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ABC del Poker

Il peggior difetto per un giocatore di poker? È proprio questo!

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11/12/2018 19:30

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E’ opinione comune che a poker riesca a vincere con costanza circa il 5% dei praticanti, ovvero quelli che si possono considerare professionisti. Il restante 95 ovviamente non è costituito solo da perdenti. C’è una larga fascia che va da chi vince abbastanza a chi è più o meno pari, ai medio-scarsi e scarsi che comunque perdono cifre sostenibili. Una piccola percentuale, analoga a quella dei vincenti, è costituita chi è proprio negato per questo gioco e non riesce a non perdere.

Oggi mi interessa soffermarmi su un aspetto cruciale, uno dei fattori che spiegano perché quei pochi che vincono riescono a farlo e, di converso, perché una larga parte di appassionati non ci riescono. Si tratta del pensare “out-of-the-box”, elemento che differisce il giocatore di poker vincente da chi cerca solamente di imitarlo.

Le imitazioni possono essere molte, ma l’originale è uno solo

Il problema dell’imitazione

Con tutti i video e i tutorial che ci sono in giro anche gratis, in teoria moltissimi potrebbero ricalcare le orme dei più forti. Partendo dall’osservazione di una mano, o di una linea adottata da un grande campione, si dovrebbe passare alla rielaborazione. Significa porsi delle domande, cercare di capire le ragioni dietro a ogni mossa e farle proprie, personalizzandole sulle proprie caratteristiche e sull’esperienza di gioco. Dunque OSSERVAZIONE > RIELABORAZIONE > MIGLIORAMENTO è il processo ideale che dovrebbe seguire chiunque voglia progredire. Ciò che invece succede nella stragrande maggioranza dei casi è OSSERVAZIONE > IMITAZIONE > DISASTRO.

Imitazione. E’ proprio questo il termine cruciale. Se ci fate caso, negli anni il gioco si è evoluto moltissimo ma è sbagliato pensare che si siano evoluti anche i giocatori. Si tratta sempre dell’elite dei più forti, che elabora strategie e diversivi per adeguarsi alla massa. Attenzione però, perché adeguarsi alla massa non significa imitazione ma l’esatto contrario: continuare a stare un passo avanti, alla massa.

Nell’evoluzione a cui accennavo prima si è passati da una fase di iperaggressività preflop, che ha caratterizzato più o meno gli anni dal 2007 al 2011, a un gioco più “potcontrolloso” e a bassa varianza postflop, che si vede da qualche anno a questa parte.

Per esempio oggi tutti tendono a puntare “smallish”. Tuttavia sono pronto a scommettere che, se chiedeste a ogni regular perché su quel flop abbastanza connesso punti solo il 30% del piatto, una buona parte non sarebbe in grado di dare una risposta matematicamente o strategicamente accettabile.

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Perché lo fai?

E allora perché lo fanno? Perché lo vedono fare e in fin dei conti fa figo, cercare di confondersi nel gruppo di quelli bravi.

Il problema è che quelli davvero bravi ti sgamano in un amen e, tempo un paio di orbite, torni ad essere carne da macello. Ma i danni veri li vedi contro quelli davvero scarsi, che decidi di affrontare con armi che non conosci e dunque perdi gran parte del vantaggio che avevi su di essi.

Ciò che dovresti fare è chiederti perché il giocatore X c-betta il 25% del piatto contro quell’avversario, quale range fa foldare e quale tiene dentro, cosa può aver pianificato se al turn esce una scary o una blank, e così via.

Gioca come sai, ma impara a farlo sempre un po’ meglio

Il postulato generale è che se fai cose a caso solo perché le vedi fare a quelli più forti, rischi di perdere anche contro gente che, giocando come sai, batteresti senza problemi. D’altra parte giocare ABC POKER non è una vergogna, anzi è conoscendo a fondo il gioco basilare che si costruiscono le maggiori fortune.

Il giocatore di poker vince quanto più tempo riesce a rimanere nella propria comfort zone, impedendo agli altri di farlo. Se 4betti preflop small senza sapere perché, ti stai autosfrattando dalla tua comfort zone e arredando il salotto del tuo avversario.

Il consiglio è allora un semplice “GIOCA COME SAI”, che però non deve essere preso alla lettera. Significa muoversi sui terreni che abbiamo già sminato, cercando ogni volta di sminare qualche altro piccolo spezzone.

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