A tu per tu con Luca Delrio. Il vincitore del Main Event Italian Poker Masters Campione by PokerStars Poker ci ha raccontato la strada per il titolo, dall'approccio di gioco alle mani più importanti, passando per il deal nel testa a testa conclusivo.
Ecco la nostra chiacchierata con il 36enne di Legnano.
In questo Articolo:
Chi è Luca Delrio e il suo percorso con il poker
Ciao Luca, partiamo dall'inizio: il poker è il tuo lavoro?
No, non è il mio lavoro. È una passione che però approccio in maniera semiprofessionale. Un po' è come se fosse il mio secondo lavoro, pur rimanendo pur sempre una passione. Per mantenermi, mi occupo di investimenti per me stesso. Online gioco pochissimo, preferisco di gran lunga il live. Il nickname preferisco non rivelarlo.
Quando hai iniziato a giocare?
Ho iniziato a giocare a diciotto anni, ma è da una decina d'anni che ho cominciato a farlo con più intensità. Da due o tre a questa parte, ho davvero cambiato marcia. Giocando quasi esclusivamente live, partecipo tendenzialmente agli eventi più importanti: un paio al mese, più qualche torneo in zona con montepremi più contenuti. Per quanto riguarda lo studio, ammetto di non essere metodico: dedico poco tempo alla teoria.
Come si è sviluppato il tuo percorso con il poker?
Mi sono trovato subito bene con gli MTT live. Ho provato il cash game, ma non mi piace e non riesco a esprimere il massimo del mio potenziale. Online è un altro mondo e anche lì le mie skills sono molto limitate.
Sempre e solo tornei o hai provato anche altre specialità?
Ho provato gli Spin e mi riuscivano bene, li ho anche grindati parecchio, però a prescindere dalla piattaforma bisogna mass-grindare per fare rake e diventare VIP. Non era mia intenzione stare tutte quelle ore davanti al PC, quindi alla fine ho lasciato perdere.
Hai mai avuto coach?
No, mai avuto veri e propri coach, però mi confronto molto spesso con un caro amico, Luca Bossi, che molti di voi già conoscono. Devo ammettere che sotto tanti aspetti sono migliorato grazie alle chiacchierate con lui, che poi spesso erano hand review e analisi degli spot. Sono a tutti gli effetti una sorta di coaching, e lo segnalo volentieri.
Il racconto del Main Event Italian Poker Masters
Quali sono state le mani decisive nelle prime due giornate?
Ho giocato il day 1 in maniera borderline al punto che dall'esterno poteva sembrare quasi maniacale. In realtà stavo semplicemente spewando parecchio: gonfiavo i piatti, cercavo di risultare illeggibile, sapendo che hittando bene avrei potuto costruire dei monster pot. Non ricordo però mani particolari da segnalare. Al Day 2, invece, c'è una mano che mi ha portato su: ho bluff-cathcato su uno squeeze da big blind di Valduga, l'avversario con cui poi ho fatto l'heads-up. Avevo flattato il raise di original raiser con coppia di dieci, lui ha bettato su flop A-6-X e poi di nuovo al turn. Io ho callato entrambe le volte. Al river ha give-uppato e ha girato 6-2o. Ero buono io con TT.
Per il resto sono sincero, non ho una buona memoria per gli spot, a meno che non siano davvero particolari. Quello che posso dire è che al Day 2 ho fatto pochissimi showdown preflop — forse addirittura uno solo — e sono riuscito a giocare tanti bei spot uncontested.
Hai iniziato il final day con il terzo stack in gioco, ti eri posto un obiettivo minimo in termini di risultati? Tra gli avversari c'era qualcuno che temevi?
Giocavo per la picca. In un torneo con payout importanti, fare top 5 è già un buon risultato, fare top 3 ti manda a casa soddisfatto, ma io avevo nel mirino il primo posto e l'heads-up. Degli avversari non temevo nessuno, non perché non fossero forti — mi aspettavo un field medio-alto, e mi sono divertito molto anche per questo — ma perché il mio approccio è quello di non temere nessuno. È una delle consapevolezze fondamentali che bisogna avere, perché altrimenti giochi condizionato e ti fai palleggiare.
Nel live si trascorre tanto tempo insieme, chi rende il gioco bello anche per i semi-professionisti o per gli amatori merita rispetto, al contrario di chi cammina guardando gli altri dall'alto in basso.
Luca Delrio
Il tavolo finale
Al tavolo finale hai adottato qualche accorgimento tattico e/o strategico?
Sì, ho rispettato molto l'ICM. Ero arrivato con uno stack profondo e non volevo rischiare di far raddoppiare gli short in spot in cui ero committato con mani non forti. Al tavolo c'erano già alcuni giocatori spewer, così mi sono messo a guardare e ho lasciato fare a loro. Ho privilegiato la protezione dello stack e, negli spot che ho giocato, il pot control.
In realtà non ho avuto spot particolarmente significativi fino a quattro left, perché ci sono arrivato avendo giocato pochissimo. Poi ho perso due colpi contro Toninello, uno quattro e uno a tre left, e mi sono azzoppato un po'. Ho avuto anche qualche brutto incrocio. Ma nella prima mano dopo la pausa cena sono riuscito a raddoppiare con 9-9 contro K8s di Valduga che aveva pushato da bottone, e poi ho vinto un altro flip contro Toninello e sono andato in heads-up.
E lì è arrivato subito il deal...
Siamo entrati in heads-up con lui che aveva poco più di 8,5 milioni di chips e io un pochino meno. Abbiamo fatto un deal in ICM, togliendo qualcosa dai rispettivi premi per far avere qualcosa in più al vincitore oltre alla picca. Il deal andava bene a entrambi.
Il trofeo lo volevo tantissimo: le picche di PokerStars sono molto ambite e lo sanno tutti. Sono rimasto focused e tranquillo. Mi sentivo confident, cascavano le mie e c'erano spot favorevoli da giocare. Ho deciso di mettere molta pressione a Manuel: ho giocato molti spot in limp-call o limp-raise, e poi soprattutto post-flop l'ho aggrato parecchio. Ho cercato di capire come stesse giocando lui e mi sono adattato. Alla fine è andata bene.
Futuro e programmi
Hai festeggiato o festeggerai questo risultato? Quali sono i tuoi programmi adesso?
Sì, i bei risultati vanno festeggiati. Ma chi mi conosce sa che voglio ambire ad altri risultati ancora più importanti, senza che ciò significhi minimamente sminuire questo torneo, che è un ottimo risultato. Parlo di tornei con payout che superino il milione garantito: un Open, altri circuiti di quel livello o anche più grossi. Continuerò a fare quello che ho sempre fatto: giocare live tornei con garantiti da mezzo milione a salire, mixandoli con eventi come questo che per me sono EV+. Non ho ancora schedulato nulla di specifico per i prossimi mesi. Valuterò.
Siamo ai saluti, se c'è qualcosa che vuoi dire, anche dediche o ringraziamenti, è questo il momento di farlo!
Sì. Sui social, non solo nel poker, è una cosa che accomuna tutto il clima italiano online, si leggono spesso commenti da parte di persone che vogliono emergere, dimostrare di saperne di più, magari perché poi ti vogliono vendere un corso. Ecco, quello che voglio dire, nella massima modestia, è che nel poker live ci sono tante, ma tante dinamiche da tenere in considerazione: i tell, la history, le dinamiche di tavolo, tutta una serie di elementi che dall'esterno non possono essere percepiti. Tutto viene ridotto a un video di pochi minuti.
Non mi interessa la questione della critica in sé. Quello che voglio dire è: esprimi il tuo gioco nel miglior modo possibile, divertiti, e ricorda che il poker è bello proprio perché non esiste una decisione standard basata solo sulla GTO. Ognuno ha la propria testa, le proprie skills, il proprio mondo — e non è detto che due giocatori che giocano la stessa mano in modi diversi stiano entrambi sbagliando.
Infine ringrazio tutti gli amici che mi hanno supportato e con cui mi sono confrontato in questi anni: prima di arrivare a questo risultato, ho fatto tante late stage toste. E mi complimento con tutti i giocatori che al tavolo sono persone affabili e piacevoli. Nel live si trascorre tanto tempo insieme, e chi rende il gioco bello anche per i semi-professionisti o gli amatori merita rispetto, al contrario di chi cammina guardando gli altri dall'alto in basso.


