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Intervista a Dario Sammartino ultima parte: “quello che mi è successo realmente alle WSOP”

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20/10/2019 18:30

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Terza e ultima parte dell’intervista a Dario Sammartino, il vice campione del mondo di Poker Texas Hold’Em che in questo scorcio di intervista passa in rassegna tutto ciò che gli è successo durante il tavolo finale di questa estate.  

Uno dei ricordi più belli e immortalati di queste recenti WSOP, è stato l’abbraccio con Mustapha Kanit, oltre che i rumori e i colori dei tuoi amici in curva. Che tipo di sensazioni si vivono quando sei a un passo dalla vittoria più importante per un giocatore di poker e sai che dietro stanno spingendo migliaia di appassionati? 

Ti posso assicurare che non è facile a livello emozionale parlarti di tutto quel turbinio di sentimenti che ho passato in quei giorni e quanto soprattutto possa essere difficile esprimerlo con le parole. 

È stato veramente qualcosa di incredibile. Non mi era mai capitato di provare delle emozioni così forti, l’esperienza più fuori di testa della mia vita. Ancora oggi a pensarci e a parlarne mi vengono le lacrime e i brividi. 

Tempo e spazio

È difficile che ci si creda, ma in quei giorni, a seconda di ciò che succedeva, cambiava completamente la connessione che avevo con il tempo e con lo spazio e so che può sembrare assurda sta cosa, ma c’erano proprio dei momenti in cui entravo in un’altra dimensione. 

Per farti un esempio, facevo ragionamenti nel tempo di un secondo, che in una condizione normale avrei fatto in un minuto e la cosa più incredibile è che erano tutti chiarissimi, non avevo possibilità di errore. 

Dario Sammartino

Quando non giocavo, invece, ero letteralmente sommerso dall’amore delle persone che vivevano con me. Ed era tutto vero, sentito, niente era di plastica. 

Ti sto parlando dell’insieme degli amici perchè in quel momento Musta faceva parte di quell’amore, faceva parte di un gruppo che per sempre ricorderà ciò che è successo. 

Poi, certo, il rapporto con Musta è speciale, molto particolare, se vuoi. 

Siamo sempre stati amici, ma, all’interno della nostra amicizia c’è sempre stata quella bellissima rivalità sana che se uno dei due fosse uscito dal torneo, a prescindere dagli scambi di quote e degli interessi economici, diventava il primo tifoso dell’altro, sempre. 

Quando non stiamo al tavolo, noi due stiamo insieme, ci sentiamo a casa l’uno con l’altro, le trasferte le facciamo insieme. 

Dario Sammartino e Mustapha Kanit cresciuti insieme

Tieni presente che abbiamo cominciato a viaggiare quando eravamo ancora abbastanza piccoli, ciò vuol dire cementare un’amicizia lontani da casa, lontani dalla famiglia. Maturare insieme significa anche capire le debolezze e le forze dell’altra persona e piano piano ti adegui, sai fin dove puoi spingerti e sai anche dove devi fermarti. 

In questo momento, ma soprattutto in quel tavolo finale, sapevo di  rappresentare un’intera categoria, quella dei poker player in Italia, nel mondo, la sentivo proprio dentro questa responsabilità. 

Inoltre sai quanto io ami la mia città e la mia nazione, prova a sommare le due cose e capirai quanto ci tenevo a fare bene“. 

Qualche tempo fa dichiarasti in una intervista che la comodità durante i tornei live di lunga durata come le WSOP, fosse qualcosa di irrinunciabile per il tuo modo di concepire il poker. Penso ancora oggi che chi ha letto quell’intervista sia rimasto con il seguente interrogativo: ma esattamente, a cosa si riferisce Dario? In altre parole, parliamo di un letto comodo, della frutta in camera, del cameriere personale? Di cosa esattamente?

“Le mie priorità si sono evolute durante la mia carriera. Se sette o otto anni fa desideravo viaggiare in prima classe, mangiare in ristoranti di lusso e stare in alberghi a 5 stelle, oggi come oggi la mia priorità ha molto meno a che fare con l’agio materiale. 

Oggi come oggi la mia priorità è quella di costruire attorno a me un gruppo di persone che mi facciano sentire in una sorta di comfort zone presso la quale rifugiarmi una volta che è finito il torneo, a prescindere dal risultato della giornata. 

Le priorità cambiate

Un gruppo di persone all’interno del quale c’è rispetto, condivisione e crescita reciproca.

Ti posso assicurare, ad esempio, che tutte le persone che hanno frequentato la casa dove stavamo a Las Vegas, hanno tutte imparato a cogliere qualcosa di positivo che servirà loro in futuro e questo lo sto già notando dai risultati (non per forza esclusivamente pokeristici) che stanno ottenendo alcune persone a me molto vicine. 

Ricapitolando la mia trasferta perfetta è quella di avere una villa con la piscina, una casa grande che possa ospitare un buon numero di persone che collaborino tutte insieme per la felicità comune e che vada oltre il raggiungimento dell’obiettivo personale. 

Questo è successo quest’anno a Vegas, succede in Austria, succede quando vado con un paio di amici a giocare lo SCOOP da qualche parte.  

Ah, uno sfizio sì, me lo voglio togliere sempre: lo chef in casa! “

Dario Sammartino

La differenza tra un gruppo di persone e un gruppo con all’interno una buona percentuale di napoletani, regala una marcia in più sotto il punto di vista dell’amalgama? 

“I napoletani sò gioiosi! I napoletani fanno festa anche quando non c’è nulla da festeggiare, vivono le cose appieno, sono sempre i primi a voler fare bordello. Ci sta poco da fare, sono quelli che ti fanno tenere l’umore alto…

E la cosa più importante è che ti fanno tenere presente che puoi contare su di loro: -devi stare tranquillo, per qualsiasi cosa, ci sto io-.

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Poi, di che stiamo parlando, noi abbiamo i nostri difetti, ci mancherebbe anche che non lo si riconoscesse, ma nascere e crescere a Napoli è davvero un’altra cosa, nelle cose belle e nelle cose meno belle”.

Fatto salvo l’enunciato che la vita del giocatore di poker vincente non sia esattamente un calvario, cosa ti manca di una vita normale? Quali sono le cose che aggiungeresti alla tua vita attuale?

“A proposito di una vita normale proprio oggi mio padre mi ha detto: -ma non puoi mangiare come tutte le persone normali a un orario decente?- E io gli ho detto questo: -papà, mò te lo spiego una volta e per sempre, io sono tutto tranne che una persona normale e sono contento di non essere una persona normale-. 

Non mi è mai interessato seguire le regole che la società o la famiglia hanno scritto per me e per la mia normalità, l’unica cosa che mi interessa adesso è di stare veramente bene con me stesso, stare sereno e costruire qualcosa con le persone a cui voglio bene”.

Numero 1 al mondo?

Il poker non abbandonerà mai del tutto la tua vita, questo penso sia abbastanza palese. So che in alcuni passaggi della tua carriera hai anche espresso il desiderio di rallentare, non credo mai di smettere del tutto. Oggi come oggi c’è un traguardo che ti sei posto?

“Pokeristicamente non esattamente, forse un giorno mi metterò in testa di diventare il numero 1 al mondo e mi rimetterò a giocare tutti gli High Roller. 

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Il grosso problema della faccenda è che l’unico parametro oggettivo per stabilire chi è il più forte al mondo è il guadagno in denaro all’interno di una carriera e questo, seppur sia necessario, è fortemente e palesemente  sbagliato. 

Ti faccio l’esempio del classico cittadino italiano che ignora totalmente che questo sia un gioco di abilità: egli pensa che tu sia una persona semplicemente fortunata senza arte nè parte, che ha messo in tasca una grossa somma di denaro grazie a una vincita al SuperEnalotto.

Se un tempo questo poteva darmi fastidio perché sminuiva quello che io ho fatto per arrivare dove sono, oggi come oggi non posso fare altro che spallucce e provare a spiegare a chi ignora che questo non sia un gioco di fortuna, provando a lottare contro i mulini a vento. Ma so già che questa sarà una missione senza una vittoria, gli italiani sotto questo punto di vista sono purtroppo molto indietro”. 

Leggi qui la prima parte

Leggi qui la seconda parte

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