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Tre situazioni in cui fare check-raise nel No Limit Hold’em

Il check-raise nel No Limit Hold’em può essere importante per mitigare lo svantaggio quando si gioca da fuori posizione. Ecco tre esempi in cui un check-raise può essere la soluzione giusta nella strategia post-flop.

Scritto da
19/07/2018 16:03

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Il check-raise è una mossa molto forte, ma spesso male interpretata – soprattutto dai player poco esperti. Giocare da fuori posizione dopo il flop è sempre uno svantaggio, ma sapere quando e come piazzare un check-raise può aiutare molto.

Ogni azione nel No Limit Hold’em ha la sua motivazione (o più di una). Quando si tratta del check-raise post-flop, esistono alcune ragioni specifiche. Vediamo insieme le tre più comuni.

 

Check-raise

 

Check-raise per mostrare forza

Dopo lo shove in all-in, probabilmente il check-raise è la seconda dimostrazione di forza più importante che un giocatore può fare nel No Limit Hold’em, una dimostrazione che spesso i principianti non riescono a comprendere appieno.

I player alle prime armi solitamente quando chiamano un rilancio da late position in posizione di bui con una pocket pair bassa, e poi floppano bottom set, piazzano un check-raise enorme e tutto ciò che ottengono è un fold e un piatto piccolo.

Dato che questa mossa è un segnale di forza, occorre pensare al perché vogliamo dare tale dimostrazione. Spesso, chi gioca fuori posizione mostra forza per cercare di far foldare l’avversario o di rallentarne l’iniziativa.

Ma quando vogliamo che l’avversario foldi? Quando abbiamo una mano più debole: in questo caso, faremmo check-raise in bluff, dando un falso segnale di forza. Oppure quando abbiamo una mano forte ma vulnerabile: in questo caso non stiamo bluffando, ma stiamo cercando di proteggere la nostra mano.

Nei piatti multi-way, il check-raise può anche servire per limitare il numero di avversari, cercando di vincere subito il piatto o di isolare chi ha puntato.

Check-raise per deception

Oltre ad essere una dimostrazione di forza, i check-raise sono ottimi per deception. Invece di una classica uscita in puntata, parliamo di una procedura a più fasi, non convenzionale, che dà all’avversario l’impressione di essere caduto in una trappola.

Attenzione a non commettere l’errore di molti giocatori amatoriali, cioè di fare check e poi improvvisare un raise in base a come e a quanto ha puntato l’avversario: questa mossa va pianificata per tempo.

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Inutile usare la deception “tanto per”, o per dimostrare di essere giocatori in grado di effettuare mosse non convenzionali: la deception serve per ottenere un obiettivo specifico in un determinata mano, o per costruirsi un’immagine da sfruttare più avanti.

Piccola nota storica. Negli Stati Uniti, c’è stato un tempo in cui il check-raise veniva considerato quasi un gesto maleducato. Addirittura in alcune partite e in alcune poker room era proibito – tanto che alcune sale, come la poker room del Bellagio, specificavano proprio il contrario (cioè che fosse permesso).

Check-raise per ingrandire il pot

Forse la più intuitiva delle motivazioni, da usare però solo quando le condizioni la suggeriscono come migliore tra le opzioni. E cioè:

  • Abbiamo una mano forte
  • Crediamo che sia migliore di quella di opponent
  • Crediamo che opponent punterà se facciamo check

Torniamo all’esempio in cui giocatore A floppa un set dai bui contro giocatore B che aveva rilanciato pre-flop da late position. Rilanciare dopo il check altrui può spaventare B, ma sicuramente contro un giocatore che non ama foldare post-flop un bel check-raise è il modo migliore per costruire un piatto enorme – soprattutto nelle street successive.

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