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Bruno Vicentini (risk manager scommesse): “il mestiere del quotista nel 2019. Le quote sono determinate da…”

Intervista con Bruno Vicentini per anni risk manager di importanti bookmakers italiani: ci spiega come è cambiato il ruolo del quotista e quale sia l'influenza del mercato sulle quote.

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30/05/2019 19:30

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Bruno Vicentini ha lavorato come quotista e capo della gestione del rischio di importanti concessionari italiani da quando il mercato ha visto la luce. Ora gestisce nel milanese alcune agenzie di scommesse e conosce molto bene le dinamiche sia dell’online che del mercato fisico.

L’ho conosciuto una decina d’anni fa quando lavoravo a Milano e mi ha colpito per la sua passione per questo mestiere, la competenza e soprattutto la disponibilità a spiegare e rendere comprensibili le dinamiche che si celano dietro al misterioso banco.

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Bruno Vicentini

La maggior parte dei suoi colleghi non amano condividere le loro preziose conoscenze. Bruno invece è una sorta di professore universitario del betting, ama spiegare e rendere comprensibili anche concetti difficili per lo scommettitore comune.

D’altronde se vuoi operare in questo mercato con successo, devi prima capire come funziona un bookmaker e come si formano i prezzi.

Hai gestito il rischio per quasi 30 anni per le più importanti società di scommesse italiane, te la senti di tracciare un profilo dello scommettitore medio italiano?

Oramai sono tutti appassionati di betting: c’è un’ampia gamma di classi sociali rappresentate. Si va dall’operaio al professionista (avvocato, medico etc). Si può diversificare per disponibilità economica ed età. Per esempio i ragazzi maggiorenni, 18/19 anni che hanno pochi soldi in tasca e nelle agenzie scommettono soprattutto nelle scommesse virtuali che sono un prodotto molto vicino ai video games: sono immediate e durano pochi minuti.

I 30enni che lavorano ed hanno discrete disponibilità economiche scommettono più di 5 euro a ticket che rappresenta la media della spesa.

Nella fascia di 40-50enni ci sono anche molti professionisti: medici, avvocati, notai. Questa categoria ha naturalmente importanti disponibilità economica. Scommettono importi relativamente elevati rispetto alle altre fasce. Ma si può arrivare anche a clienti 80enni. Il betting è una passione nazionale.

Secondo te, tra queste categorie, ci sono scommettitori preparati? Lo scommettitore italiano sa quello che fa quando entra in un’agenzia o su un book online?

Non c’è assolutamente preparazione. I giovani soprattutto non conoscono la sistemistica. Invece devo dire che i 50enni sono molto preparati e molto pericolosi per il banco nella sistemistica integrale e con margine d’errore. Avendo esperienza con la vecchia schedina del Totocalcio, spesso si presentano anche con sistemi su uno stesso evento che hanno una loro logica statistica.

Qual è il trend in questo momento tra i bettors?

Lo scommettitore non richiede mille eventi. A lui interessa soprattutto – è questa la novità – di poter scommettere su tutto su una partita e magari farsi una multipla proprio su un evento. Si gode la partita live in questo modo.

Come hai visto cambiare il mercato in questi decenni?

Il mercato è cambiato tantissimo perché internet ha capovolto tutto. I quotisti nel senso tradizionale del termine, non ci sono più. La quota la definisce il mercato prima di tutto.

Facciamo un esempio: Lazio-Bologna (partita nella quale la X era nell’aria, con un pareggio gli emiliani erano salvi, ndr) la quota di apertura era a 3.20 ed ha chiuso a 2.80. Se sei un bookmaker puoi perdere 40 punti. La X era “stampata” per il mercato, era una X scritta per gli scommettitori. Poteva essere coperta quella quota di apertura in un certo modo. E’ stato un errore clamoroso del bookmaker. La quota oramai viene definita dal mercato. Ma ce ne sono tantissime altre di situazioni simili a Lazio-Bologna.

 Come la rete ha cambiato questo mercato?

Internet ha cambiato questo mondo. Prima uscivi con le tue quote in base ad un reale studio dell’evento e cercavi di reggere l’urto del mercato. C’era un piccolo pool di esperti per la produzione iniziale dei prezzi. Ora non è più così, con il confronta quote (tipo Oddschecker per esempio) e internet, i prezzi si uniformano, tutti copiano tutti, ma noto che ci sono parecchi errori. Ci sono anche molte quote basse da 1.30 quando dovrebbero essere 1.20.

I bookmakers stanno riscontrando molte difficoltà anche online: in paesi come Spagna e Inghilterra, stanno bannando molti clienti. Non pensi che la gestione del rischio non funzioni bene tra i book commerciali? Nel fisico riscontri delle anomalie?

Il mercato, come dicevo, è cambiato tantissimo. Prima si faceva anche una gestione del rischio in base a diversi criteri. Ora sul fisico non lasciano alle agenzie margine di manovra, non c’è una gestione del rischio geografica. Il banco centrale cerca l’equilibrio (nella gestione del rischio, ndr) ma se giocano Napoli e Fiorentina, le quote non possono essere uniformi a Napoli e Firenze. Con questo sistema invece una delle due agenzie salta in aria (per via dei tifosi che scommettono sulla propria squadra del cuore, ndr). Le agenzie non hanno una gestione territoriale autonoma ed è assurdo perché sono esposte a rischi enormi.

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Per un ragazzo che vuole fare il quotista che consigli ti senti di dare nell’era digitale?

Ripeto, il mestiere di quotista è cambiato molto, le mansioni sono diverse ma io ai ragazzi appassionati ricordo sempre di partire dalle basi: costruirsi dei metodi personali per individuare i vari errori. Già da quello, capire la quota reale e non quella determinata dal mercato è un vantaggio.

Per quanto riguarda il lavoro interno ai bookmakers, oramai ci sono software che, in base ai volumi, ti supportano. Ci vuole grande passione e attenzione. I volumi oramai condizionano molto il nostro lavoro.

Mi è giunta voce che tu ed altre persone esperte nel settore potreste presto mettere la vostra esperienza a disposizione di aspiranti quotisti e scommettitori per organizzare un primo corso sulla gestione del rischio e non solo, ma addirittura lo sviluppo di un’applicazione. Che ne pensi di questo progetto?

Come ho detto, la premessa è che questo mestiere è cambiato in modo radicale. Ma è nostra intenzione insegnare alle persone come si costruisce una quota reale e questo può essere interessante sia per gli aspiranti quotisti (che hanno modo di capire fino in fondo il mondo del betting e le dinamiche) che per gli scommettitori che hanno così tutti gli strumenti per confrontare la propria quota con quella del mercato. Gli insegniamo proprio il confronto reale per individuare una value bet. C’è poi da dire che online c’è un mercato diverso da quello fisico, con una distribuzione diversa, ma di tutto ciò ne parleremo in futuro.

 

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