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Variare le size a poker non dà punti di riferimento. Ma occhio a farlo con gli oppo che non osservano

EPT Praga 2019 Adrian Mateos

La prevedibilità da evitare

La maggior parte dei giocatori professionisti ha consigliato negli anni scorsi di rispettare una certa linea quando si parla di betting size, vale a dire la misura delle nostre puntate, in particolare quando si tratta di aprire il gioco. 

Questa teoria fa capo a tutti quegli accorgimenti che vogliamo prendere senza voler svelare il range con cui apriamo, in modo tale da non dare punti di riferimento ai nostri avversari. 

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La prevedibilità nel gioco del poker è in effetti uno dei problemi maggiori che vogliamo evitare, ma non è facile trovare dei giocatori che stanno attenti a questo tipo di finezze. 

Il dimensionamento accurato delle nostre size in base ai range di call e alle tendenze dei nostri rivali, alla lunga, invece, produrranno un effetto benefico sulla nostra EV ottimale. 

La tipologia dei call 

Facciamo un esempio che ci aiuta meglio a capire. 

Supponiamo di avere nuts e siamo di fronte a un avversario che chiamerà una size di $100 il 75% delle volte e di $200 il 25% delle volte.

Appare chiaro che la prima size sia decisamente quella più profittevole. Questo ci porta a pensare che se decidessimo di effettuare per “n” volte una scommessa di $200, nel lungo periodo stiamo perdendo l’EV aggiunto che avrebbe generato una puntata di $100, oltre al fatto che abbiamo fatto scappare, nel breve periodo, un avversario che avrebbe potuto pagare una cifra diversa. 

Se invece stiamo bluffando, abbiamo la necessità di assumere un rischio minore possibile, per cui dovremmo adottare una size che, al costo più basso, porti a termine il lavoro. 

Dobbiamo, in pratica, diversificare l’importo della nostra scommessa in modo tale da fargli foldare la sua Top Pair e farlo mettere, questo in caso di strade precedenti al river, se le percentuali di completamento del suo draw, per fare un esempio, siano inferiori al nostro punto. 

Diverse size, diverse EV

Variando la dimensione delle size, si ottengono, ovviamente, diversi risultati a lungo termine. Massimizzare il nostro EV significa, sostanzialmente, acquisre la parte più consistente dei nostri profitti. 

Non sarà facile, ma lo studio principale sarà quello, con l’ausilio dei software, di percepire quale size sia più adatta al nostro scopo, rispetto all’avversario che abbiamo di fronte. Sia che lo vogliamo far mettere, sia che lo vogliamo far foldare. 

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Ovviamente questo tipo di adeguamenti non sono estremamente efficaci contro i giocatori che a loro volta sono attentissimi ai nostri betting patterns. Con loro dovremmo quindi ragionare a un livello ancora superiore, quello che ci permetterà di variare le nostre size e approfittare della confusione mentale che origineremo in loro. 

Dinamiche aggiuntive 

Le tendenze dei nostri rivali hanno quindi un ruolo determinante sulla riuscita dei nostri intenti. 

Pensate a quei giocatori che sono inclini a chiamare delle puntate monster pur avendo dei punti debolissimi o dei bluff catcher da hero call. Oppure ancora quelli convinti di foldare a size piccole su piatti giganteschi. 

Altri ancora non si curano di queste finezze e chiamano o foldano a seconda della bet che faremo in relazione alla texture del board, i quali, di fronte a una value bet matematicamente perfetta, decideranno di foldare. 

Daniel Negreanu
Daniel Negreanu

La soluzione del dilemma sta  nell’identificare il thinking process dei tuoi avversari e determinare le contromisure corrette. In generale, ciò implica che dovremo pensare a quelle che sono le letture dei tuoi avversari e quindi adattare il tuo gioco al loro modo di pensare.

Se essi leggono big bet come bluff e small bet come scommesse di valore, la soluzione è: value bet grande, bluff più piccolo. 

Se leggono le big bet come mani e punti forti, potresti voler ampliare il loro raggio di chiamata con scommesse più piccole in situazioni in cui le mani deboli sono una parte significativa del loro range e le dimensioni dei tuoi bluff sono maggiori. 

Contro questi avversari potresti anche voler valutare la puntata piccola più spesso per indurre rilanci se essi sono inclini al raise.

Realizzare queste letture richiede un'intensa concentrazione al tavolo. Fallo!

Poker e Sport Editor
Andrea Borea, nato nel marzo 1973, proviene da un percorso inizialmente lontano dall’ambito umanistico, seguendo gli interessi familiari prima di intraprendere la strada che lo avrebbe portato nel mondo del poker e dell’editoria. Dopo l’ingresso in Assopoker, avvia collaborazioni di rilievo con Luca Pagano per PokerPoker.it e Pagano Events. È stato il primo a bloggare per l’Italia il Main Event delle World Series of Poker da Las Vegas nel 2008 e nel 2009. Ha contribuito alla realizzazione delle collane “Lo sport del Poker” e “I segreti del Grande Poker” per La Gazzetta dello Sport, con cui ha collaborato anche come autore di articoli sul Texas Hold’em, prima di passare a PokerStars.it. Negli ultimi anni ha scritto per diverse realtà del settore, tra cui ItaliaPokerClub, Betfair, PokerStarsNews, PokerStars Learn e Ludos Academy.