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Psicologia

Mostrare le carte: la reazione emotiva e quella logica, come approfittarne

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27/05/2019 15:30

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Come ogni giocatore che non ha grosse esperienze nel poker Live, a chiunque di noi, a inizio “carriera”, è piaciuto spesso e volentieri mostrare i propri bluff e, in più generale, le proprie carte.

Un approccio di questo tipo può influenzare negativamente i propri risultati nel breve e nel medio termine, se non lo si fa nei momenti adatti.

Detto questo vi sono dei momenti in cui questa azione non è sbagliato farla e, anzi, essa può addirittura creare un vantaggio. 

I tre requisiti. 

  • Chiedersi se l’avversario è reattivo
  • Avere l’esatta consapevolezza del modo in cui il nostro avversario reagisce
  • Sfruttare quel tipo di reazione a nostro vantaggio 

Il nostro avversario reagisce a quel tipo di stimolo? 

Ci sono dei giocatori che non si adeguano a nessun tipo di informazione palesata  al tavolo.

Essi continueranno a giocare allo stesso modo, rimanendo all’interno della propria comfort zone senza variare mai il proprio stile.

Fanno parte di quella schiera di giocatori, quelli a cui sentiremo dire frasi scellerate quali “con AQ perdo sempre”, o “non puoi foldare da bottone”. 

Essi sono talmente radicati all’interno delle loro convinzioni, che anche se si accorgono dell’informazione appena fornita, essa non influirà per nulla sul loro atteggiamento.

 

In questo caso non ha senso mostrare le nostre carte al rivale a cui abbiamo appena vinto un colpo, anzi, esse serviranno agli altri giocatori forti del tavolo che (se presenti), le utilizzeranno per adeguarsi al nostro gioco. 

Il nostro obiettivo non sono loro, sono quelli a cui piacciono le frasi fatte dopo aver visto la nostra mano, come “hai giocato J8 off, ti metterai nei guai se continui a fare così”, oppure, “non hai giocato una mano da quando ti sei seduto e adesso mostri?”. 

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Ecco, ora, individuato il nostro target, cerchiamo di scoprire come reagiranno i nostri amichetti.

Predire le reazioni dei nostri avversari 

Passato il primo stadio, adesso è necessario cercare di capire in quale modo essi reagiranno. 

La maggior parte dei giocatori sopravvaluta la propria capacità di poter manipolare la mente degli avversari, si pensa troppo spesso che proiettando sugli altri le proprie tendenze reattive, si possa trarre un profitto dai rivali. 

In realtà non è così, questo è un trabocchetto pokeristico molto fine, all’interno del quale dobbiamo ripararci e metterci al sicuro. 

Intanto dobbiamo prestare molta attenzione alla reazione del nostro avversario, scindendola tra logica ed emotiva. 

Una reazione emotiva, la riconoscerete da un sorriso nervoso o da un eccessivo autocompiacimento se mostrate un set dopo un suo fold al turn, si ripresenterà nell’arco di tutta la sezione. 

Questi giocatori odieranno pagare con mani marginali e tenderanno ad arrendersi più volte del voluto.

Poniamo il caso di avere inquadrato la nostra preda e, dopo la sua apertura da MP, noi gli piazziamo una bella 3Bet da bottone. 

Con ogni probabilità il nostro eroe chiacchiererà sulla possibilità praticamente certa che noi possiamo avere AK o una coppia di Jack. 

Non parlerà di range ma, se in quel caso avesse indovinato la nostra mano, dopo il suo fold noi saremo ben lieti di rafforzare le sue convinzioni, mostrando al tavolo il nostro bel AK. 

Il suo fold è stato magari corretto, ma la sua reazione, totalmente emotiva e colma di auto-gratificazione, ci ha appena consegnato un’informazione molto più preziosa di quanto noi possiamo aver consegnato a lui mostrando  la nostra mano. 

Continua

Pete Clarke, PokerStarsSchool

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