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Scommesse

The Art of Bookmaking: le strategie dei bookmakers per gestire quote e rischio

Un allenatore di calcio prepara le partite studiando bene gli avversari, cercando di assicurarsi un edge su di essi. La stessa cosa deve fare uno scommettitore. Se vuol battere i bookmakers (o gli altri bettors nel caso di exchange), deve conoscerli a memoria, studiare bene il funzionamento che si cela dietro alle politiche del banco. Ma come spesso vi ricordiamo, parliamo di una partita durissima (visto la percentuale di allibramento).

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29/12/2016 15:30

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A darci una spiegazione interessante è il guru del betting australiano Matt Elliott co-proprietario e fondatore del portale e forum di sport e ippica PuntingAce (poi acquistato da Punters Paradise) che ha scritto un articolo storico, riferimento per molti appassionati:  “The art of Bookmaking” ripreso e rielaborato anche dal blog di Betfair.

Ecco i passaggi più interessanti. Elliott parte dall’early market che è un momento monitorato con grande attenzione dai traders nel betting exchange per le speculazioni pre-match.

Le strategie dei bookmakers – prima parte

“I bookmakers hanno numerosi metodi per configurare le proprie quote ma per capire fino in fondo il meccanismo, dobbiamo seguire le società di betting che fanno uscire per prime le odds sul mercato mondiale. In genere hanno un team di esperti che calcolano le probabilità iniziali. Ma può essere un affare molto rischioso. La loro opinione potrebbe differire dalla massa di scommettitori e questo può provocare un’azione pesante che potrebbe a sua volta produrre un mispriced, una quota sballata.

Non a caso, i bookmakers che pubblicano per primi le quote, mantengono dei margini importanti.

Il margine del bookmaker rappresenta il suo ritorno netto nel lungo periodo. Facciamo un esempio sul tennis. Ecco le quote iniziali:

  • Rafa Nadal 1.53 (65,35%)
  • Andy Murray 2.37 (42,19%)

La lavagna è 107,54%. In poche parole il book si riserva il 7,54% di margine”. Il payout teorico per gli scommettitori sarà del 92,46%.

Diciamo che sono stati puntati 6.535 pounds su Nadal e 4.219 su Murray. Non importa quale sia l’esito, il bookmaker X in questo caso sarebbe in profitto di 755 sterline, ovvero il 7,54%. Questa è senza dubbio la condizione ideale ma non sempre è così”.

Secondo il ragionamento dell’analista australiano appena le quote escono fuori, tendenzialmente, non è un momento favorevole per gli scommettitori, anche se a volte è proprio in questa fase (per il ragionamento che vi abbiamo prima esposto) che vengono fuori quote sballate (eventi rari ma che si sono verificati): la possibilità di errore per i risk manager è più alta perché non vi è stato ancora nessun confronto con il mercato.

Il bookmaker – spiega Elliot – mantiene una politica dei prezzi molto prudente all’inizio, con quote più basse per ridurre la potenzialità di errori.

Naturalmente la quantità esatta di denaro raccolto su Nadal e Murray non sempre sarà equilibrata come nell’esempio precedente e il banco dovrà gestire i soldi in eccesso su un tennista o sull’altro.

Di fatto quindi, a seconda dell’esito, il book potrebbe vincere o perdere più denaro. Ed è su questo aspetto che gli scommettitori possono intervenire perché le quote differiscono dalle probabilità originali battezzate dai quotisti.

I bookmakers che mantengono una percentuale di allibramento del 7% (alta per il mercato dot com) non registreranno mai un profitto del 7% sul fatturato, ma di solito la percentuale è più limitata, perché “i volumi scommessi dai clienti influenzerà il prezzo offerto dai bookies”.

Le quote si muovono perché in genere un eccesso di denaro è concentrato su un risultato, consegnando al bookmaker un’alta responsabilità in caso di uscita di quell’evento. Come gli scommettitori, le società di betting sono sempre alla ricerca di ridurre la loro esposizione e i loro rischi e per fare questo cercano di attirare il denaro sul segno opposto, alzando naturalmente le quote.

In sostanza tentano di riequilibrare la loro gestione del rischio e lo fanno alzando il prezzo sull’esito opposto per renderlo più attraente.

Abbiamo visto le quote inziali proposte dal Bookmaker X:

  • Rafa Nadal 1.53 (65,35%)
  • Andy Murray 2.37 (42,19%)
  • Lavagna 107,54%

Mettiamo caso che potrebbero esserci problemi di infortuni successivi per Murray o semplicemente altri allibratori hanno presentato quote più basse su Nadal (nonostante l’allibramento sia del 7%): di fatto il bookamker X ha le odds più alte del mercato sullo spagnolo. Questo si traduce in alti volumi raccolti su Nadal e meno su Murray, con uno sbilanciamento nella gestione del rischio.

Bookmakers Y e Z:

  • Nadal 1.48 (67,58%)
  • Murray 2.50 (40%)
  • Lavagna 107,58%

Essendo la quota del book X più alta, mettiamo – per esempio – 10.000 sterline su Nadal alla odds di 1.53. In caso di vittoria di Nadal il banco perderebbe la bellezza di 4.545 sterline (5.300 meno 755), ma se Murray dovesse aggiudicarsi l’incontro farebbe festa grande con 10.755 (10.000 più 755). Vi è uno sbilancio nel rischio e il book X può fare diverse cose, come ad esempio scaricare il rischio bancando le scommesse. In questo caso invece decide di aggiustare le odds.

Book X (secondo step):

  • Nadal 1.45
  • Murray 2.60
  • Lavagna 107%+

Se verranno scommessi 5.884 pounds su Murray a 2.60, il bookmaker X avrà riequilibrato i propri conti e otterrà un profitto di 1.340 sterline. Il profitto è aumentato perché il fatturato è cresciuto mantenendo però lo stesso margine percentuale (o percentuale di allibramento)”.

In genere i margini dei bookmakers tendono ad abbassarsi, quando il mercato supera la fase iniziale. Una delle ragioni principali è la concorrenza: odds più competitive sul mercato e – in teoria – il book X non riesce più a raccogliere gioco, per questo abbassa la percentuale di allibramento.

Ma anche se riuscisse a mantenere quella lavagna iniziale, il margine effettivo per il book non sarà mai del 7%: almeno nel breve e medio periodo è molto difficile. In particolare su un singolo evento non si può avere un bilanciamento del rischio perfetto. In genere i bookies guardano al profitto nel lungo periodo”.

Ma oltre a modificare le quote, i risk manager possono decidere di seguire altre strade interessanti che vi andremo a spiegare nella seconda parte e che potrebbero poi orientarvi a strategie più consapevoli e con timing migliori.

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