Nel mercato delle scommesse c'è una figura che, negli ultimi anni, ha cambiato le regole del gioco: il tipster.
Per chi scommette, incarna qualcosa di familiare — l'amico appassionato di calcio, quello che "ci capisce davvero", che ti manda il pronostico su WhatsApp dieci minuti prima del fischio d'inizio. Una voce amica, competente, quasi di quartiere.
Ma dietro questa immagine informale si nasconde un mercato da centinaia di milioni di euro. Il tipster è diventato una figura ibrida e strategica: punto di riferimento per i tifosi, canale privilegiato per i bookmaker, motore silenzioso dell'industria delle affiliazioni.
In questo articolo analizziamo il fenomeno senza filtri e senza pregiudizi — dai meccanismi che lo alimentano alle cifre che lo definiscono — con un solo obiettivo: raccontarvi cosa è davvero diventato il tipster oggi.
Perché non stiamo più parlando di folklore da gruppo WhatsApp. Stiamo parlando di una nicchia strutturata, più professionale, e sempre più centrale nell'ecosistema delle scommesse. E come tale, merita di essere studiata.
In questo Articolo:
- 1 Tipster: il nuovo intermediario delle scommesse
- 2 La figura complessa del Tipster
- 3 Che cos’è davvero un tipster
- 4 I dati e le ricerche di mercato sui tipster
- 5 Affiliazioni gambling: un mercato che vale 5 miliardi
- 6 Tipologie di tipster
- 7 Il potenziale conflitto di interessi
- 8 Il tipster moderno
- 9 Il lato oscuro del mercato
- 10 Come valutare se un tipster è credibile: i trucchi
- 11 Perché ci sono tipster affidabili e vincenti
- 12 Tipster: la normativa in Italia
- 13 Il mercato giungla in Italia, la denuncia di Codacons
- 14 Tipster italiani: due facce della stessa medaglia
Tipster: il nuovo intermediario delle scommesse
Il tipster non è più semplicemente "quello che dà le dritte". È diventato qualcosa di più difficile da definire: metà influencer, metà affiliato, talvolta analista, talvolta venditore. Si muove tra Telegram, Discord, Instagram e TikTok, costruisce community chiuse, promette di insegnare un metodo e parla di ROI, yield, closing line value — un linguaggio che richiama la finanza più che il tifo. Attorno a sé genera micro-ecosistemi in cui l'informazione sportiva diventa leva commerciale.
Perché questo fenomeno esplode proprio ora? Perché il mercato è cambiato in profondità. Le affiliazioni si sono fatte più sofisticate, i bookmaker cercano traffico qualificato nonostante le crescenti restrizioni normative, e gli utenti - a loro volta - cercano scorciatoie cognitive in un'offerta di quote sempre più complessa. In questo spazio si inserisce il tipster: nuovo intermediario informale tra operatore e scommettitore.
Il fenomeno non nasce oggi, ma in Italia ha conosciuto un'accelerazione decisa dopo l'approvazione del Decreto Dignità (D.L. 87/2018, convertito in legge il 9 agosto 2018 con la L. 96/2018) che ha introdotto il divieto di pubblicità diretta e indiretta nei giochi otto anni fa.
Con la stretta pubblicitaria, gli operatori hanno trovato nei tipster un canale alternativo per acquisire nuovi conti e mantenere il contatto con i giocatori, aggirando di fatto i vincoli imposti dalla legge. Il traffico però generato non sempre è di qualità, esistono numerosi casi di multi-accounting (ma questo è un altro problema).
La figura complessa del Tipster
Il punto, però, non è stabilire se funzioni o meno. Il punto è capire cosa sia davvero. Un consulente indipendente? Un braccio commerciale dei bookmaker? Un editore? Un venditore di abbonamenti? Una figura assimilabile a un servizio di gioco? O qualcosa di nuovo, che le normative faticano ancora a inquadrare?
Nel mondo delle scommesse, dove ogni margine percentuale conta, la fiducia è moneta sonante. Ed è esattamente quella che il tipster monetizza: fiducia, appartenenza, promessa di vantaggio informativo. Ma quando la fiducia diventa prodotto, entra in gioco la regolazione. E con la regolazione, la responsabilità.
Questa analisi nasce da qui. Non per demonizzare, non per celebrare: per capire. Numeri alla mano, modelli economici alla mano, normative alla mano. Oggi il tipster non si rivolge più alla massa indistinta, ma a tribù digitali. Non abita più in un forum aperto, ma gestisce un gruppo chiuso.
Telegram e Discord sono diventati le nuove sale riservate del betting moderno: spazi dove si paga per entrare, si resta per appartenenza e si consuma informazione in forma seriale. Qui nasce una relazione diretta, quasi fiduciaria, tra chi propone e chi segue. Non semplice diffusione di pronostici, ma costruzione di micro-community a pagamento, dove il valore percepito non sta solo nella pick — ma nell'accesso.
Che cos’è davvero un tipster
Nel mondo delle scommesse sportive, la parola tipster è diventata una delle più usate degli ultimi anni — e allo stesso tempo una delle meno comprese. Per alcuni è un analista che studia quote e probabilità. Per altri è un influencer che vende pronostici. Per altri ancora è semplicemente un intermediario commerciale tra bookmaker e scommettitore.
La verità, come spesso accade nel gambling, sta nel mezzo.
Il tipster nasce storicamente come figura informativa. Il termine ha radici antiche: nelle corse dei cavalli britanniche dell'Ottocento indicava chi forniva "tips" — indicazioni su quali cavalli puntare, raccolte negli ippodromi, nei pub, negli ambienti degli allenatori e degli allibratori. Una figura quasi artigianale, profondamente legata al contesto sociale del betting.
Con internet, tutto cambia. Il consulente di oggi è qualcosa di molto più complesso: non si limita ad analizzare eventi sportivi e suggerire scommesse, ma è spesso anche produttore di contenuti video, gestore di community, marketer digitale e — in molti casi — affiliato dell'industria del gioco.
Capire cosa sia davvero un tipster significa quindi uscire dalla definizione superficiale — "chi dà pronostici" — e osservare la struttura economica che gli è cresciuta attorno. Perché di tipster, in realtà, ne esistono diversi tipi e lo vedremo dopo, in seguito.
I dati e le ricerche di mercato sui tipster
Nonostante generi fatturati importanti, il mercato dei tipster non ha ancora dei propri studi e ricerche strutturate. Chi lo studia deve cercare di incrociare dati sull'affiliate marketing del gambling (spesso però sono dati privati di aziende non quotate), deve trovarli nei report generici sulla creator economy. I dati esistono, ma sono frammentati tra discipline diverse e paesi diversi — e questa frammentazione è già, di per sé, una delle caratteristiche più rivelatrici del fenomeno.

Le ricerche internazionali
Le ricerche più solide vengono da Australia e Regno Unito, i paesi che hanno affrontato il tema con maggiore sistematicità. La differenza rispetto ad altri contesti è significativa: questi studi non guardano al tipster come a un creator, ma come a un intermediario commerciale del betting — una distinzione che cambia radicalmente le domande che si pongono e le risposte che cercano.
Lo studio più citato in letteratura è "The Wild West of Wagering Affiliate Marketing", pubblicato sull'International Journal of Mental Health and Addiction di Springer Nature nel 2024. La ricerca — condotta in Australia con interviste a 44 persone provenienti da 28 organizzazioni tra operatori, affiliati, autorità regolatorie e servizi di supporto al gioco — mappa per la prima volta con rigore accademico il funzionamento del sistema affiliativo nel betting, identificando i meccanismi attraverso cui questo può aumentare il rischio di gambling harm.
Uno dei dati citati nello studio riguarda la composizione del traffico gambling su Twitter/X: un'analisi condotta su 877 account dedicati al gambling ha rilevato che il 59% era gestito da tipster, tipicamente affiliati commerciali dei bookmaker. Non semplici appassionati di sport, dunque, ma figure con una funzione economica precisa all'interno della filiera. (fonte: Springer)
- Su Twitter/X il 59% degli account-gambling è gestito da Tipster
- Accordi di revenue share (calcolate sulle perdite degli scommettitori) tra il 30%-40%
Il quadro che emerge dalla ricerca australiana è ancora più netto sul piano degli incentivi. Gli affiliati vengono pagati con commissioni generose dagli operatori per incoraggiare nuovi clienti a scommettere e i clienti esistenti a scommettere di più. Il modello RevShare — in cui l'affiliato riceve una percentuale sulle perdite lifetime dell'utente acquisito, spesso tra il 30 e il 40% — crea una struttura di interessi che raramente viene dichiarata apertamente: più il follower perde, più il tipster guadagna.
Sempre dalla ricerca anglosassone emerge un dato che vale la pena sottolineare: il contenuto generato da affiliati, influencer e brand ambassador è quasi impossibile da riconoscere come pubblicità, e il pubblico spesso non è consapevole della relazione commerciale che lo sottende.
I bookmaker, secondo questi studi, tendono a fare più brand awareness su altri canali; i tipster spingono molto di più su bonus, giocate immediate, accumulator e quote boost — strumenti che massimizzano l'attività di gioco nel breve periodo (fonte ResearchGate).
Un secondo studio, pubblicato su PubMed nel 2025, ha misurato l'impatto diretto dei messaggi dei tipster sul comportamento di gioco.
I partecipanti che utilizzavano servizi a pagamento ricevevano in media 21,7 messaggi dai tipster nelle due settimane di osservazione — più di quanti ne ricevessero dagli stessi operatori (12,7) o dai servizi gratuiti (11,8). Il numero di puntate, la spesa e il danno correlato al gioco aumentavano con ogni messaggio ricevuto. (fonte PubMed).
Su Twitter/X il 59% degli account-gambling è gestito da Tipster in Australia. Gli accordi con i bookmakers sulle revenue share (calcolate sulle perdite degli scommettitori) varano tra il 30%-40%
Ricerca Springer Nature
La redditività dei pronostici
Sul fronte della redditività effettiva dei pronostici, la ricerca più recente e metodologicamente più rigorosa è arrivata nell'aprile 2026. Pubblicata come su arXiv, la ricerca "The Statistical Profitability of Social Media Sports Betting Influencers" ha analizzato il mercato nigeriano — uno dei più dinamici al mondo — con un approccio che ha risolto il problema più comune in questo tipo di studi: il survivorship bias, ovvero la tendenza dei tipster a condividere solo le vincite.
Per evitare questa distorsione, i ricercatori hanno tracciato 5.467 schedine pre-partita da tre influencer di punta su X e Telegram, verificando i risultati sui record ufficiali di Stake.com per un dataset che copre circa 4,8 milioni di dollari in puntate tracciate. I risultati parlano chiaro: gli influencer stessi hanno perso collettivamente il 25,24% sulle loro puntate, mentre un follower che avesse puntato lo stesso importo su ogni pronostico avrebbe perso il 38,27% del proprio investimento.
Il divario tra le perdite del tipster e quelle del suo pubblico non è casuale: deriva esattamente dalla selezione dei contenuti pubblicati, che amplifica la percezione di competenza senza riflettere la performance reale. (fonte: arxivarXiv)
Su 5.467 schedine pre-partita proposte da tre influencer di punta su X e Telegram, verificando i risultati sui record ufficiali di Stake.com che copre circa 4,8 milioni di dollari in puntate tracciate. I risultati parlano chiaro: gli influencer stessi hanno perso collettivamente il 25,24% sulle loro puntate, mentre un follower che avesse puntato lo stesso importo su ogni pronostico avrebbe perso il 38,27% del proprio investimento.
Ricerca dell'Università della Nigeria - studio ArxivarXiv
Le società quotate
Non esiste ancora un database globale che censisca il numero di tipster per paese, il loro fatturato aggregato o la loro market share nella filiera del betting. Il mercato è troppo decentralizzato, troppo informale e troppo spesso non dichiarato fiscalmente in quanto tale. Ma è possibile stimarne le dimensioni guardando all'ecosistema che lo alimenta.
I bilanci delle grandi società di affiliazione quotate in borsa — Better Collective, Raketech, Catena Media, Gentoo Media — offrono degli spunti interessanti sul mercato delle affiliazioni (del quale fanno parte proprio i tipster).
Better Collective ha registrato ricavi per 386,7 milioni di dollari nel 2024. Nel solo quarto trimestre 2025, ha chiuso con 109 milioni di dollari di ricavi.
Raketech, pur avendo attraversato una fase di ristrutturazione con un calo del fatturato, ha mantenuto un margine EBITDA adjusted del 24% nel 2024. Questi numeri riguardano i grandi aggregatori strutturati — non i tipster individuali — ma testimoniano la scala dell'ecosistema in cui questi operano. (fonte: InsideBitcoins)
Nel solo mercato britannico, secondo i dati citati nella ricerca australiana, si contano decine di migliaia di affiliati attivi, con gli operatori che reclutano tra il 30 e il 50% dei nuovi clienti proprio attraverso il canale tipster.
Un mercato da milioni di utenti
Il punto di arrivo di questa rassegna è anche il suo punto di partenza: il mercato dei tipster muove milioni di utenti, genera commissioni enormi nell'ecosistema affiliate del betting ed esercita un'influenza documentata sul comportamento degli scommettitori. Eppure resta una delle aree meno studiate e meno trasparenti dell'intera industria del gambling online.
Non perché le informazioni manchino — ma perché il fenomeno si trova esattamente all'incrocio tra gambling, influencer economy, affiliate marketing e community digitali: un territorio in cui nessuna disciplina rivendica la competenza esclusiva, e in cui i dati vengono prodotti più lentamente di quanto il mercato evolva.
Affiliazioni gambling: un mercato che vale 5 miliardi
Il mercato globale delle affiliazioni nel gambling vale oltre 5 miliardi di dollari secondo diverse fonti e report autorevoli, tra le quali il Report marketing iGaming a cura di Gitnux Research: “The global gambling affiliate market is estimated to be worth over $5 billion annually.”
Lo stesso report segnala anche che: gli operatori acquisiscono 30-40% dei nuovi giocatori tramite affiliate marketing e una parte crescente del traffico proviene da creator e tipster. Nel settore iGaming gli affiliati sono ormai uno dei principali canali di acquisizione clienti.
Secondo varie analisi di mercato: tra 40% e 70% del traffico verso operatori di gambling online proviene da affiliate marketing. Tra i canali più potenti ci sono:
- siti editoriali
- siti di comparazione
- influencer
- streamer
- tipster e creator betting
Molti operatori usano questo canale delle affiliazioni perché è performance-based, cioè pagano solo per utenti acquisiti.
Sempre secondo questa ricerca Telegram è diventato uno dei principali canali dei tipster.
Quindi i pronosticatori, consulenti di scommesse (chiamateli come volete) fanno parte di un'industria che vale 5 miliardi l'anno e che contribuiscono al fatturato in maniera sempre più crescente.
Per cercare riscontri sull'attendibilità di questi numeri, sono andato anche a fare delle ricerche sui bilanci dei principali gruppi di affiliazione mondiale, per comprendere se i 5 miliardi di dollari fossero un dato credibile (pur non dubitanto sulla serietà della fonte). Per mera curiosità però ho voluto verificare e i dati delle singole aziende sono in linea. Vi cito solo un esempio per non tediarvi con bilanci e numeri.
Better Collective è uno dei più grandi gruppi affiliate del mondo nel betting. Prima abbiamo visto i dati del 2024, ora analizziamo performance ancora più recenti:
- Nel Q3 2025 il gruppo ha generato circa €78 milioni di ricavi trimestrali.
- Il gruppo gestisce media sportivi e piattaforme che raggiungono oltre 400 milioni di utenti mensili.
- I ricavi derivano principalmente da accordi di affiliazione con operatori di scommesse basati su revenue share o CPA.
Better Collective (con sede in Danimarca è proprietario di diversi siti come Oddschecker, Action Network e BettingExpert) presenta ricavi annui per circa $380 milioni mentre il secondo gruppo più importante, gambling.com, presenta revenue annue per $127 milioni.
Tipologie di tipster
Per comprendere il fenomeno e la popolarità dei tipster bisogna distinguere tra diversi modelli fondamentali.
Content Tipster (editoriale)
Il tipster editoriale o anche content tipster nasce nel contesto dell’informazione sportiva. È una figura simile a un giornalista o a un analista. Produce contenuti in merito a:
- analisi delle partite
- studio delle statistiche
- interpretazione delle quote
- suggerimenti di scommessa
La monetizzazione non avviene direttamente tramite la vendita dei pronostici ma attraverso la costruzione di audience Questo modello è tipico dei media sportivi e dei siti di betting information. Il tipster diventa una firma editoriale, costruisce credibilità e genera traffico. In questo caso il pronostico è parte di un contenuto più ampio. Non si vende la “pick”, ma l’analisi.
E' anche una sorta di influencer delle scommesse. Negli ultimi anni è emersa proprio la figura del content tipster.
Qui il cuore del progetto non è solo la community privata ma la produzione di contenuti pubblici sui social media.
Le piattaforme principali sono:
- YouTube
- TikTok
- Twitch
- podcast

Il tipster diventa a tutti gli effetti un creator. Il contenuto può assumere molte forme:
- analisi delle partite
- live betting con commento
- video pronostici
- format educativi sulle scommesse
- storytelling sportivo
In questo modello la monetizzazione da un mix di fonti:
- advertising
- sponsorship
- affiliazioni
- brand partnership
Il tipster diventa quindi un media creator verticale sul betting.
Questo modello è particolarmente diffuso nei mercati anglosassoni e negli Stati Uniti, dove piattaforme come YouTube e podcast sportivi hanno creato veri e propri ecosistemi editoriali intorno alle scommesse. In Italia è più difficile per via della normativa (il decreto dignità che su Youtube ha riscontrato dei problemi anche con contestazioni di multe da parte dell'autorità di vigilanza come Agicom, in particolar modo più nel mercato delle slot online più che delle scommesse).
L'analista di mercato
Nel suo modello teorico più puro, il tipster è un analista.
Il suo lavoro consiste nel cercare discrepanze tra probabilità reale e quota offerta dal bookmaker. In altre parole individua quelle che nel linguaggio tecnico delle scommesse vengono definite value bet.
Se un evento ha, secondo il modello dell’analista, una probabilità reale del 55% ma il bookmaker offre una quota che implica una probabilità del 45%, esiste un margine matematico sfruttabile. Il tipster dovrebbe essere colui che identifica sistematicamente queste inefficienze.
Questo approccio ha molto in comune con altri mercati speculativi. Chi analizza le quote lavora su concetti simili a quelli utilizzati nella finanza:
- probabilità implicita
- gestione del bankroll
- aspettativa matematica
- closing line value
- efficienza dei mercati
Non a caso molti dei migliori tipster professionali utilizzano strumenti quantitativi: modelli statistici, database, algoritmi di pricing e analisi storiche delle quote.
In teoria, quindi, il tipster dovrebbe essere una figura molto simile a un trader di mercato. Un soggetto che analizza dati e individua opportunità di valore. Ma nella pratica il mercato dei tipster è molto più variegata.
Commerciale
Il tipster commerciale è diverso. In questo caso il consulente non è un autore ma un venditore di informazioni. Il prodotto non è l’analisi ma il pronostico stesso.
Le modalità di vendita sono varie:
- abbonamenti mensili
- pay-per-tip
- gruppi premium
- servizi VIP
Il contenuto è spesso molto più sintetico. Non necessariamente viene spiegata la logica dell’analisi. Ciò che si vende è l’accesso a una selezione di giocate considerate profittevoli.
Questo modello si è diffuso enormemente con l’esplosione dei social media e delle piattaforme di messaggistica: Telegram, Discord e WhatsApp hanno reso estremamente semplice creare comunità chiuse di scommettitori, nelle quali è anche più facile fare affiliazioni perché c'è un rapporto diretto tra tipster e i suoi follower. Inoltre i controlli sono minori e le call to action sono più aggressive ed efficaci (e in seguito toccheremo il tema del gioco responsabile).
Il tipster commerciale diventa quindi il gestore di una community ed è visto dai bookamers come un canale privilegiato per le affiliazioni (le aperture di conto degli scommettitori in un mercato già saturo).
Performance tipster
Si tratta di una sorta di analista data-driven, è forse la figura più credibile. Il performance tipster è la figura più vicina all’idea classica di analista delle scommesse. Il suo lavoro si basa principalmente su dati, modelli statistici e analisi delle quote.
Non vende necessariamente storytelling o intrattenimento. Vende performance. Il suo obiettivo è dimostrare nel lungo periodo di avere un vantaggio matematico sul mercato.
Gli strumenti utilizzati sono spesso sofisticati:
- database statistici
- modelli probabilistici
- analisi della closing line (quote di chiusura)
- algoritmi
- monitoraggio del ROI e dello yield
Molti di questi tipster pubblicano uno storico completo delle giocate su piattaforme di proofing indipendenti, che certificano risultati e performance nel tempo.
In questo modello la reputazione si costruisce sui numeri.
Il problema è che questo approccio è difficile da comunicare al grande pubblico. La statistica richiede tempo, disciplina e campioni di dati molto ampi. Per questo motivo i performance tipster tendono ad avere community più piccole ma spesso più fidelizzate.
Sono i più vicini alla figura del trader delle quote.
Community tipster
Stiamo parlando di una sorta di leader, di capo branco della community del betting.
In questo caso il cuore del progetto non è l’analisi ma la relazione con il pubblico. Il tipster diventa una sorta di leader di gruppo, capace di costruire attorno a sé una community attiva e partecipativa. La sua abilità non è tanto con le scommesse e le quote ma è nella comunicazione.
Il canale principale di questo modello è quasi sempre:
- Telegram
- Discord
- gruppi WhatsApp
- community private
Il valore percepito dagli utenti non è soltanto nella qualità delle giocate ma nell’appartenenza a un gruppo.
Entrare nella community significa:
- condividere risultati
- commentare le partite
- vivere l’esperienza delle scommesse in modo collettivo
In questo modello, il carisma conta spesso più delle statistiche. La fiducia è costruita sulla presenza quotidiana, sulla comunicazione diretta e sulla capacità di creare un senso di appartenenza.
Dal punto di vista economico, il modello di monetizzazione più comune è l’abbonamento attraverso:
- gruppi premium
- servizi VIP
- community a pagamento
Il tipster diventa quindi gestore di una micro-tribù digitale.
Arbitrage e matched betting
Esiste poi una categoria molto diversa dalle altre: i tipster specializzati in arbitrage e matched betting. Stiamo parlando di una sorta di ingegneri delle promozioni. Come crearsi un "gioco di vantaggio" sfruttando tutte le opportunità del mercato.
Il suo obiettivo non è prevedere il risultato di una partita ma sfruttare inefficienze tecniche del mercato, quando ci sono delle quote disallineate tra bookmakers per fare arbitraggio o match betting (che è una sottocategoria delle sure bet).
Il matched betting, per esempio, consiste nello sfruttare le promozioni offerte dai bookmaker per ottenere un profitto matematico indipendente dal risultato dell’evento. In sintesi: i bookmakers offrono dei bonus di benvenuto che possono essere trasformati in denaro prelevabile solo se il denaro depositato viene rigiocato per un diverso numero di volte.
In questo caso il tipster, esperto di match betting, segnala alla sua community quando una quota su una partita si presta a essere giocata a rischio praticamente a zero. Per esempio se sul bookmaker X punto sulla Juventus a 1, sul bookmaker Y punto sull' X2 (oppure bancando su una piattaforma di betting exchnage). In quel caso sia che vinca, pareggi o perda la Juventus, con un allineamneto delle quote, lo scommettitore non perde mai. Va a saldo zero ma ha effettuato una giocata qualificante per riscattare il bonus.
Oltre al match betting, le tecniche più utilizzate includono:
- bonus hunting
- arbitraggio tra bookmaker
- dutching
- copertura su exchange
Questo modello richiede strumenti specifici:
- software di calcolo
- comparatori di quote
- piattaforme exchange
I tipster di questa categoria vendono spesso:
- guide
- software
- accesso a piattaforme di alert
Più che tipster, sono ingegneri delle promozioni e cercando un vantaggio sul mercato sfruttando bonus e promozioni che segnalano e offrono alle loro community. I bookmakers non amano molto questo tipo di affiliati perché - di fatto - gli scommettitori sfruttano le promozioni e poi scappano dalla piattaforma di betting.
Brand ambassador affiliato
Infine esiste una categoria che è sempre più diffusa: il tipster affiliato.
Qui il modello economico è strettamente legato alle affiliazioni con gli operatori di gioco. Il tipster promuove uno o più bookmaker attraverso:
- link affiliati
- codici bonus
- offerte esclusive
- campagne promozionali
Quando un utente si registra tramite il suo link, il tipster riceve una commissione.
In questo scenario il tipster diventa di fatto un canale di acquisizione clienti per l’industria del betting.
La differenza rispetto ai modelli precedenti è che il valore economico non dipende tanto dalla precisione delle previsioni quanto dal volume di traffico generato.

Il tipster si trasforma quindi in una figura a metà strada tra:
- influencer
- marketer
- affiliato
Il meccanismo è relativamente semplice. Il tipster quando condivide un pronostico promuove un operatore di gioco tramite link affiliati con un codice personale. Quando un utente si registra e inizia a scommettere, il tipster riceve una commissione.
Esistono diversi modelli di remunerazione:
- CPA (Cost Per Acquisition): pagamento fisso per ogni nuovo cliente (in genere all'apertura del conto e al deposito)
- Revenue Share: percentuale sulle perdite dei giocatori
- Hybrid: combinazione dei due modelli
In questo scenario il tipster non vende più soltanto informazioni. Diventa di fatto un canale di acquisizione per l’industria del gambling. Questo passaggio cambia radicalmente la natura della figura.
Perché se il guadagno dipende dall’attività di gioco degli utenti, il tipster assume implicitamente un ruolo commerciale. E nasce anche un conflitto di interessi pesante per lo scommettitore.
Non è più solo un analista che suggerisce scommesse. È anche un promotore del prodotto.
L'influencer
La categoria è talmente vasta che non esistono solo queste tipologie. Qui emerge uno degli aspetti più interessanti del fenomeno. Molti tipster non guadagnano tanto dalle scommesse o dagli abbonamenti quanto dalla attenzione che riescono a generare, proprio come gli influencer.
In altre parole vendono audience. Questo modello è molto simile a quello degli influencer digitali.
Il valore economico non deriva necessariamente dall’accuratezza delle previsioni ma dalla capacità di costruire una community attiva e coinvolta e, i tipster più noti in Italia, sono coloro che generano proprio intrattenimento.
Un tipster con 50.000 follower su Telegram o Instagram rappresenta un asset commerciale importante per gli operatori di betting. Può indirizzare traffico, generare registrazioni e influenzare il comportamento degli utenti.
Vedremo in seguito che la normativa italiana si è concentrata soprattutto su questa figura.
Il potenziale conflitto di interessi
Sul modello di business del tipster, deve porsi l'attenzione sia degli scommettitori che delle autorità di regolamentazione delle scommesse in ogni stato.
Perché abbiamo visto che il tipster può essere remunerato dagli operatori anche attraverso le famose Revenue Share, la percentuale sulle perdite dei giocatori.
Quindi se i giocatori perdono, i tipster guadagna. Viceversa, se gli scommettitori vincono, il tipster non incassa le sue commissioni, anzi rischia di non incassarle per mesi (dipende dall'accordo di affiliazione specifico con il singolo bookmaker).
Di fatto, per il singolo scommettitore il tipster che dispensa consigli gratuiti potrebbe essere paradossalmente più pericoloso rispetto a un tipster che si fa pagare per condividere i suoi pronostici.
Perché nel primo caso, il tipster campa sulle perdite dei suoi giocatori affiliati, nel secondo caso invece il pronosticatore ha tutto l'interesse a mantenere i giocatori vincenti così gli pagano gli abbonamenti, oltre che accrescere la sua credibilità e fiducia sul mercato.
Il tipster moderno
Abbiamo visto le varie tipologie della categoria. Si può dire che le nuove figure dei tipster vanno ad abracciare vari tipi di abilità e attività. Il tipster moderno deve essere capace di presentare un' analisi sportiva credibile, conoscere però i trucchi dell' influencer marketing e dell' affiliazione nel gambling. Tre caratteristiche non così semplici e scontate.
Questa ibridazione è uno dei motivi per cui il fenomeno è cresciuto così rapidamente negli ultimi anni e, paradossalmente, le normative vigenti approvate dal 2018 in poi, invece di indebolire la figura, l'hanno rafforzata proprio perché il resto del mercato delle affiliazioni vive ora tra vincoli maggiori.
I tipster si sono adattati a questi vincoli, spesso aggirandoli, proprio per questa anima tripolare. Sono spesso persone fisiche che hanno poco da perdere, outsider del mercato che si muovono con rapidità senza farsi troppi scrupoli, mentre le società ci mettono mesi per prendere decisioni e adattarsi alle normative o ai trend di mercato.
Inoltre gli scommettitori stanno sempre più sui social rispetto ai forum. I tipster sono già in prima linea.
I nuovi canali
La trasformazione dei tipster è stata possibile soprattutto grazie ai cambiamenti nella distribuzione dell’informazione che è sempre più orientata sui social. Le persone hanno cambiato tendenze e abitudini e sono abituate oramai a ricevere informazioni (anche in forma passiva) proprio su queste piattaforme.
Fino a quindici anni fa i canali principali dei tipster erano:
- giornali
- siti web specializzati
- forum di scommesse
Oggi il panorama è completamente diverso. Le piattaforme più utilizzate (ban permettendo) dai tipster sono:
- Telegram
- Discord
- TikTok
- YouTube
- newsletter private
Telegram in particolare è diventato uno degli strumenti principali del mercato perché è un ambiente dove vige la de-regulation. Permette di creare canali con migliaia di iscritti, distribuire rapidamente contenuti e gestire gruppi premium a pagamento senza controlli stringenti. E per le autorità esterne è difficile indagare o ordinare alla piattaforma di adottare delle misure restrittive. E' l'ambiente ideale per il betting.

Negli ultimi anni è cambiato qualcosa anche su Telegram: per esempio non è consentita - in teoria - sulla piattaforma la pubblicità al gambling.
Discord, invece, è spesso utilizzato per community più strutturate dove gli utenti possono discutere strategie, condividere risultati e interagire con il tipster.
Questo modello di distribuzione ha due caratteristiche fondamentali:
- crea delle comunità chiuse
- permette la monetizzazione diretta
Il tipster non ha più bisogno di un sito o di un editore. Può costruire il proprio business direttamente sui social.
Il lato oscuro del mercato
Questa crescita rapidissima ha però generato anche alcune criticità: il mercato dei tipster è in gran parte non regolamentato.
Chiunque può aprire un canale Telegram e iniziare a vendere pronostici. Non esistono standard universali di trasparenza o certificazione delle performance. In passato, in paesi come la Spagna si era pensato di imporre come obbligo quello di rendere più trasparente l'offerta (con la pubblicazione dei risultati storici del tipster) ma nella realtà non è così semplice.
Questo boom del business improvviso dei pronostici ha portato alla diffusione di pratiche discutibili:
- record manipolati
- statistiche incomplete
- screenshot selettivi delle vincite
- marketing aggressivo e senza controlli
Molti servizi di tipster non pubblicano storico completo delle giocate o non utilizzano piattaforme indipendenti di proofing.
Per l’utente medio diventa quindi difficile distinguere tra analisi professionale e semplice marketing. Lo scommettitore si deve muovere in un mare di incertezze (ma ci sono dei parametri e dei trucchi che vi spiegheremo su come individuare un tipster vincente e/o credibile per il mercato).
Come valutare se un tipster è credibile: i trucchi
A prescindere dalla autenticità dei dati riportati e sponsorizzati dai singoli tipster, bisogna porre attenzione a varie variabili.
Nel betting, la specializzazione sui singoli mercati è una condizione necessaria per essere vincenti, ma non sufficiente. A fare la vera differenza nel lungo periodo sono due variabili: l'accesso a informazioni privilegiate prima che diventino pubbliche e la capacità di identificare valore reale nelle quote.
Il problema delle run favorevoli
La maggior parte degli scommettitori intermedi commette un errore sistematico: valuta un tipster quasi esclusivamente sullo storico e sul rendimento complessivo. Anche se lo storico è originale e autentico (il tipster onesto e genuino), non basta.
Un campione da 1.000 scommesse è oggettivamente più robusto di uno da 100, ma è troppo piccolo nelle scommesse per valutare un consulente.
Il mercato del betting è volatile. Esistono tipster con yield elevati che sono semplicemente il prodotto di run favorevoli, non di un edge reale sul mercato. Distinguere i due casi richiede un'analisi più strutturata.
Alcuni segnali d'allarme immediati:
- Win rate superiori al 60-65% su quote mediamente alte (es. 2.00+) su campioni significativi
- Rendimenti "troppo costanti", senza fisiologiche fasi negative
- Storico privo di drawdown prolungati (vi spiegheremo cosa sono)
Il metodo delle quote di chiusura
Questo è lo strumento più affidabile per misurare la credibilità reale di un tipster. Le quote di chiusura — rilevate all'inizio dell'evento sportivo — rappresentano il punto di massima efficienza del mercato: incorporano volumi, notizie dell'ultimo minuto e il flusso delle scommesse professionali. In particolare fanno fede le quote di chiusura dei bookmaker asiatici che hanno una liquidità importante e di Betfair Exchange international. Quei due parametri sono la nostra bussola per valutare un tipster.
Il procedimento è semplice:
- Annota il segnale del tipster: quota proposta, bookmaker indicato e orario di pubblicazione
- Registra la quota di chiusura dello stesso bookmaker sullo stesso evento e quella dei bookmaker asiatici
- Ripeti l'operazione su un campione minimo di 50-100 segnali
Se il tipster batte sistematicamente la quota di chiusura, significa che anticipa il mercato. È un indicatore molto più solido dello yield grezzo, perché difficilmente falsificabile. Un professionista vero muove le quote — i risk manager lo notano, gli altri bettors lo seguono, e la linea si sposta nella direzione del suo segnale.
Questo è un tipster credibile del quale possiamo fidarci non solo perché condivide in buonafede i suoi pronostici e le quote con valore, ma anche perché il mercato lo reputa un esperto.
Siti specializzati
Il mercato comunque vi può offrire degli spunti interessanti. In lingua inglese esistono deiportali specializzati (per esempio Goal Profit) che fanno recensioni puntuali (dopo lunghi test effettuati da esperti) sui servizi di tipster e altri metodi di scommesse.
Inoltre esistono portali che ospitano tipster e che certificano le puntate e lo storico. Una delle piattaforme più importanti è Blogabet che però, nell'ultimo anno, ha cambiato metodo ed è ora il tipster non abbonato al portale che si auto-certifica e convalida i pronostici. E' comunque uno strumento utile soprattutto per i pronosticatori più importanti affiliati perché la piattaforma è una garanzia di credibilità.

Il metodo è un indicatore
Uno dei trucchi più efficaci e logici è il metodo usato dal tipster che lo presenta al suo pubblico. Prima di tutto il tipster che lavora con le multiple perde - tendenzialmente - di crediblità.
Il motivo è molto semplice da capire: chi propone schedine presenta un modello per scommettere perdente nel lungo periodo. Giocare in schedina vuol dire moltiplicare per ogni partita l'aggio del bookmaker (la commissione che viene pagata, in pratica, in termini di probabilità dallo scommettitore ed è il vantaggio matematico del banco). Proporre puntate multiple vuol dire affrontare un aggio finale altissimo e imbattibile nel lungo periodo, un house edge ingestibile.
Quindi un tipster che offre schedine - con tutto il rispetto - ma non è molto credibile ma è un servizio che piace ed è il più popolare (ma sarà sempre perdente). L'unica strada credibile è quella di proporre schedine con quote di valore (ma è un esercizio difficilissimo).
Di contro, chi offre singole è più credibile. Ma i suoi pronostici devono essere accompagnati da quote di valore (value bet, ovvero quando il bookmaker offre una quota sbagliata, ovvero non corrispondente alle probabilità implicite che quel evento accada).
Come capire quando una quota è di valore
Per esempio: lancio della monetina, abbiamo il 50% (corrispondente a quota 2.00) che esca testa e 50% (quota 2.00) che esca croce. Il bookmaker propone una quota che paga per croce più di 2.00, metiamo 2.10 (47,6% invece di 50%). In questo caso abbiamo una quota di valore.
Ma come può un utente mediamente informato e preparato capire se il tipster gli fornisce quote di valore?
Il metodo - che vi ho appena esposto - della quota di chiusura è valido ed è un indicatore infallibile. Ma non solo.
Quando il tipster, per esempio, vi segnala una quota che è più alta della linea Pinnacle e dei bookmaker asiatici potrebbe - con probabilità - essere una value bet. Se la quota crolla in poche ore, probabilmente era una value bet.
Inoltre fate attenzione ai pronosticatori che hanno un metodo informatico che vi segnalano quote comparandole con Pinnacle e altri book di riferimento (Bet365 per l'Europa, Sbobet per l'Asia, per fare degli esempi).
Se il tipster usa metodi professionali con AI probabilmente non è uno sprovveduto. Insomma, il metodo usato può essere una cartina tornasole fedele per comprendere come lavora un tipster e se è serio e non un venditore di fumo.
La manipolazione dei mercati
Vi ho accennato al potenziale conflitto di interessi del modello di business di alcuni consulenti (che guadagnano sulle perdite dei suoi scommettitori affiliati). Ma c'è anche un altro trucco che usano alcuni tipster-influencer e che dovete conoscere.
Esiste un meccanismo di frode consolidato nel settore: alcuni tipster pubblicano segnali gratuiti strategicamente sbagliati per far muovere le quote nella direzione opposta, e poi scommettono pesante sull'esito reale a quota più alta. Non è teoria, è una pratica documentata.
Diffida in particolare di:
- Tipster con molti segnali gratuiti su piattaforme ad alta visibilità e che hanno tanti followers.
- Servizi a pagamento che mostrano rendimenti "impossibili" senza drawdown verificabili
Il consiglio finale
Non esiste una scorciatoia per trovare un tipster credibile. Il filtro più efficace rimane il confronto sistematico tra i suoi segnali e le quote di chiusura nel tempo. Richiede pazienza e metodo, ma è l'unico approccio che riduce concretamente il rischio di affidarsi a qualcuno che vince solo per fortuna — o peggio, a qualcuno che ti usa come strumento per muovere il mercato a suo favore.
Drawdown: cos'è
Chi è esperto ed ha esperienza pluriennale nelle scommesse, è consapevole che le run e i downswings si alternano con una facilità quasi disarmante ed è importante capire questo concetto e misurarlo proprio per non trovarci impreparati. Lo stesso vale per i tipster.
Immagina la tua cassa come un'altimetria montuosa. Il drawdown è la discesa dal picco più alto fino alla valle successiva — non conta da dove sei partito, conta quanto sei sceso dal punto più alto raggiunto.
La formula:
Drawdown = Picco massimo della cassa − Valore minimo successivo
Non è la perdita sul capitale iniziale. È la discesa percentuale dal tuo miglior momento.
I quattro concetti chiave:
- Picco - Il massimo storico raggiunto dalla tua cassa
- Valle - Il punto più basso dopo quel picco
- Drawdown - La differenza tra i due, in € o in %
- Max Drawdown- Il drawdown più profondo mai registrato nella tua storia
Esempio concreto
- Cassa iniziale → €1.000
Picco raggiunto → €1.500
Punto di riferimento Valore dopo losses → €1.200
Drawdown = €1.500 - €1.200 = €300 → -20% dal picco
Sei ancora in profitto rispetto ai €1.000 iniziali, ma hai già subito un drawdown del 20%.
Quando preoccuparsi?
- < 20% → Fisiologico, rientra nella normalità
- 20–30% → Zona di attenzione, rivedi lo staking
- > 30–50% → Segnale di rischio elevato per la sopravvivenza del conto
A cosa serve nella pratica
Il drawdown storico è la bussola del tuo money management. Conoscerlo ti permette di:
- Calibrare le puntate in modo che una fase negativa non azzeri la cassa
- Valutare oggettivamente la solidità di una strategia (o di un tipster)
- Mantenere lucidità psicologica durante i downswing, sapendo già quanto può durare
Perché ci sono tipster affidabili e vincenti
Spesso sui tipster se ne leggono di tutti i colori, sono nate anche delle leggende, perchè i mercati sono infestati di venditori di fumo perdenti e si è persa la credibilità verso questa figura. Ma non è sempre così, vi sono anche professionisti che vendono i loro segnali e lo fanno per diverse ragioni.
Una delle domande più ricorrenti — e più mal poste — nel mondo delle scommesse.
"Se uno scommettitore è vincente, perché dovrebbe condividere i suoi segreti, le sue puntate e le sue strategie e fare il tipster?"
È la domanda che rimbalza nei commenti sui social con la sicurezza di chi ha già la risposta in tasca. Peccato che sia una delle fesserie più grandi che si sentano in questo settore. Una di quelle sentenze da bar che suonano bene ma non reggono a un'analisi seria.
La risposta è più articolata di quanto sembri, e smonta un luogo comune che dilaga sui social.
Il contesto avvelenato
Il problema, va detto, nasce da un contesto avvelenato. L'industria dei tipster è stata devastata da personaggi improvvisati che vendevano sistemoni di multiple senza senso, promettendo rendimenti impossibili su piattaforme popolate da chi non capisce la differenza tra fortuna e metodo. Ora quei personaggi hanno fatto soldi e vogliono ripulirsi l'immagine ma hanno fatto perdere molti utenti.
Hanno distrutto la credibilità di un mercato che, invece, ha le sue logiche precise — e ben diverse da quelle del poker, dove la condivisione delle strategie ha effettivamente compresso i margini nel tempo.
Ma torniamo alla domanda. Ci sono almeno sei ragioni concrete per cui uno scommettitore vincente decide di vendere i propri pronostici o di monetizzare le proprie competenze.
Ban dei bookmakers
Proprio perché vincono con continuità, molti bettors si ritrovano con account limitati o chiusi e si ritrovano costretti a guadagnare, grazie alle loro intenzioni, facendo da consulenti.
In Gran Bretagna e in Spagna, negli ultimi anni, sono stati bannati migliaia di profili — colpa loro? Erano troppo bravi, è uno dei problemi e paradossi dell'industria del betting.
Aprire account a cascata, intestarli a familiari, pagare percentuali ad amici per utilizzare i loro profili: un calvario, anche perché la tecnologia a disposizione dei book si è evoluta e ci mettono poco a riconoscere chi c'è realmente dietro un accont, se è un professionista vincente. A quel punto, trasformare il proprio metodo in un servizio diventa la via più logica.
Con, spesso, una bella dose di rivalsa nei confronti di un'industria che li ha fatti fuori ingiustamente.
Roi basso e bankroll insufficiente
Chi ha battuto il banco in modo sistematico lo sa: i margini reali, nel lungo periodo, si attestano intorno al 3-4%. Non è un numero da far paura, ma significa che per guadagnare cifre importanti occorre muovere capitali importanti e rischiarli (e su questo aspetto ci raccomandiamo sempre di agire con molta responsabilità e sempre rispettando il bankroll). Molti non ce li hanno. E allora vendere segnali a pagamento diventa un modo per finanziare la propria attività, costruire uno storico certificato e, magari, attrarre investitori o entrare in un sindacato di scommettitori.
La varianza
La varianza, quella grande sconosciuta. Anche i migliori passano periodi neri. Lunghe run negative che mettono alla prova anche i nervi più saldi. Il calcio, il tennis, il basket: ci sono sempre variabili imprevedibili che ribaltano pronostici sensati. Avere entrate fisse attraverso la vendita di servizi riduce la pressione della varianza e distribuisce il rischio su più fonti di reddito. Non è debolezza — è gestione intelligente dell'incertezza.
Gestione del bankroll
Disciplina e gestione del bankroll: il punto debole dei geni. Esistono tipster con competenze matematico-statistiche fuori dal comune che sono, però, dei pessimi gestori delle proprie risorse. Quando arriva una run negativa, lo scommettitore indisciplinato alzare le puntate per recuperare — uscendo dalla gestione razionale del bankroll e rovinandosi. Molti di questi profili, una volta compreso il problema, diventano tipster eccellenti: guadagnano con regolarità senza la pressione di rischiare il proprio denaro che è il loro punto debole.
Finanziare modelli e software
Pensate che i bookmaker guadagnino per caso? Hanno alle spalle team di analisti, modelli statistici, sistemi di gestione del rischio raffinati. Gli scommettitori vincenti lavorano nello stesso modo: sviluppano database, creano software proprietari, elaborano modelli che estraggono i dati sensibili davvero rilevanti. Tutto questo ha un costo — in tempo e in denaro.
Vendere segnali per un periodo limitato aiuta a finanziare quella macchina. In Gran Bretagna ci sono esempi concreti: trader di Betfair come Dan Weston, che ha costruito un enorme database sul tennis maschile con strumenti capaci di estrarre informazioni decisive, condividendo parte del proprio lavoro attraverso un blog molto seguito.
Ricordatevi sempre poi che esistono anche abili scommettitori che sfruttano i loro tips per gonfiare e manipolare i mercati a loro vantaggio. Quelli sono i più pericolosi.

Il mercato delle scommesse è complesso, molto più di quanto i luoghi comuni sui social vogliano far credere. E chi lo conosce davvero sa che la domanda giusta non è "perché lo fa?". La domanda giusta è "come distinguere chi sa davvero fare il proprio mestiere da chi vende fumo?". Ma questa è un'altra storia che vi abbiamo spiegato nel precedente capitolo.
Tipster: la normativa in Italia
Con il Decreto Dignità — il D.L. 87/2018, convertito in legge il 9 agosto 2018 con la L. 96/2018 — l'Italia ha scelto una delle strade più rigide d'Europa in materia di comunicazione e soprattutto pubblicità del gambling. L'articolo 9 del decreto ha introdotto un "divieto assoluto di pubblicità, diretta o indiretta, per qualsiasi gioco o scommessa con vincite in denaro". Non solo spot televisivi o sponsorizzazioni sulle maglie da calcio: il divieto si estende esplicitamente ai mezzi digitali, ai social media, ai creator, agli influencer, a qualunque forma di contenuto promozionale online.
Il principio di fondo nel 2018 era chiaro: ridurre l'esposizione al gioco, tutelare i soggetti più vulnerabili, contrastare la ludopatia. Un obiettivo condivisibile. Ma la realtà del mercato si è rivelata, come spesso accade, più complicata della norma che cercava di governarla.
Nelle linee guida di applicazione del Decreto, AGCOM ha reso esplicito il divieto degli influencer nel mondo del gambling.
Le sanzioni
Se in una prima fase questo divieto è stato ignorato, negli anni successivi, l'AGCOM ha progressivamente irrigidito la propria lettura del decreto, estendendone l'applicazione al mondo degli influencer e dei creator digitali.
Tra il 2024 e il 2025 l'Autorità ha sanzionato diversi profili accusati di promuovere slot machine, casinò online e scommesse sportive attraverso YouTube, Instagram e altri canali. Le sanzioni partono da circa 50.000 euro per singola violazione — cifre che segnalano una linea interpretativa sempre più severa e difficilmente equivocabile.
La zona grigia
Il nodo più delicato, però, non riguarda i casi evidenti. Riguarda la zona grigia: cosa si intende, esattamente, per pubblicità indiretta?
Per anni, una parte del mercato ha vissuto convinta che parlare di betting non equivalesse necessariamente a fare advertising. Quella convinzione oggi è molto meno solida. Secondo l'orientamento dell'AGCOM, un contenuto che incentiva il gioco, promuove un operatore, utilizza link affiliati o offre codici di registrazione può essere considerato comunicazione commerciale — anche quando si presenta come intrattenimento, come contenuto editoriale, come live streaming, o come semplice "consiglio" di un tipster.
Influencer: il codice di condotta
Il 23 luglio 2025, con la Delibera 197/25/CONS, l'AGCOM ha compiuto un ulteriore passo: ha introdotto un codice di condotta specifico per influencer e creator digitali.
Le nuove regole si rivolgono in particolare agli influencer "rilevanti" — quelli con almeno 500.000 follower e una significativa capacità di impatto pubblico — e prevedono obblighi di trasparenza, riconoscibilità immediata dei contenuti sponsorizzati, tutela rafforzata dei minori e il divieto di contenuti lesivi della dignità della persona. Gli influencer che rientrano in questa categoria devono inoltre iscriversi a un apposito elenco tenuto dall'Autorità.
Ed è qui che il sistema rivela la propria contraddizione strutturale.
Il Decreto Dignità era stato pensato per colpire la pubblicità tradizionale del gioco. Ma nel frattempo il mercato si era già spostato altrove.
Oggi una parte crescente dell'influenza sul betting passa attraverso Telegram, Discord, community private, tipster indipendenti — figure che spesso non si percepiscono come soggetti pubblicitari, ma che nei fatti orientano i comportamenti di gioco, monetizzano attraverso le affiliazioni e costruiscono funnel di conversione verso i bookmaker.
Le regole superate
Il problema, quindi, non è l'assenza di regole. Le regole esistono, e sono stringenti.
Il problema è che il mercato digitale evolve a una velocità che la capacità normativa fatica a tenere il passo. Il tipster moderno non è un concessionario, non è formalmente un bookmaker, non è un editore tradizionale. Eppure può esercitare un'influenza sul comportamento di gioco superiore a quella di molte campagne pubblicitarie classiche — quelle che il decreto aveva in mente quando è stato scritto.
La domanda che il settore dovrà affrontare nei prossimi anni è, in fondo, molto precisa: un influencer-tipster che monetizza attraverso il gambling è ancora un creator digitale, oppure è diventato a tutti gli effetti una nuova figura pubblicitaria dell'industria delle scommesse? La risposta che darà la regolazione — o che il mercato sarà costretto ad anticipare — cambierà radicalmente le regole del gioco.
Il mercato giungla in Italia, la denuncia di Codacons
In Italia i tipster sono ovunque, ma la situazione sta sfuggendo di mano. Gli appassionati di scommesse sono esposti a un bombardamento informativo che, in alcuni casi, ha preso derive pericolose per i consumatori.
Nel settembre 2025, il Codacons ha acceso i riflettori sul fenomeno. L'associazione ha denunciato i social tipster alla Polizia Postale, all'Agcom — l'autorità che vigila anche sul divieto di pubblicità nel gioco — e all'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Al centro della denuncia: scarsa trasparenza, grafici e risultati falsi o manipolati, e una comunicazione strutturata per ingannare i propri iscritti.
Detto questo, fare di tutta un'erba un fascio sarebbe scorretto. Esistono canali Telegram e pagine Instagram gestiti da tipster senza scrupoli, che promettono vincite sicure, enfatizzano i guadagni facili e oscurano sistematicamente le perdite. Ma esiste anche una minoranza — piccola, eppure reale — di attori che comunica in modo più trasparente e responsabile.
La denuncia del Codacons, però, non fa distinzioni: è rivolta indistintamente a tutti i tipster attivi sulle piattaforme social.
Solo oggi le associazioni dei consumatori e le autorità si svegliano con almeno 10 anni di ritardo. Il problema è che i danni sono già stati fatti a scommettitori ingenui che sono caduti nelle trappole e hanno anche perso ingenti somme di denaro seguendo alcuni guru dell'1-X-2, under/over etc.
Telegram pare una terra di nessuno, dove vale tutto e il contrario di tutto, nel betting come in altri settori ben più delicati e sensibili, ma la piattaforma non risponde mai alle sollecitazioni delle autorità (ed è uno dei punti di forza e delle caratteristiche del canale fondato da i due fratelli russi Pavel Durov e Nikolaj Durov) rivendicando la propria indipendenza, anche di fronte a indagini e procedimenti penali che riguardano pratiche e condotte disdicevoli (pensiamo allo scambio di dati privati illegali etc etc).
"Il Codacons denuncia inoltre che questa diffusione incontrollata di contenuti irregolari espone gli utenti a un rischio elevatissimo di incorrere in perdite economiche e di sviluppare dipendenze patologiche da gioco, con gravi conseguenze sociali e personali. L’Associazione chiede pertanto un intervento immediato e coordinato da parte delle autorità competenti – Adm, Agcm, Agcom e Polizia Postale – affinché vengano avviati controlli a tappeto, disposti provvedimenti di rimozione dei canali irregolari e applicate sanzioni significative contro i responsabili"
Codacons - denuncia ottobre 2025
Telegram è così nel bene e nel male, dove i “guru” delle scommesse prosperano, sfruttando una totale mancanza di vigilanza e di filtro e si assistono alle stesse dinamiche dei social network che hanno già alimentato fake news, truffe finanziarie e bolle speculative, almeno secondo le ricostruzioni di Codacons, l'associazione dei consumatori.
Il contesto restrittivo
In Italia, come abbiamo ricordato, esiste una normativa restrittiva sulla pubblicità sul gioco (Decreto Dignità del 2018) che prevede anche un divieto assoluto per gli influencer di prestarsi alla promozione dei brand. In alcuni casi, i tipster potrebbero rientrarci. E' giusto fare delle riflessioni. Proprio a causa del Decreto Dignità che arriva la denuncia del Codacons.
Agicom ha - di recente - pubblicato delle linee guida sugli spot pubblicitari per il gioco responsabile ma - contrariamente alle anticipazioni - non ha impedito ai testimonial famosi di prestarsi alle campagne marketing.
Codacos ha ribadito:
"Questa situazione costituisce una palese violazione della normativa nazionale vigente, che prevede l’obbligo di autorizzazione da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per lo svolgimento di ogni attività di gioco d’azzardo e che vieta in modo assoluto qualsiasi forma di pubblicità diretta, indiretta o occulta del gioco con vincite in denaro, come sancito dal Decreto Dignità e dal Decreto Balduzzi".
"Il Codacons denuncia inoltre che questa diffusione incontrollata di contenuti irregolari espone gli utenti a un rischio elevatissimo di incorrere in perdite economiche e di sviluppare dipendenze patologiche da gioco, con gravi conseguenze sociali e personali.
L’Associazione chiede pertanto un intervento immediato e coordinato da parte delle autorità competenti – Adm, Agcm, Agcom e Polizia Postale – affinché vengano avviati controlli a tappeto, disposti provvedimenti di rimozione dei canali irregolari e applicate sanzioni significative contro i responsabili. Parallelamente, Codacons sollecita l’istituzione di un tavolo tecnico per definire nuove regole più stringenti e funzionali alla tutela dei consumatori nelle piattaforme social".
Tipster italiani: due facce della stessa medaglia
Ribadisco però un concetto: non si può fare di tutta un'erba un fascio o parlare solo male di questa categoria. Esistono anche esempi virtuosi. Un aspetto però è certo: oramai i tipster fanno parte della filiera dell'ìndustria del betting e sono una figura chiave soprattutto in Italia per le affiliazioni (aperture conto di nuovi giocatori) per i bookmakers che non possono più, in teoria, pubblicare spot televisivi e radiofonici e la loro azione di branding è ridotta all'osso.
Il tipster è l'intermediario chiave in questo mercato disciplinato in maniera sempre più restrittiva. Il problema è di disciplinare, controllare e regolamentare la comunicazione.
Gli aspetti positivi
In teoria il tipster è una figura teoricamente sana nella filiera del betting: quelli bravi e responsabili cercano di educare lo scommettitore a gestire in modo responsabile il proprio bankroll (budget per le scommesse) e diffondono tecniche e strategie (soprattutto nelle scommesse live) che non sono così aggressive, rispetto a bollettoni e schedine da 10 eventi che sono destinate a fare la fortuna dei bookmakers. Cerchiamo di analizzare alcuni aspetti del fenomeno:
La Mission dei tipster è anche aiutare gli scommettitori a migliorare le proprie scelte, anche se nessun pronostico garantisce vincite certe (ma qui sta il problema, alcuni tipster in Italia, in particolare su Telegram promettono, ritorni dell'investimento ROI importanti, profitti sicuri nel lungo periodo), quando sappiamo che non è così facile vincere nelle scommesse.
Aspetti negativi
Alcuni di questi "consulenti-influencer", spesso anonimi (la maggior parte nasconde la propria identità) e difficilmente rintracciabili, come ha denunciato Codacons (ma è una realtà che conosciamo molto bene) si muovono tra Telegram, Instagram, TikTok, promettendo guadagni facili. Vendono accessi a gruppi chiusi, cancellano i pronostici sbagliati, mostrano solo le vincite selezionate. È la stessa logica con cui i mercati finanziari più opachi manipolano l’informazione: un racconto a senso unico che nasconde i fallimenti e alimenta illusioni. Su questi aspetti Codacons ha fatto bene a intervenire.
L'importante, ripeto, è che non si getti nel calderone anche chi interpreta il ruolo rispettando le leggi vigenti (Decreto Dignità e Decreto Balduzzi del 2011) e che cerca di educare i propri clienti in modo intelligente e responsabile. Forse sono mosche bianche ma esistono.
Il richiamo alla responsabilità
Dal nostro punto di vista che conosciamo il mercato delle scommesse e i suoi canali comunicativi da 25 anni a questa parte (che dal 2000 a oggi sono mutati in modo significativo), il fatto che ci siano tipster senza scrupoli crea un enorme problema soprattutto nei confronti delle fasce più esposte, come ha denunciato proprio Codacons. Soprattutto su Telegram e su Instagram i giovanissimi sono esposti a un bombardamento di messaggi ingannevoli e risultano vulnerabili per età e inesperienza, convinti che esista un metodo infallibile per battere il banco. E' il teatro delle illusioni nel 99% dei casi.
Condivisione da parte di influencer del betting con centinaia di migliaia di follower che pubblicano vincite illusorie di schedine (anche di dubbia veridicità) di concessionari che hanno probabilità dello 0,3% che possano verificarsi. Tutto appare troppo facile. Ma la realtà dei fatti è ben diversa e ci sono persone che si illudono e perdono troppi soldi.
Normativa superata
La normativa italiana è chiarissima ma riguarda solo una parte dell'offerta del gioco deve essere autorizzata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ma riguarda i concessionari e non gli affiliati come i tipster), e la pubblicità diretta e indiretta del gambling è proibita dal Decreto Dignità (per Agicom valgono solo comunicazioni informative e comparative, a iniziare dalla comparazione delle quote), inoltre già il Decreto Balduzzi imponeva a tutti gli attori in gioco della filiera di usare un linguaggio corretto e responsabile nei messaggi verso i giocatori.
Ma questa architettura regolatoria – costruita quando i social erano agli albori – oggi appare fragile, se non impotente, davanti a un’economia parallela che corre su server e algoritmi globali. Non esiste una vera vigilanza sui social, lo vediamo anche con le truffe su Facebook di false pubblicità che sfruttano in modo non autorizzato brand di noti concessionari e casinò terrestri legali. E' una vera giungla senza alcun filtro.
Obbligo di registrazione
E' un problema anche di trasparenza. I tipster dovrebbero essere tutti registrati dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (pena multa salata) e trovo sensata una proposta che era stata presentata in Spagna un pò di tempo fa: ovvero l'obbligo da parte dei tipster di pubblicare in modo trasparente e verificabile le vincite, perdite e rendimenti (positivi o negativi), come avviene su piattaforme credibili come Blogabet (che infatti hanno migliaia di abbonati).
Chi non è registrato e non presenta un rendiconto credibile e verificabile, di fatto verrà giudicato dai propri clienti. Nel lungo periodo, difficilmente gli utenti si fideranno di coloro che continueranno a operare nel mercato nero e in modo poco trasparente. Alla fine a vigilare e fare la differenza sarà il mercato e le certificazioni.
Spesso, appassionati delle scommesse mi chiedono: "i tipster sono figure positive o negative per il mondo delle scommesse? C'è da fidarsi?".
Non si può rispondere in modo categorico e definitivo. Nello stesso mercato sono presenti sia persone competenti che operano in modo responsabile e trasparente sia altri attori in gioco molto meno credibili e che sono scorretti, come in tutti i mercati. Il problema è che i venditori di fumo sono in un numero maggiore rispetto alle persone serie, soprattutto sui social.
I rischi sono importanti e ce lo ricordano le associazioni dei consumatori ma esistono sia tipster buoni che cattivi. Non si può parlare con dei preguidizi su un'intera categoria.
Per regolamentare la categoria è bene prima conoscerla fino in fondo e soprattutto capire il modello di business.
"Le agenzie devono intervenire"
Il Codacons denuncia i rischi sociali e personali e fa bene: perdite economiche importanti, dipendenze patologiche, famiglie distrutte. Ma la vera domanda è un’altra: chi governa il cyberspazio del gioco d’azzardo? Gli Stati, con le loro agenzie concessionarie e i loro decreti?
Oppure le piattaforme non autorizzate, che si dichiarano semplici intermediari e lasciano prosperare chiunque porti traffico? Perché quando leggo che il 70% dell'offerta sul gioco è illegale in Europa, qualche dubbio mi viene. E non è che stiamo solo provando a arginare un oceano con un secchiello? Le metodologie di contrasto all'offerta illegale e ai tipster senza scrupoli di dieci anni fa, oggi sono valide o sono state superate dalla tecnologia?
Per questo l’Associazione chiede un intervento coordinato: Adm, Agcom, Antitrust, Polizia Postale. Non basteranno sanzioni simboliche o qualche canale chiuso (ma dubito che Telegram intervenga mai per chiudere dei canali): serve una strategia. Un tavolo tecnico, certo, ma soprattutto la volontà di trattare le truffe digitali (come quelle dei tipster che vendono e mostrano rendimenti che non esistono e sono truccati) per quello che sono: truffe.
Il gioco deve ritornare a essere un passatempo spensierato: oggi su certe piattaforme come Telegram (dove non esiste vigilanza) assistiamo a una vera giungla di offerte più o meno legali.