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Scommesse

Scommesse Mondiali, il database di 1.100 match: “c’è valore sulle nazionali favorite”

La ricerca di Joseph Buchdahl pubblicata sul blog di Pinnacle (che tiene conto dei mondiali e delle qualificazioni delle ultime due edizioni) conferma un trend oramai noto.

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14/06/2018 14:03

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Scommettere sulle favorite ai Mondiali può essere profittevole? Come spesso ripetiamo, ogni match fa storia a sé e non è detto che vi sia sempre valore. Però è giusto anche cercare di orientarsi, nel migliore dei modi possibili, nel vasto mondo del betting e capire dove c’è più probabilità di trovare valore atteso, anche se ogni partita va analizzata attentamente.

Nei precedenti articoli dedicati strategia del betting abbiamo pubblicato una serie di ricerche che testimoniavano come i payout sulle short odds (ovvero quote basse assegnate alle favorite) fossero notevolmente più alti rispetto alle longshots (prezzi sugli underdogs). Tradotto per i meno esperti: c’è più possibilità di vincere nel lungo periodo puntando sulle squadre più forti ma solo, aggiungiamo noi, con una selezione importante, cioè quando le quote sono a nostro avviso favorevoli.

Il Brasile è la squadra favorita negli antepost per i bookmakers con una quota media di 5.50. Avendo però un grosso seguito, nelle singole partite ci sarà value o le odds saranno troppo schiacciate? Il dilemma di molti bettors

I gamblers amatori “sballano” le quote a favore degli scommettitori più attenti

Come noto, il trend di mercato dei gamblers amatori è quello di puntare su quote molto alte e questo comportamento, in estrema sintesi, comporta uno spostamento delle odds sulle favorite, perché influenza i volumi di gioco con uno sbilanciamento del rischio.

Premesso: stiamo estremizzando un concetto molto complesso per renderlo più comprensibile per i meno esperti, per questo motivo possiamo sembrare un pò semplicistici nel ragionamento, come qualche professorone (quando si parla di scommesse in Italia sono tutti laureati ma la maggior parte in perdita…) ci farà senza dubbio notare.

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Ma veniamo a noi e parliamo di cose serie. I bookmakers, per una corretta gestione del rischio, considerando i volumi sbilanciati, tagliano le quote sugli underdogs e, per mantenere una lavagna attrattiva alzano i prezzi sui favoriti di qualche centesimo.  In questo modo ribilanciano il banco. Non a caso le quote di chiusura sono considerate dal mercato, le quote perfette e, per questo, difficilmente battibili.

Quando c’è valore: l’atteggiamento dei professionisti

In genere, in alcune partite si crea valore. Ma ripetiamo: solo in alcuni match avviene ciò. Quindi, in questi casi, i bookies sulle squadre più forti sono disposti a pagare di più rispetto alle effettive probabilità dei uscita dell’evento.

Gli scommettitori più bravi, sensibili e disciplinati che riescono a capire quando e dove c’è valore, sono vincenti nel lungo periodo.

In genere ciò avviene proprio sulle favorite (dove è più facile individuare una quota sbagliata anche se per pochi centesimi). Ma ci sono professionisti che conoscono talmente bene il mercato che riescono a risultare vincenti anche a quote molto più alte (magari con maggiore varianza).

Cosa succede sulle squadre underdogs

Sull’underdogs invece avviene esattamente l’opposto: tendenzialmente i bookmakers riducono la quota rispetto alle effettive probabilità, pagano in proporzione di meno perché hanno un rischio maggiore, in proporzione, su quelle squadre, a causa dei volumi raccolti.

Nel tennis, ad esempio, il trend di mercato è quello di scaricare l’aggio del banco quasi esclusivamente sulla quota dell’underdog. Ma di questi aspetti ne parleremo in altri articoli.

Scommesse mondiali: la ricerca del guru  Joseph Buchdahl

Concentriamoci ora su una competizione affascinante e complessa come i Mondiali di Calcio. Tra poco iniziano le danze in Russia, siete pronti? Abbiamo deciso di condividere con voi uno spunto interessante scritto da un esperto del betting come Joseph Buchdahl. Se il nome vi è familiare è perché in passato abbiamo pubblicato una sua ricerca su 150.000 bets proprio che testimoniava il payout più alto sulle short odds. Il suo studio è stato pubblicato nel libro “Squares and Sharps, Suckers and Sharks: The Science, Psychology & Philosophy of Gambling”.

Si tratta di un testo molto interessante che spiega le dinamiche del mercato del betting da ogni punto di vista spiegato da Buchdahl e da altri 3 esperti che hanno sempre lavorato nelle scommesse.

Conviene scommettere sulle favorite? Il campione di 1.152 bets

Alla vigilia dei Mondiali di calcio, Joseph Buchdahl ha scritto un interessante articolo sul blog del bookmaker Pinnacle. Il tema è sempre lo stesso: “conviene scommettere sulle favorite?“.

Purtroppo il database storico dell’autore sui Mondiali riguarda solo gli ultimi 6 anni: tenendo conto delle qualificazioni sono 1.152 match e vanno dal 2 settembre 2011 fino al 14 giugno 2017.

In tutte le partite prese in esame vi era una favorita (una squadra con una quota minore rispetto all’altra), ad eccezione di Congo-Camerun del 2013 che aveva odds bilanciate.

Puntare però su tutte le favorite avrebbe portato (considerando le quote Pinnacle di chiusura) un margine positivo dell’1,2% (il margine del bookmaker è di circa il 2%, uno dei margini più bassi del mercato) mentre sugli underdogs una perdita pesante del 27,8%.

Buchdahl sottolinea che il crossover tra quote con rendimento positivo e negativo è tra 2,7 e 2,8.

In precedenti ricerche, con campioni molto più vasti, abbiamo notato che le short odds (tipo inferiori a 1.50) presentavano payout più alti rispetto agli altri livelli di prezzi.

E’ logico che 1.152 partite sono un campione ristretto ma il trend rispecchia i risultati di ricerche molto più ampie (campione di 150.000 bets e 120.000).

Attenzione: in 64 partite può accadere di tutto

Come sottolinea l’autore è logico che in 64 partite può accadere di tutto e puntare alla cieca solo sulle favorite sarebbe folle. E’ un campione molto ristretto ed inoltre i match dei mondiali sono partite molto tattiche dove la X esce con una frequenta più alta del solito. Però tutte queste statistiche sono senza dubbio orientative ed utili per comprendere dove può esserci valore atteso. Per i meno esperti soprattutto,  focalizzarsi sulle short odds può essere un buon approccio al betting ma non in modo sistematico ma solo quando pensate che vi sia realmente valore. Sta alla sensibilità dello scommettitore capirlo (nei prossimi articoli vi insegneremo comunque come avere dei punti di riferimento statistici per individuare VA nel calcio).

Ricordate sempre: l’over betting è un atteggiamento che appartiene solo agli scommettitori perdenti.

Scommettete con responsabilità, usate la testa e puntate solo denaro che potete permettervi. Buon divertimento con i Mondiali!

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