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Crandell Addington, Mr. Final Table: “Vi racconto come sono nate davvero le WSOP”

Crandell Addington detiene il record di tavoli finali raggiunti al Main Event ed è uno dei pochi player che ha visto nascere le WSOP. L’ex professional poker player è famoso per aver coniato la frase “il Limit poker è una scienza, ma il no-limit è un’arte”.

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14/05/2020 10:30

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Tutti i record sono fatti per essere battuti, ma quello di Crandell Addington rischia di non cadere mai, a meno che le WSOP non stravolgano le regole. Il quasi ottantaduenne ex professional poker player, infatti, è l’uomo che in carriera è arrivato più volte al tavolo finale del WSOP Main Event: ben 7.

Certo, avendo partecipato alle World Series of Poker nelle primissime edizioni, Addington è stato avvantaggiato, ma questo non può togliergli il suo posto nella storia del poker che conta – lui che di storie da raccontare ne ha veramente tante.

 

Crandell Addington

Crandell Addington accanto a Doyle Brunson alle WSOP (photo courtesy of Ulvis Alberts)

 

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Chi è Crandell Addington

Nato il 2 giugno del 1938, Crandell Addington è uno dei pochi storici gambler texani ancora in vita. Imprenditore da decenni, Addington si è ritirato ufficialmente dal poker professionistico sul finire degli anni ottanta, concentrandosi sul suo business petrolifero.

“Non gioco a Vegas da anni”, ha raccontato ai colleghi di PokerNews.com. “Non gioco più neppure a San Antonio (dove vive, ndr), anche se ci sono partite high stakes davvero grosse, dove mi piacerebbe giocare cash”.

Celebre per aver coniato il detto “il limit poker è una scienza, ma il no-limit è un’arte”, Crandell è entrato a far parte della Poker Hall of Fame nel 2005, ultimo anno in cui ha preso parte alle sue tanto amate World Series of Poker.

Le WSOP? Iniziarono così

Un altro gambler texano storico ancora in pista è ovviamente Doyle Brunson, con cui Addington ha condiviso gli albori delle WSOP. Che in realtà non era previsto che sarebbero diventate ciò che sono oggi, ha affermato Addington.

L’ex pro player americano ha ricordato come il suo amico Tom Moore volesse acquistare l’Holiday Hotel & Casino di Reno, nel 1967, ma non riuscì ad acquisire la licenza. Nonostante ciò, nel 1969 Moore organizzò proprio a Reno la Texas Gambler Convention, la “mamma” delle WSOP.

“Non era un torneo”, ha spiegato Crandell Addington, “ma un ritrovo dei migliori giocatori, bookmaker e high roller del Paese, riuniti per giocare cash game, in tutte le varianti, all’Holiday. Benny Binion chiese a Tom se poteva acquistare i diritti dell’evento”.

Addington consigliò all’amico di accettare l’offerta di Binion, “un grande showman: ‘Vedrai che troverà il modo di promuovere l’iniziativa’, dissi a Tom”.

Di foche e di squali

Nel 1970, il format si trasferisce a Las Vegas, ma come ben sappiamo le prime WSOP non furono un torneo di poker. I partecipanti, Addington incluso, giocarono e poi votarono il miglior giocatore (Johnny Moss, per la cronaca).

Alla fine della manifestazione, Jimmy ‘The Greek’ Snyder e un giornalista – di cui Addington non ricorda il nome – suggerirono a Binion di dare un nome accattivante all’evento e di limitare ad una sola variante di poker, cose che avrebbero aiutato a promuovere la kermesse.

“Benny ci chiese a che cosa volessimo giocare”, ha ricordato il texano. “Noi scegliemmo il No Limit Hold’em. Il torneo serviva semplicemente a far vedere cosa facevamo. Benny lo usò per attirare clienti al casinò, mentre noi giocatori di poker lo usavamo per trovare qualche ‘foca’, come la chiamavamo noi.

‘Foca’ è, se vogliamo, l’antesignano del termine ‘fish’, con cui oggi si intendono i giocatori di poker inesperti che finiscono nella rete dei grandi squali bianchi, come noi. Aspettavamo le foche, e ce n’erano a bizzeffe. Perdevano un sacco di soldi”.

La ‘foca’ più famosa di tutte? Jimmi Chagra. Non potete immaginare quanti soldi abbia perso.

[Fine prima parte]

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