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PokerStars negli USA: dramma o trampolino per la concorrenza?

Da quando Amaya Gaming ha annunciato di aver acquisito il controllo di PokerStars e Full Tilt Poker, le probabilità di vedere nuovamente la poker room dalla picca rossa operare sul mercato statunitense sono cresciute considerevolmente. Di fatto, secondo molti non si tratta più di capire se accadrà, ma quando.

Apparentemente, questa non è una buona notizia per gli operatori che già oggi offrono il poker online in alcuni Stati degli USA. Secondo questa lettura, l’esperienza pluriennale di PokerStars unita ad un software d’eccellenza rischia infatti di relegare gli altri attori allo sgradito ruolo di comprimari. Tuttavia, c’è chi crede che uno scenario simile in realtà finirebbe per premiare anche i suoi concorrenti.

Ne è convinto Brian Mattingley, decisamente non un addetto ai lavori qualsiasi visto che è CEO di 888 in Europa e quindi abituato a confrontarsi quotidianamente con la “macchina perfetta” dell’isola di Man: “Sono un competitor formidabile – ha dichiarato in una recente intervista – il loro ingresso negli USA sarebbe come liberare un enorme gorilla, ma avere più giocatori su un sito regolamentato sarebbe di beneficio all’intero mercato“.

Quello di Jason Mercier è uno dei volti più spendibili per il mercato statunitense

Il problema, infatti, è che ad oggi il bacino statunitense è (ancora) relativamente piccolo, e che operatori come Ultimate Poker nonostante uno sforzo apprezzabile da un punto di vista promozionale – hanno sotto contratto fra gli altri Antonio Esfandiari e Jason Somerville – anziché guadagnare terreno arretrano.

L’idea di Mattingley, quindi, è che una PokerStars a stelle e strisce allargherebbe in maniera significativa il mercato, stimolando la concorrenza a fare meglio e soprattutto : “Preferirei sicuramente avere una fetta più piccola di una grande torta – chiosa pragmaticamente Mattingley – al posto di una fetta grande di una torta molto più piccola”.

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Non dimentichiamoci, del resto, che la maggior parte dei giocatori USA si dà appuntamento su Bovada, e che quindi ai casinò di Las Vegas ed Atlantic City che gestiscono anche le piattaforme di poker online non rimangano che le briciole.

PokerStars, è questo il ragionamento di Mattingley, avrebbe la forza per capovolgere questo paradigma, facendo sì la parte del leone ma adoperandosi per rafforzare la popolarità del poker online, un lavoro che giocoforza andrebbe anche a beneficio indiretto della concorrenza.

Naturalmente ci sarà da vincere la resistenza di coloro che hanno interessi decisamente opposti e intendono rallentare il più possibile la diffusione del gioco via internet: finora ci sono riusciti, ma il vento potrebbe cambiare…

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