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Scommesse

Lewis Deyong, 60 anni da scommettitore professionista: “come sono riuscito a battere il banco: le strategie e le sure bets”

La storia di un mito delle scommesse sportive che racconta la sua infinita esperienza da pro in questo difficile ed affascinante mondo.

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20/03/2017 14:03

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Lewis Deyong, 81 anni di pura passione per lo sport ed il gioco, è un veterano del betting ed ha vissuto 60 anni della sua vita come scommettitore professionista, seppur il suo percorso sia iniziato nel backgammon. E’ stato finalista nella competizione iridata del 1972 ed ha organizzato i campionati mondiali a Montecarlo.

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Proprio grazie al backgammon, ha conquistato la fiducia di molti bettors professionisti che lo hanno “adottato” e condiviso con lui molte informazioni.

E’ stato consulente per i più importanti bookmakers ma si è arricchito alle spalle delle società di scommesse che non erano sue clienti. Nonostante abbia 81 anni e sia oramai in pensione, ancora oggi si ritiene uno scommettitore professionista ed è attento a tutti i particolari.

“Sono rimasto colpito da un’analisi dell’analista Mark Taylor sull’impatto del vento sui punteggi dell’NFL (la lega di football americano). Il vento – racconta in un’intervista con Mirio Mella del blog di Pinnacle – deve superare i 32 chilometri orari per avere un’influenza sui punteggi totali. Se il vento cresce, il punteggio si abbassa”.

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Lewis Deyong si è dovuto adattare ad un mercato in costante mutazione, in particolare con l’avvento di internet: “scommetto sempre di meno sul tennis perché c’è gente che ne sa molto più di me”. La sua abilità negli anni d’oro, era quella di arrivare prima dei bookmakers sulle informazioni sensibili. La rete ha cambiato tutto.

Nonostante i suoi 81 anni non ha voglia di mollare: “sono ancora oggi alla ricerca dell’edge contro il banco e di un sistema ‘sicuro’ per vincere. Invito tutti gli scommettitori a fare altrettanto”.

Una volta anche le info basic su un evento non circolavano, così come le quote differivano da paese a paese. Ora basta un semplice clic del mouse per avere accesso a tutto.

Dagli anni 70′ in poi, Deyong si creò una fitta rete di informatori. In particolare, partecipò a diversi eventi Tennis Pro-Am e divenne amico di diversi giocatori di tennis.

Era sempre pronto, con la valigia in mano, a viaggiare pur di sfruttare i numerosi leaks del betting che bene o male doveva fondarsi su logiche globali. Ma l’industria ed i bookmakers, nonostante l’enorme indotto, ragionavano ancora con logiche locali, anche quando internet iniziò a prendere campo:

“Iniziai a scommettere su alcuni eventi e tornei di tennis in Austria e mi accorsi in rete che i loro handicap erano terribili. C’era un ampio edge. Così feci un giro a Vienna per aprire qualche conto”.

I bookmaker pensavano ancora a livello regionale. Una visione limitata che veniva punita dai giocatori professionisti come lui: “mi alzavo presto la mattina per chiamare in Australia e controllare subito le odds e le informazioni di prima mano”.

Lewis lavorava al telefono e sfruttava la differenza di quote tra un continente e l’altro: “riuscivo a piazzare almeno 3 importanti surebets (era in profitto puntando su entrambi gli esiti, ndr) al giorno, scommettendo su diversi bookmakers nel Regno Unito, in Austria ed in altri paesi europei”.

“Era una situazione ideale, paradisiaca: potevi avere un favorito al doppio della posta (quota 2) e le quote sull’underdogs invece erano totalmente sballate”.

Nel mondo digitale certi lussi non capitano più. Con le API le quote vengono “grabbate” da un sito all’altro e si uniformano in tutto il mondo. Esistono servizi ad hoc ma l’illusione dura pochi minuti: “L’arbitraggio è oramai disponibile ma solo per un tempo molto limitato. I bookies hanno posto un freno a tutto ciò”.

Era arrivato ad organizzare eventi Pro-Am al Queen’s insieme al mecenate dei casinò inglesi John Aspinall. Il suo reale obiettivo era quello di creare una fitta rete di amicizie e di informatori tra i tennisti.

Ma non sempre le cose andavano per il verso giusto: “una delle peggiori perdite da me subite fu a Wimbledoon: scommisi su un tennista statunitense molto alto, Sherwood Stewart che affrontò il connazionale Mike Estep. Non riuscivo a capire come un ragazzo di 1.88 centimetri, adatto al serve e al volley su una superficie così veloce, potesse perdere contro un tennista da terra rossa 15 centimetri più basso”. Scoprì però più tardi l’amara verità: erano cresciuti nella stessa città del Texas ed erano molto amici.

“Quando due amici si scontrano le dinamiche cambiano in maniera sostanziale”. Non a caso è sempre molto difficile riuscire a calibrare quote corrette quando le due sorelle Williams si scontrano. Per questo motivo giocate sempre in bankroll, purtroppo nel betting le brutte sorprese possono essere dietro l’angolo.

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