamare e vince il piatto contro QQ.

CONSIDERAZIONI SULLA MANO: per quanto possa apparire solo una situazione fortunosa, questa mano rappresenta perfettamente il significato del vantaggio di giocare molte mani preflop. Entrare in un piatto con Gus è sempre un rischio perché il suo range di call preflop in posizione e dai bui è veramente molto ampio e comprende trash hands (letteralmente “mani spazzatura”) di ogni tipo. In conseguenza di questo si genera spesso nell’avversario una sorta di “action freezer” su qualsiasi board che inibisce spesso in lui il gioco corretto. In sintesi Hansen riesce con estrema facilità a far giocare male gli avversari anche quando questi sono in possesso delle migliori mani di partenza (es. QQ o AK) e anche in presenza di board all’apparenza non pericolosi; induce negli avversari un blocco psicologico che nel lungo periodo è profittevole per lui, proprio grazie agli errori che causa. Si badi che questa alterazione dell’approccio psicologico non è dovuta solo alla “paura”, ma anche all’inconscia ricerca di prendere contromisure per incastrare l’avversario “maniac”, la quale porta alla ricerca di linee non standard (le cosidette giocate “tricky), spesso tutt’altro che profittevoli.
In questo caso infatti l’altro player gioca la sua Over Pair (coppia più alta della coppia migliore che si possa formare con le carte sul tavolo) in maniera errata. Limitandosi a chiamare solamente la puntata di Hero, gli ha dato la chance di migliorare la sua Bottom Pair in doppia coppia. Al turn segue la giocata ed al river si trova a chiamare una grossa puntata che di fatto è compatibile con un bluff. Hansen è riuscito nell’intento di pilotare la mano a suo piacimento, nonostante fosse fuori posizione, proprio per il timore generato nell’avversario! Credo proprio che l’avversario qui avrebbe compiuto una giocata standard contro qualsiasi altro giocatore al flop, ovvero avrebbe rilanciato 2,5-3x la donkbet di Hero ed avrebbe chiuso la mano al flop portandosi via il piatto. Ma contro Hansen non l’ha fatto e ne ha pagato le conseguenze.

a) Affrontare il gioco con mani marginali – aspetti negativi:

spendere chips per capire “come siamo messi”;

MANO 7 – Bui 50/100 – Posizione Big Blind – Mano 2 3 – Stack 16.750

Small Blind raise 300
Big Blind Hero call

FLOP q 7 2

SB bet 400
BB hero raise 900
SB 3bet 4000
BB hero fold

ANALISI DELLA MANO: Hero non dà informazioni sull’avversario, ma dice di essere ragionevolmente certo che non stia provando a rubare il piatto. Anche questa volta sa che la sua mano non è affatto la migliore, ma decide di chiamare sia perché in posizione, sia per le pot odds concesse dal Big Blind. Al flop centra la Bottom Pair e di fronte alla continuation bet standard del rivale decide di rilanciare: la mossa non sortisce l’effetto desiderato e innesca il controrilancio (comunemente detto “3bet”) che lo costringe a foldare.

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CONSIDERAZIONI SULLA MANO: quando giochiamo mani marginali dobbiamo metterci nell’ordine di idee che queste, mediamente, ci costeranno delle chips. E’ ovvio che giocare trash hands (mani spazzatura) ci costringe poi a cercare di estrarre un minimo di valore da ciò che floppiamo, perché quando “buchiamo” completamente noi siamo costretti a gettare via la mano. Questa situazione è emblematica perché Gus si trova in una situazione al flop per la quale ha buone probabilità di essere davanti, ma è in possesso di una mano ingiocabile su quel board. Il raise al flop infatti nasce proprio da questa consapevolezza ed è tutto sommato a mio avviso la mossa migliore. Risultato: abbiamo deciso di giocare questa mano, abbiamo fatto la mossa migliore al flop, ma ci siamo condannati a perdere chips. Rimane quindi il fatto oggettivo che entrare nel piatto con una mano come 2-3 ci mette di fronte ad una situazione per la maggior parte delle volte molto rischiosa e davvero poco profittevole.

pagare con la second best hand:

MANO 96 – Bui 1.500/3.000/ ante 500 – Posizione Cutoff (CO) – Mano k 5 – Stack 445.000

CO Hero raise 10.000
Big Blind call

FLOP k 9 8

BB bet 10.000
CO hero call

TURN 10

BB bet 16.000
CO hero call

RIVER j

BB bet 13.000
CO hero call

BB shows j 9

ANALISI DELLA MANO: L’avversario qui è giocatore sensato; Gus continua con la sua strategia iperaggressiva preflop e K5 per lui è una mano da rilanciare da Cutoff specialmente quando nessuno è ancora entrato nel piatto. L’idea è quella di uno steal puro (una giocata che ha lo scopo di “rubare” i bui e gli ante), ma riceve un call, fortunatamente dal grande buio che sarà rispetto a lui fuori posizione per tutta la mano. Il flop da a Gus la top pair, ma si presenta piuttosto insidioso, sia per la presenza di progetti di colore (“flush draw”) che di scala (“straight draw”). Inaspettatamente l’avversario donkbetta meno di metà del piatto e Gus chiama presumendo di avere la mano migliore ma con l’intenzione (conscia…o inconscia?) di mantenere il piatto più piccolo possibile. La stessa azione si ripete fino al river in un susseguirsi di donkbet e call fino allo showdown in cui il rivale mostra doppia coppia chiusa al river.

CONSIDERAZIONI SULLA MANO: altra mano emblematica. Ciò che molti giocatori (specialmente principianti) si ostinano a non capire è proprio la difficoltà di gestione post flop di mani marginali come quella che Gus gioca nello spot. Lui si trova con la mano migliore al flop e concede all’avversario la possibilità di migliorare e di batterlo. Questo è un errore enorme secondo il teorema fondamentale del poker (Sklansky), perché Hero avrebbe dovuto fare in modo di far pagare un prezzo svantaggioso al proprio avversario che di fatto necessitava di migliorare per vincere il piatto. Ma perché non è successo? Semplicemente perché a carte coperte la mano di Hansen non era sufficientemente forte per affrontare un grosso piatto contro l’ipotetico range del suo avversario. Posso immaginare che se fosse stato in possesso di una mano come KQ/AK l’azione in questa situazione sarebbe stata differente e probabilmente avremmo assistito ad un raise al flop. Il rivale con la sua piccola puntata non rappresenta sicuramente una mano forte ma migliorabile (doppia coppia, top pair con un buon “kicker”, ma più probabilmente un progetto forte, una middle pair, o una top pair); ma contro questo range mani come top pair top kicker (AK nella mano in questione) sono ragionevolmente forti per rilanciare flop, mani come K5 lo sono molto meno. E’ proprio questa sensazione di insicurezza che spinge spesso a giocare spot come questi in maniera passiva e quindi a
1) perdere valore dalle nostre mani migliori
2) pagare quando abbiamo la second best hand

Anche se tra le trash hands esistono mani più o meno giocabili, post flop è necessario rendersi conto che mani di valore non assoluto ci mettono in difficoltà e spesso inducono giocate errate dipendenti proprio dalla precaria sicurezza che ci danno.

Alla prossima puntata
Stefano “Scienziato” Cordoni

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"Assopoker l'ho visto nascere, anzi in qualche modo ne sono stato l'ostetrico. Dopo tanti anni sono ancora qui, a scrivere di giochi di carte e di qualsiasi cosa abbia a che fare con una palla rotolante".