Mentre analisti e diplomazie si muovevano con cautela, i mercati predittivi avevano già preso posizione: il 14 gennaio scrivevamo che Polymarket attribuiva il 77% di probabilità a uno strike americano contro l’Iran entro marzo. Una convergenza rara tra capitale scommesse e "informato" e un' analisi geopolitica che raccontava non solo il rischio della guerra, ma il mutamento degli equilibri di potere in Medio Oriente.
In tempi non sospetti quindi, mentre gran parte delle analisi mainstream oscillava tra prudenza e scetticismo, sui mercati predittivi stava accadendo qualcosa di molto diverso.
Quel 77% di probabilità era il frutto tra domanda e offerta in denaro reale: nessun sondaggio teorico o previsione accademica.
Trader, insider informativi e analisti geopolitici stavano convergendo su uno scenario: lo strike era altamente probabile e lo facevano mettendo in ballo i propri soldi.
Questi sono i prediction market, per chi volesse informarsi in modo approfondito sulle scommesse predittive può consultare il nostro approfondimento.
In questo Articolo:
- 1 La presenza delle flotte elemento determinante per le previsioni USA-IRAQ
- 2 Prediction markets e geopolitica: l'indebolimento storico dell'Iran nel 2025
- 3 Come funzionano i mercati geopolitici su Polymarket
- 4 Il vero obiettivo americano: il regime change ma i mercati delle scommesse...
- 5 Quando la pace? Ecco cosa prevedono su Polymarket
- 6 I rischi dei bombardamenti sul fronte interno iraniano
- 7 Scommettere su Polymarket è possibile dall'Italia?
La presenza delle flotte elemento determinante per le previsioni USA-IRAQ
Nello stesso giorno, anche noi di Assopoker — in questo articolo pubblicato il 14 gennaio — cercavamo di analizzare i segnali che ci consegnava il mercato. Per noi, il tema centrale era l'assenza in quel momento di una delle portaerei americane nel Golfo Persico o almeno nelle vicinanze. La nostra analisi di Assopoker a gennaio:
Sulle probabilità dello strike pesa comunque l’assenza di una portaerei nel Golfo Persico, nel Mar Rosso e nel Mar Arabico da parte della Marina statunitense. Come ricordato, gli USA dispongono di una delle più importanti basi in Qatar che però stanno in parte evacuando. Hanno inoltre bombardieri anche negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita ma non è così scontato che i paesi del Golfo autorizzino blitz dalle basi sul loro territorio per paura di ritorsioni dell’IRAN che dispone di un arsenale di tutto rispetto tra droni e missili supersonici. Per questa ragione, i trader di Polymarket danno per probabile uno strike ma non così imminente come i media. E’ necessario un tempo tecnico per spostare probabilmente la portaerei più vicina, la Abraham Lincoln oggi presente in un altro scenario di potenziale conflitto come il Mar Cinese del Sud (vedi tensione per Taiwan con la Cina).

Nelle settimane successive, l'avvicinamento della Lincoln e lo spostamento della Ford (portaerei di ultima generazione che ha avuto un ruolo centrale in Venezuela) hanno certificato quanto lo strike fosse vicino. Nessun analista credeva a uno scenario che escludesse la guerra: muovere due flotte in un teatro, significa solo una cosa: guerra.
Lo spostamento di due flotte del genere comporta costì enormi, difficili da giustificare di fronte all'opinione pubblica e all'elettorato per un semplice bluff durante delle trattative (che si sono rivelate solo un bluff per guadagnare tempo).
Era una dichiarazione strategica muovere la Lincoln e avvicinare la Ford verso il potenziale teatro di guerra.
Prediction markets e geopolitica: l'indebolimento storico dell'Iran nel 2025
Dal punto di vista del mercato delle scommesse, ciò che colpisce oggi non è tanto lo strike in sé.
Ma il fatto che:
- I mercati predittivi lo avevano prezzato
- Gli equilibri geopolitici lo rendevano logico
I trader di Polymarket non stavano scommettendo su una guerra astratta. Stavano leggendo alcuni fattori determinati che vi avevamo già elencato:
✔️ L’indebolimento regionale dell’Iran
✔️ Il crollo del sistema di proxy militari (Hamas, Hezbollah, Huti)
✔️ Il mutamento degli equilibri mediorientali (con gli accordi di Abramo, in particolare tra Israele-Arabia Saudita-Emirati Arabi e Qatar che delegava la sicurezza della regione proprio a Israele).
Negli ultimi 12 mesi, Teheran ha perso tre pilastri strategici:
- Hamas, fortemente ridimensionata.
- Hezbollah, colpita e contenuta.
- La Siria di Assad, suo principale scudo geografico e alleato politico sciita.
- La Russia, impegnata in Ucraina, ha ridotto sensibilmente la sua sfera di influenza in Asia e in Iran.
Per la prima volta da decenni, l’Iran si è ritrovato esposto sotto ogni punto di vista.
Come funzionano i mercati geopolitici su Polymarket
I mercati geopolitici su Polymarket e Kalshi non sono sondaggi, né analisi di think tank. Sono mercati veri e propri, regolati a livello federale negli Stati Uniti.
Funzionano in modo semplice: ogni evento globale diventa un mercato, in genere con opzioni binarie (ma non solo).
Esempio:
- “Gli USA colpiranno l’Iran entro marzo?”
A quel punto gli utenti possono:
-
comprare YES
-
oppure comprare NO
Ogni quota varia tra:
📉 0% e 📈 100%
Se il mercato prezza YES al 77%, significa che il capitale reale investito ritiene l’evento altamente probabile. Non è una previsione teorica.
È una probabilità ponderata dal denaro. E questo cambia tutto.
Perché in questi mercati operano:
✔️ analisti
✔️ insider informativi
✔️ hedge fund
✔️ osservatori geopolitici
Persone che spesso hanno:
-
accesso a informazioni indirette
-
capacità di leggere segnali militari
-
competenze nell’interpretare movimenti diplomatici
Il risultato è ciò che gli economisti chiamano: intelligenza collettiva dei prezzi
Il mercato sintetizza: informazioni pubbliche, informazioni private legate a aziende legate ai Ministeri della Difesa, aspettative strategiche. E le trasforma in probabilità.
Nel caso Iran:
Il 14 gennaio Polymarket segnalava il 77% di probabilità di strike.
Non perché qualcuno sapesse con certezza.
Ma perché c'erano degli elementi che gli analisti più attenti non avevano ignorato:
-
portaerei in movimento
-
Iran indebolito dal punto di vista geopolitico
-
alleanze mutate
-
progetto nucleare che aveva arricchito l'uranio al 66% (la linea rossa era stata superata)
avevano cambiato il bilancio del rischio.
In altre parole: i mercato non prevedeva la guerra, stava analizzando le varie informazioni e le aveva sintetizzate in un valore in termini di probabilità.
Il vero obiettivo americano: il regime change ma i mercati delle scommesse...
Il 14 gennaio riportavamo i seguenti dati:
La “caduta del regime degli ayatollah entro il 31 dicembre 2027” viene scambiata intorno al 47%, dopo aver toccato nella notte il 52%, con circa 1,8 milioni di dollari già passati di mano. Per dare la misura del terremoto: il 20 dicembre quella stessa ipotesi valeva un misero 9%. Allora l’attenzione era tutta concentrata su Caracas, oggi il baricentro si è spostato a Teheran.
Può sembrare sorprendente, ma oggi 1 marzo, poco è cambiato. La caduta del sanguinario regime persiano-iraniano è data al 48%. Nonostante il bombardamento, i mercati rimangono aperti a ogni soluzione nonostante la morte del leader supremo Khamenei e dopo che sono stati decapitati i vertici militari.

Oggi a succedere alla guida religiosa e governativa del regime ci sarà un comitato provvisorio formato da tre istituzioni dell'Iran.
L'obiettivo di Washington — con il sostegno esplicito di Israele ma anche dell'Arabia Saudita — sembra perseguire un obiettivo chiaro: colpire l’asse più radicale del potere iraniano, indebolire Ayatollah e Pasdaran (la milizia armata che controlla il mercato del petrolio e sostiene i religiosi) e rafforzare l’ala pragmatica del regime, più disposta a un'apertura occidentale.
In particolare, l'esercito regolare sembra più propenso a sospendere il progetto nucleare.
Ma anche in base ai recenti rapporti della CIA, l'escalation potrebbe ottenere un effetto contrario, ovvero rafforzare l'ala dura e estremista del regime, in particolare i Pasdaran che hanno anche forti interessi economici (gestiscono e controllano gran parte dei pozzi petroliferi e di gas).
Un regime change soft, non imposto dall’esterno ma facilitato da uno shock militare è l'idea di Trump. Un'idea non semplice da realizzare. In Venezuela è riuscita perché Maduro è stato, di fatto, "venduto" agli USA, tradito dal suo stesso regime.
Ci sono degli interessi che convergono:
- I paesi arabi sunniti (Arabia, Qatar, Emirati Arabi Uniti) non vogliono un Iran nucleare.
- Israele considera il nucleare iraniano una minaccia esistenziale.
- Gli USA vedono Teheran sempre più dentro l’orbita sino-russa
L’avvicinamento dell’Iran a Cina e Russia negli ultimi anni ha trasformato la questione da un problema regionale a nodo sistemico globale.
Trump inoltre ha l'obiettivo di stroncare tutte le principali fonti di petrolio della Cina per rallentarne la crescita: dal Venezuela all'Iran che sono (ed erano) i principali fornitori insieme alla Russia.
L'Iran potrebbe chiudere lo stretto di Hormuz dal quale passa il 25% del petrolio mondiale ma ci riuscirà militarmente? E' da 50 anni che lo minacciano. Se dovessero riuscirci, il prezzo del petrolio potrebbe schizzare alle stelle (e in quel caso Putin ringrazierebbe, lo stesso i paesi del Golfo).
Senza dubbio ci sarà una spinta verso l'alto del prezzo del gas con l'Iran in guerra e sotto scacco, secondo gli esperti analisti.
Quando la pace? Ecco cosa prevedono su Polymarket
La guerra rischia di durare purtroppo settimane. Secondo i trader di Polymarket, l'ipotesi più probabile è entro il 30 aprile al 77%. Entro fine marzo al 63%.

Le ritorsioni dell'Iran su Dubai (Emirati Arabi Uniti) e sui paesi del Golfo e Israele però preoccupano e non poco e potrebbero indurre i protagonisti per cercare di chiudere il prima possibile la partita, bombardando in modo pesante le strutture militari iraniane per evitare le contro-offensive.
Teheran ha perso la sua profondità strategica ma ha un arsenale di missili e droni (che forniva anche alla Russia) notevole.
I rischi dei bombardamenti sul fronte interno iraniano
Il popolo iraniano è un popolo che ha una visione imperiale di se stesso (l'Iran ha una struttura dell'Impero visto che le due etnie dominanti sono i persiani e le popolazioni di origine azera e tengono sotto il loro potere decine e decine di altre etnie come per esempio i curdi) ed è molto nazionalista. I continui bombardamenti potrebbero ricompattare il fronte interno.
E' vero che ieri, alla morte della guida suprema, ci sono stati festeggiamenti anche a Teheran ma anche manifestazioni di protesta per l'azione americana-israliana e pro regime. La popolazione è divisa.
Il rischio può essere quello di una pesantissima repressione interna e una legittimità ulteriore del regime senza un intervento di terra delle potenze straniere. Un intervento che è da escludersi per i rischi enormi.
La storia insegna che le pressioni esterne spesso in Iran:
- Ricompattano la popolazione
- Trasformano l’opposizione in patriottismo
E questo è il rischio principale per Washington e il piano di Trump. Gli iraniani, anche i giovani, non sono così filo occidentali come vengono dipinti dai media europei e statunitensi.
E' chiaro che le opposizioni iraniane vedono di buon occhio una pressione USA-Israele ma è una guerra aperta potrebbe produrre l’effetto opposto alimentando un nazionalismo difensivo e un rafforzamento interno degli ayatollah e dei falchi del governo. Per questa ragione i trader di Polymarket sono prudenti sul cambio di regime.
Scommettere su Polymarket è possibile dall'Italia?
Su Polymarket e Kalshi e sulle piattaforme dei mercati predittivi è possibile scommettere nel nostro paese.
Assopoker vi ha svelato in anteprima la "regolamentazione" de facto italiana con l'intervista esclusiva all'Avvocato Roberto Cursano, partner del prestigioso studio Delfino e Associati Willkie Farr e Gallagher, che ha assistito legalmente Polymarket al TAR Lazio.
Polymarket non è più oscurato in Italia, è visibile e sono visibili tutte le informazioni, ma non è possibile scommettere sulla piattaforma perché priva delle necessarie concessioni dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
L'attenzione dei bookmakers tradizionali è alta per quanto riguarda la regolamentazione dei prediction market sia negli USA che nei mercati europei.